/ Attualità

Attualità | 23 luglio 2020, 19:18

Covid hospital, scommessa vinta: da Asl e Fondazione un grazie ai medici scesi in campo a Verduno (FOTO)

Sette specialisti "anziani" alla testa di tredici giovani neolaureati per un’esperienza "unica", servita a curare 151 pazienti provenienti dal territorio e non solo

Un'immagine dello scorso 29 marzo: l'arrivo a Verduno di medici e infermieri che dal giorno successivo avrebbero operato nel "covid hospital" regionale

Un'immagine dello scorso 29 marzo: l'arrivo a Verduno di medici e infermieri che dal giorno successivo avrebbero operato nel "covid hospital" regionale

"Grazie di cuore per tutto quello che avete fatto". Con queste parole il presidente della Fondazione Nuovo Ospedale Bruno Ceretto ha voluto esprimere la gratitudine di un territorio i cui confini vanno in questo caso ben oltre quelli di Langhe e Roero all’intero gruppo di medici che, a partire dallo scorso 30 marzo e sino alle scorse settimane, è stato protagonista di un’esperienza "unica" nella gestione dell’emergenza Covid-19 in Piemonte e non solo.

Ormai chiusa la parentesi su quello che è stato battezzato come il "modello Verduno", a trarre un bilancio sulla non facile scelta di trasformare l’ultimando ospedale langarolo nel primo "covid hospital" a servizio di tutta la regione sono stati i vertici dell’Asl Cn2, che – insieme a quelli della Fondazione, col presidente e il direttore Luciano Scalise – ieri hanno voluto organizzare un momento di bilancio e ringraziamento ai medici che – come ha spiegato il direttore generale della Cn2 Massimo Veglio, affiancato dai colleghi Mario Traina e Gianfranco Cassissa"hanno consentito di dare un’efficace risposta alla domanda di salute della nostra popolazione in un momento quanto mai critico per la nostra sanità".

Un grazie rivolto prima di tutto ai cinque medici "anziani" (sono Claudio Novali, Alessandro Garibaldi, Carlo Garrasi, Giuseppe Galeasso, Mauro Pratesi, Giuseppe Sera e Roberto Gayet) che, alcuni già in pensione, rispondendo alle sollecitazioni arrivate dall’Asl e dal commissario per l’apertura di Verduno Giovanni Monchiero, accettarono di rientrare e prestare la propria pluriennale esperienza per affiancare i due specialisti (il dottor Massimo Perotto e il collega Nicolò Binello) in capo ai quali, lungo i tre mesi di maggiore operatività del reparto, hanno lavorato i 13 neolaureati e neoabilitati (sono Elena Canale, Vittorio Sancipriano, Katia Audisio, Vito Nicolì, Carlo Airola, Lorenzo Nocera, Carolina Vitale, Alessandra Sponzilli, Giorgia Porceddu, Federico Sisca, Federica Doriguzzi, Cecilia Casale e Barbara Defrancisco) che avevano intanto risposto al bando di ricerca pubblicato dalla Regione.

A raccontare e a fornire i numeri della non banale impresa legata alla gestione dei 55 posti di ricovero sorti dal nulla per ospitare pazienti Covid usciti dalla fase acuta della malattia, ma quasi sempre "caratterizzati da un alto grado di complessità clinica, indotta dalla presenza di concomitanti patologie croniche, respiratorie, cardiovascolari, metaboliche ed ematologiche", sono stati il responsabile del team senior, il giovane primario Massimo Perotto, e il collega Nicolò Binello, l’altro specialista sulle cui spalle è pesato l’onere di coordinare la fruttuosa collaborazione tra i medici più esperti e il gruppo di giovani chiamati a una prima esperienza sul campo per loro irripetibile sia dal punto di vista professionale e formativo che da quello umano.

"Quello che forse è importante ricordare e sottolineare è che a Verduno non si è allestito un reparto con funzioni simili o poco superiori a quelle proprie di una casa di riposo", hanno spiegato non senza una certa emozione per il peso dell’importante missione portata a termine, snocciolando i numeri di un'attività che parla di complessivi 151 pazienti (età media 76 anni) passati dai 55 posti-letto di un reparto dove oggi è ancora presente una decina di pazienti, tra Covid e cosiddetti "grigi".  

"Tutti provenivano da precedenti ricoveri relativi alla fase acuta della malattia – hanno proseguito Perotto e Binello –, ma il 50% di loro accusava comunque ancora problematiche legate a un'insufficienza respiratoria, i due terzi accusava più patologie, un quarto erano diabetici, uno su dieci era affetto da broncopneumopatia cronica ostruttiva, diversi erano pazienti oncologici".

"L’approccio multidisciplinare messo in campo grazie alle competenze degli specialisti senior è stata la ricetta che ci ha permesso di dare una risposta efficace a queste persone –
hanno rimarcato i due coordinatori – mentre, grazie a un percorso di formazione particolarmente serrato e all’affiancamento fornito loro, i tredici giovani medici che hanno operato con noi hanno comunque 'macinato', facendo un grandissimo lavoro".

Grazie anche all’opera di questo team unico la quasi totalità di questi malati è così potuta tornare a riabbracciare la propria famiglia, sebbene al termine di una degenza quasi sempre particolarmente lunga, "durante la quale siamo però riusciti a istruire anche percorsi di riabilitazione e pure di cure oncologiche, là dove necessario". Sono state 7 invece le persone che sono purtroppo decedute, con un’età media di 90 anni.

Un racconto che si è specchiato nelle parole pronunciate poi da due componenti lo staff dei 'junior', Carolina Vitale e Vito Nicolì, che a loro volta hanno ripercorso le tappe di un percorso che, non senza un certo coraggio, li ha visti "mettersi professionalmente in gioco" per dare un aiuto a un sistema sanitario messo in crisi dall’emergenza, e che hanno ringraziato i colleghi anziani per quella che si è rivelata "un’esperienza travolgente anche dal punto di vista umano" e del profondo rapporto creatosi coi loro primi pazienti.

"Un’esperienza che è stata una scuola di vita e di scienza, unica nel suo genere", secondo la chiosa della lettera di ringraziamento inviata a tutti i colleghi dal dottor Perotto, mentre il direttore Veglio si è augurato di poter presto contattare il gruppo di giovanissimi per poter offrire loro una possibilità di lavoro nel nuovo ospedale.

"Verduno ha bisogno di gente come voi, giovane ed entusiasta", ha rimarcato Bruno Ceretto, spiegando come la onlus da lui guidata potrebbe presto riservare importanti ulteriori novità sul fronte già aperto per il sostegno ai percorsi di specializzazione rivolti ai neolaureati: "Stamattina ne ho parlato per un’ora con la signora Maria Franca Ferrero e sono sicuro che in questa direzione potremo presto annunciare qualcosa di importante".

Ezio Massucco

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium