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Click sulla Psicologia | 22 luglio 2020, 17:22

Il Click sulla Psicologia: riflessioni si una sera di mezza estate (ma non di un'estate qualunque)

I periodi di crisi ci sono e ci saranno sempre, ma dipende da come noi li possiamo affrontare e come possiamo trasformarli, almeno in parte, in opportunità.

Il Click sulla Psicologia: riflessioni si una sera di mezza estate  (ma non di un'estate qualunque)

Come racconteremo questo 20.20 alle generazioni future? Magari inizieremo con un “Correva l’anno 2020...”.anzi, direi di no. Da marzo a maggio, il 2020 si è fermato..altro che correre! La quotidianità è stata stravolta per tutti in maniera più o meno intensa. Era marzo, ci siamo fermati, ma non tutti.  Tanti hanno continuato a correre e qualcuno ha aumentato la velocità. Molti sono rimasti fermi, isolati, al sicuro nelle proprie case anche se, giorno dopo giorno, per alcuni ciò che doveva essere un luogo sicuro è diventato come una prigione. La paura e l’angoscia sono diventate emozioni centrali del vivere di molti è di ciascuno, preoccupati per i propri cari, a volte più che per se stessi.

Poi marzo è passato, ma con aprile il Covid no. I Tg ed il bollettino delle PC sono diventati appuntamenti fissi per molti italiani. Nuovi DPCM, cambiamenti nelle autocertificazioni.. poi Pasqua, la prima festa lontani da famiglia e amici. Lavori che si allontanavano con conseguente preoccupazioni per la situazione economica, stress da smart working ed asili, scuola ed università chiusa. Poi, è giunto maggio, il “mese dei congiunti”. A poco a poco si è potuto rivedere i propri cari, sempre a distanza, sempre con la paura che tutto potesse di nuovo precipitare. Ci si era abituato a un nuovo oggi, che è di nuovo cambiato.

Poi è arrivato giugno, le distanze con gli amici si sono allentate, quasi tutte le attività hanno ripreso a lavorare e dopo mesi, hanno riaperto le regioni, per molti la possibilità di riavere Libertà: mare, campagna e montagna. Adesso è luglio e le vite di ciascuno sono sufficientemente ripartite.

Ora, però, si contano anche i danni: dopo quelli fisici, mi riferisco, ovviamente, a quelli psicologici. Per tre mesi le emozioni che si rincorrevano erano la paura, l’ angoscia, la tristezza. Vigevano l’  isolamento, l’ instabilità e l’incertezza. E ora?

Non c’è salute, senza salute mentale” afferma l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Non tutti, infatti, hanno abbastanza resilienza (cioè la capacità di un individuo di adattarsi, affrontare e superare nuove situazioni) per reagire efficacemente a intense condizioni di stress mentale, paura e isolamento. Ci sono persone più fragili di altre che sono predisposte ad insorgenza sintomatologica (per età o condizioni psichiche anche pregresse)  e trascurare questi aspetti può dare origine a episodi d’ansia, modifiche del tono d’umore o peggioramento di patologie pre-esistenti. Durante la pandemia e nel post-covid molti studi sull’impatto del virus sulle nostre vite hanno confermato che il disagio psichico, a sua volta, si ripercuote negativamente a livello fisiologico, determinando un abbassamento delle difese immunitarie dell’organismo in un momento particolarmente delicato. Per questo motivo l’emergenza sanitaria si accompagna ad un’emergenza psicologica.

Molte persone sono infatti soggette a PTDS, ovvero il disturbo post traumatico da stress. Secondo il DSM V, il manuale diagnostico dei disturbi mentali, il PTDS è caratterizzato dal fatto che la persona sia stata esposta ad un trauma nel quale ha vissuto, ha assistito, o si è confrontata con eventi che hanno implicato morte, o minaccia di morte. In parole povere, aver vissuto il Covid, ha reso molte persone iper-reattive a ciò che gli capita intorno, facendo sentire paura  oppure, dal lato opposto, pronti a buttarsi tutto alle spalle, sperando di dimenticare il prima possibile ciò che è appena accaduto. La normalità, intesa come sensazione di ciò che era prima, sembra difficile da recuperare, talvolta impossibile. Per vari motivi: economici, sociali, ecc. già solo la distanza interpersonale ridefinisce una nuova normalità.

Credo che il momento che abbiamo vissuto e che stiamo tutt’ora vivendo è un momento critico, difficile, ma può anche diventare l’occasione per cambiare e per concentrarsi su ciò che, per ciascuno, è davvero importante nella propria esistenza, tralasciando il superfluo, laddove è possibile.

Ciascuno si ricorderà di questo periodo per qualcosa, che inevitabilmente è cambiato. Gli amici, la famiglia, il lavoro, la rete sociale di appartenenza, possono diventare allo stesso tempo base di supporto e trampolino di lancio per ripartire, andando avanti, magari chissà, cambiando qualche strada. In questa sera di mezza estate, ho anche riflettuto su un ultima cosa..gli sguardi. Le mascherine, che ora fanno parte della nuova normalità, hanno limitato le espressioni, ma hanno dato spazio e  importanza agli sguardi. Credo che sia stato ed è importante imparare ad abbracciarci con gli sguardi e concentrarci sulla espressività del volto. È sicuramente un modo diverso di comunicare e relazionarsi, ma ci fa anche pensare e parlare di più  di sentimenti.

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