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Curiosità | 29 luglio 2020, 16:01

Fossano, Pietro Gianoglio tesserato Anpi "ad honorem"

Si unì alla lotta partigiana nella primavera del 1944. Non ancora diciottenne, entrò a far parte di una formazione Garibaldina attiva nelle Langhe, sotto il nome di battaglia “Pepe”

Fossano, Pietro Gianoglio tesserato Anpi "ad honorem"

Nella mattinata di sabato 18 luglio, la sezione ANPI fossanese, rappresentata nell’occasione dall’attuale presidente Massimo Monchiero, dal vice Andrea Silvestro ed all’ex-presidente Silvio Pagliero, ha conferito la tessera ANPI ad honorem a Pietro Gianoglio, ultimo partigiano fossanese.

Calorosamente accolti presso la sua abitazione di Viale Regina Elena, i tre membri dell’ANPI locale hanno avuto modo di rivivere alcuni episodi della Resistenza grazie all’attenta e emozionante ricostruzione del diretto interessato, da sempre disponibile a condividere quanto vissuto in quegli anni. 

Nato il 4 maggio 1926 a Fossano, 94 anni, 11 figli e 17 nipoti, Pietro Gianoglio si unì alla lotta partigiana nella primavera del 1944. Non ancora diciottenne, entrò a far parte di una formazione Garibaldina attiva nelle Langhe, sotto il nome di battaglia “Pepe”. Unitamente al rilascio dei documenti falsi, gli venne presto attribuito il rischioso ruolo di “staffetta”, che prevedeva la trasmissione di messaggi ai distaccamenti sparsi tra le colline comprese tra il fiume Tanaro e l’alta Langa. Nell’inverno del 1944, decise di tornare a casa a piedi per rivedere la sua famiglia. Rischiando di essere scoperto dai fascisti, raggiunse Fossano dopo diverse ore di cammino nella neve. In seguito ad un breve periodo trascorso a casa, si unì ad un'altra formazione partigiana: la brigata internazionale “Islafran”, composta da ex-detenuti politici liberati dal carcere di Fossano.

Il 20 aprile 1945, mentre insieme ad altri compagni stava andando a liberare Torino, incontrò una colonna di tedeschi in fuga da cui partirono diversi spari di mitragliatrice. Durante lo “sganciamento” (nel gergo militare: fuga sparpagliata) il suo gruppo si divise. Rimasto solo, Pietro si trovò di fronte a una ripida collina, e per evitare di essere catturato o ucciso si precipitò giù dalla scarpata. Fortunatamente incolume, si diresse verso Monforte, dove si aggregò agli ultimi partigiani in partenza per Torino. Soltanto in seguito scoprì che durante il tragico scontro 20 sui compagni vennero uccisi dalla colonna tedesca. A Liberazione finita, incontrò suo padre sul sagrato del Duomo di Fossano. Tutto subito il genitore non lo riconobbe: in due anni Pietro era cresciuto di 20 centimetri. Era partito così giovane che non aveva ancora terminato la crescita.

La visita per il conferimento della tessera ad honorem è stata vissuta con grande emozione dai due giovani membri del direttivo ANPI Fossano, i cui commenti sono riportati di seguito.

Massimo Monchiero (presidente ANPI Fossano, 32 anni): "È stato un onore conoscere il sig. Pietro Gianoglio, ultimo partigiano di Fossano. Un’accoglienza calorosa e squisita ed una piacevolissima conversazione condita dai suoi sorrisi genuinamente amichevoli. Lo ringrazio per averci condotto nei suoi ricordi, vivissimi, di quello che è stata per lui la resistenza. Lui che appena diciasettenne si è unito all’ “Islafran”, formazione internazionale in cui combattevano, spalla a spalla, russi, francesi, italiani e jugoslavi.

È bello immaginare quel gruppo di uomini di estrazioni, origini e lingue diverse combattere per un unico ideale: la Libertà. Da gigante il suo parlare di quello che è stato vero e proprio eroismo, con una modestia, una semplicità ed una naturalezza di chi è tuttora umanamente convinto di aver adempiuto solo al suo dovere. È conoscendo persone come il sig. Pietro che si deve comprendere come la resistenza appartenga a loro e a nessun altro. Nostro dovere è portare avanti il loro ricordo senza simboli, bandiere o slogan. Bastano lo sguardo e lo spirito del sig. Pietro".

Andrea Silvestro (vice-presidente ANPI Fossano, 29 anni): "Ascoltare Pietro Gianoglio è stata un’esperienza indescrivibile. La lucidità e l’intensità con cui ha aperto il suo cassetto di ricordi (molti di questi drammatici) è stata un’occasione di crescita preziosissima. Nel “rumore” e nella frenesia odierni, ascoltare queste testimonianze ci offre possibilità (sempre più rare) per rallentare, riflettere, problematizzare. Esercizi utili contro ogni forma di revisionismo, affinché narrazioni edulcorate e mistificate non trovino terreno fertile. Inoltre credo che nessuno schermo possa sostituire la portata emotiva racchiusa in questi racconti. E con essa l’empatia di chi ascolta, che in un domani ormai prossimo non potrà più accedere a queste testimonianze dirette.

Per noi giovani in primis, la vitalità che ancora oggi anima Gianoglio ci ricorda che la vita può essere immensa anche a 94 anni, chiusi in casa e costretti da tempo alle cure. E che molti dei nostri problemi quotidiani potrebbero essere vissuti diversamente, se solo li approcciassimo con la sua stessa energia.

Soprattutto, la vita di Gianoglio ci richiama al concetto di “scelta”. Si dice spesso che i giovani sono il futuro. Ebbene: il futuro dipende dalla somma delle nostre scelte quotidiane. Oggi, spesso per viltà, superficialità o pigrizia, deleghiamo ad altri. Oppure, per tenerci aperte più possibilità, prendiamo decisioni leggere, individuali, a metà, rivedibili. La scelta partigiana fu l’esatto contrario: una presa di posizione gravosa, netta, irreversibile. Ma soprattutto generosa, collettiva. Digiuni da una coscienza politica che il fascismo aveva annullato, i partigiani furono mossi da un sentimento istintivo più grande: la libertà. Giovanissimi, militarmente e numericamente svantaggiati, decisero di opporsi al fascismo, ovvero alla negazione della stessa possibilità di scegliere. Un atto d’amore e coraggio eccezionali, perseguito a caro prezzo, e che in quanto tale noi giovani oggi ci dobbiamo meritare. E, se necessario, riconquistare. Troppo spesso, infatti, barattiamo le nostre passioni e i nostri ideali per seduzioni effimere e interessi particolari. Se davvero rappresentiamo il futuro, dobbiamo possedere, oltre ad una visione generale più ampia, una piena consapevolezza del nostro passato; impegnandoci a partire dalle nostre comunità e facendo tesoro dell’esempio di tanti illustri concittadini che, proprio come Gianoglio, hanno molto da insegnare. La tessera ad honorem è un piccolo gesto simbolico rappresentativo della nostra infinita gratitudine. Grazie Pietro Gianoglio per averci emozionato, scosso ma soprattutto ricordato, con le tue parole autentiche, il valore (e il peso!) della responsabilità”. 

Sorridente e visibilmente emozionato, Pietro Gianoglio commenta così: “Sono molto contento di questo riconoscimento. Ci tengo però a ricordare i miei compagni e tutti i partigiani che hanno lottato – molti perdendo la vita – per la libertà. Grato, vi ringrazio”.

 

comunicato stampa

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