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Attualità | 21 luglio 2020, 08:05

Coronavirus nelle carceri italiane: in Piemonte un terzo dei positivi, 25 solo al Morandi di Saluzzo

Il garante dei detenuti Bruno Mellano ha fatto un bilancio di quanto accaduto nella nostra regione, dove tra le vittime della pandemia figura il medico braidese Dominique Musafiri, da anni attivo nel presidio sanitario dell’Asl Cn2 nel carcere di Alba

Coronavirus nelle carceri italiane: in Piemonte un terzo dei positivi, 25 solo al Morandi di Saluzzo

Sono stati 287 i detenuti riscontrati positivi al Covid-19 nelle 190 carceri italiane, con la speranza che il contatore si sia fermato qui, con il conteggio preciso, quotidianamente monitorato dall’Ufficio del Garante nazionale.

Di questi, più di un terzo, ben 107, sono stati riscontrati nelle 13 carceri del Piemonte: 78 a Torino, 25 a Saluzzo e 4 nella Casa Circondariale di Alessandria don Soria.

Per quanto riguarda i contagi al Morandi a Saluzzo, la notizia si era diffusa il 29 aprile scorso. La maggior parte dei detenuti positivi era relativa ai trasferiti a Saluzzo dalla Casa Circondariale di Bologna. A questi si erano aggiunti quattro agenti e due medici contagiati. Una ventina le persone poste in isolamento dopo esser venuti a contatto con i soggetti risultati positivi

La giornata in cui si è registrato il picco di persone ristrette in carcere positive al virus ha fissato la propria triste bandierina a quota 161 detenuti contagiati: in Piemonte si è superata quota 60. Il Provveditore della Lombardia in un recente convegno pubblico, organizzato dal Comitato “Bianca Guidetti Serra”, ha parlato per la sua regione di competenza di 80 detenuti positivi e 140 fra agenti e funzionari.

Nello stesso periodo anche gli operatori penitenziari si sono contagiati, ovviamente, ma risulta più difficile per le autorità di garanzia avere un numero preciso. A livello nazionale il personale di polizia penitenziaria, collaboratori amministrativi, educatori dell’Amministrazione risultano essere stati positivi ben oltre i 200. La giornata in cui si è registrato il picco degli operatori penitenziari positivi in carcere ha, infatti, fissato l’asticella al livello di 204 persone contagiate.

Ovviamente nonostante la chiusura di ogni attività esterna, in carcere sono entrati, oltre agli operatori penitenziari, anche tutte le persone del comparto sanitario regionale: dal 2008 le regioni hanno, infatti, l’esclusiva e diretta competenza sulla sanità in ambito penitenziario.

Nell’ambito della Comunità penitenziaria italiana si sono registrate, purtroppo, anche delle morti, sia fra i detenuti (2, escludendo i 13 decessi successivi alle rivolte del 7-8-9 marzo), che gli agenti e gli altri operatori, anche sanitari.

Il 19 marzo si registra la prima vittima del coronavirus nella Polizia penitenziaria. E' morto l’assistente capo coordinatore Gianclaudio Nova all'età di 51 anni. Non prestava servizio da dicembre. Mentre il 26 marzo un Sindacato di Polizia Penitenziaria annunciava, con commozione e dispiacere, la morte di un collega che “ha contratto il virus in servizio”.

Lavorava presso il nucleo provinciale traduzione e piantonamento di Milano ed era in servizio presso la Casa Circondariale di Milano Opera.

In Piemonte nessun morto per fortuna, fra i detenuti e gli agenti e la gran parte dei casi è stata asintomatica o paucisintomatica. Davvero sulle dita di due mani i casi con sintomi gravi, anche se il primo detenuto contagiato in Piemonte, riscontrato presso la Casa Circondariale di Alessandria, ha vissuto – lui e la famiglia – un vero e proprio calvario e la dimissione dalle strutture ospedaliere ha lasciato il corpo di M.C. con significativi problemi di recupero, sotto molti punti di vista.

Infine si sono registrati, inevitabilmente, contagi e positività al COVID-19 anche fra gli operatori sanitari, medici ed infermieri in prima linea sul fronte della pandemia, anche nella trincea penitenziaria.

In Piemonte si è dovuto registrare la morte del medico che da anni era attivo nel presidio sanitario dell’Asl Cn2 nel carcere di Alba. Il dottor Dominique Musafiri (65 anni), medico di famiglia di Bra, morto all'ospedale San Lazzaro di Alba, dove è stato ricoverato per giorni in quanto colpito da Covid-19.

Musafiri, originario di Lubumbashi, nel Katanga, dopo la laurea a Padova, era tornato nella Repubblica Democratica del Congo, per esercitare la sua professione, collaborando anche con Amnesty International e altre organizzazioni per i diritti umani. Dal 2001 tornato in Italia, aveva uno studio professionale ed era stato molto apprezzato nel suo lavoro anche in carcere.

bs

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