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Attualità | 22 luglio 2020, 08:07

Roberta Pinotti: “Donne protagoniste nella lotta al Covid, lo saranno anche nella ripartenza”

Ma nella toponomastica per le quote rosa c’è ancora tanta ‘strada’ da fare... anche a Bra

Roberta Pinotti: “Donne protagoniste nella lotta al Covid, lo saranno anche nella ripartenza”

“Donne protagoniste nella lotta al Covid, lo saranno anche nella ripartenza” queste le parole di Roberta Pinotti, a margine dell’Assemblea Nazionale della Conferenza delle donne democratiche svoltasi a Roma lo scorso 27 giugno. Non ci sono dubbi sulla buona sostanza dell’affermazione, ma per la parità tra uomini e donne la strada (è proprio il caso di dire) sembra ancora lunga.

Toponomasticamente parlando, nelle città italiane l’elenco di strade, vie, piazze, intitolate alle quote rose sono in minima percentuale rispetto ai colleghi maschi, che vantano persino più statue e busti (Silvano Bertaina docet). E vie dedicate alle donne a Bra ne abbiamo?

Provate a farvi una camminata per la città, prendendo nota del nome delle vie, delle piazze, dei larghi, dei corsi, dei viali, dei vicoli. Scoprirete che sono pochissimi quelli dedicati ad una donna. E poi, a che donne? Vince la Madonna, con il viale dedicato alla Vergine dei Fiori, patrona di Bra e via Santa Maria del Castello. Mentre le donne della Resistenza sono state omaggiate con l’intitolazione dello spiazzo verde adiacente alla stazione ferroviaria. Su un totale di 90 vie eccetera, solo queste sono a favore di una lei.

Possibile, viene da chiedersi, che la storia italiana l’abbiano fatta così poche donne? La disparità tra i due sessi, ancora oggi, parte dalla strada, dove non mancano Vittorio Emanuele II, Giuseppe Garibaldi, Camillo Benso Conte di Cavour, Giuseppe Verdi, ma sotto la Zizzola non c’è una santa, né un’eroina che sia titolare di una via tutta propria.

Qualche suggerimento? Teresa Mattei, Nilde Iotti, Laura Bianchini, Angelina Livia Merlin, Teresa Noce e altre sedici: le cosiddette ‘madri costituenti’. Dalla politica allo spettacolo con Eleonora Duse, Giuditta Pasta, Franca Rame, Mariangela Melato, fino allo sport con Ondina Valla (campionessa olimpica degli 80 metri ostacoli a Berlino 1936), Alfonsina Morini Strada (ciclista su strada, prima donna a competere in gare maschili come il Giro di Lombardia e il Giro d’Italia).

Senza dimenticare la scienza con Margherita Hack e Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la medicina alla quale Bra ha dedicato una scuola primaria, riconoscendo le qualità di una persona che ha combattuto per la scienza e per la libertà, superando ostacoli complessi e ingiusti, come le leggi razziali e i pregiudizi del mondo familiare, professionale e scientifico proprio nei confronti delle donne.

Andiamo avanti? Letterate ed umaniste come Antonia Pozzi, Gina Lagorio (da cui prende il nome un’altra scuola braidese), Ada Negri (prima ed unica donna ad essere ammessa all’Accademia d’Italia), Giulia Maria Crespi (antesignana dell’ambientalismo e fondatrice del Fai) e naturalmente Alda Merini, immensa poetessa e scrittrice milanese.

Insomma, c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Silvia Gullino

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