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Politica | 30 luglio 2020, 20:00

Dopo più di 400 giorni, il Parco del Monviso non ha ancora un presidente: sta per sbloccarsi l’imbarazzante impasse della Regione?

Trascinando la questione da oltre un anno, tornano della partita Gabriele Donalisio e Dario Miretti, inizialmente “inammissibili”. La Regione potrebbe propendere sul primo, nome gradito alla Lega. Ma, qualsiasi sia la scelta, questa avrà delle ripercussioni all’interno della Comunità delle Aree protette

Da sinistra, Dario Miretti e Gabriele Donalisio

Da sinistra, Dario Miretti e Gabriele Donalisio

Sono trascorsi ormai 431 giorni dalle elezioni regionali che hanno portato alla vittoria di Alberto Cirio, il 26 maggio 2019, ma del presidente del Parco del Monviso, ad oggi, non c’è alcuna traccia.

Una situazione che ormai ristagna in un’impasse del tutto imbarazzante, specie se ci si sofferma qualche istante a ripercorrerne le tappe. Archiviato il voto della primavera 2019, si erano avute le prime mosse per il rinnovo della Presidenza dell’Ente di Gestione delle aree protette del Monviso.

Col passare delle settimane, si era composta una rosa di candidati, entro la quale la Regione avrebbe dovuto esprimersi. Ne facevano parte Gianfranco Marengo, presidente uscente nominato dalla Giunta Chiamparino, Silvano Dovetta (sindaco di Venasca), Gabriele Donalisio (ex sindaco di Pagno ed ex presidente BIM del Po), Marina Bordese (vicesindaco di Villafranca Piemonte e moglie del sindaco di Villafranca Bottano), Dario Miretti (ex consigliere comunale di Saluzzo, espressione di FI), Ivan Barbero e Giovanni Damiano.

Sin da subito, la Regione – in primis il presidente Cirio – aveva messo le mani avanti, chiarendo come non sarebbe stata in alcun modo intenzionata a nominare (o confermare) alla Presidenza del Parco nomi vicini (o addirittura espressione) al Centrosinistra.

Sul nome del presidente si aprì una lunga battaglia tra i membri della Comunità delle Aree protette del Monviso: Città metropolitana di Torino, Provincia di Cuneo e otto Comuni. Qui, la Città metropolitana torinese non ha mai preso parte al dibattito. I Comuni si sono ritrovati ben presto spaccati in una parità perfetta (8 a 8) e la Provincia di Cuneo, ago della bilancia, non si è mai espressa.

8 Comuni (Casalgrasso, Faule, Pancalieri, Polonghera, Revello, Villafranca Piemonte, Casteldelfino e Caramagna Piemonte) appoggiano la candidatura della Bordese. 8 Enti (Unione montana Valle Varaita, Unione montana del Monviso, Crissolo, Paesana, Saluzzo, Oncino, Pontechianale, Ostana), pur di portare a casa la Presidenza, “strappandola” alla Pianura, sostengono le candidature “espressione della Montagna”: Dovetta, Donalisio o Marengo.

Donalisio viene escluso dai giochi: candidatura definita “inammissibile” – stando alla Regione – per i tempi (troppo brevi) intercorsi a far data dai suoi ultimi incarichi (sindaco e presidente BIM del Po). Così come Dario Miretti.

Il 19 dicembre 2019, Fabio Carosso – vicepresidente della Regione con delega ai Parchi – dalla sede del Parco del Monviso di Saluzzo, preso atto del mancato accordo tra i due fronti, aveva manifestato l’intenzione della Giunta regionale, trascorsi 30 giorni previsti per legge, di nominare il prossimo presidente sulla base dei tre nomi emersi (Bordese, Dovetta e Marengo).

Lasciando da parte le candidature di Barbero e Damiano, dal momento che la Regione ha sempre sbandierato l’intenzione di far ricadere la scelta su un nome che fosse espressione del territorio.

Passano le settimane, nulla si smuove.

Intanto (questo era stato il colpo di scena), il “blocco degli otto” della Pianura, con una mossa politica, si era detto disponibile ad “immolare” la candidatura di Marina Bordese, convergendo sul nome di Gianfranco Marengo.

Così facendo, sulla figura del presidente uscente si arrivò all’unanimità, che avrebbe ottenuto anche il “placet” della Provincia di Cuneo (venuta meno la spaccatura netta e perfetta tra le parti). Una mossa politica – si presuppone – particolarmente indigesta a Cirio, che ha visto i suoi compagni di partito (su tutti Agostino Bottano, storico esponente Forza Italia) convergere su un nome espressione del centrosinistra e del PD di Sergio Chiamparino.

Questione risolta, dunque? Manco per idea…

La Regione, infatti, pur avendo in mano l’unanimità sul nome di Marengo, è rimasta “fedele” ai suoi principi, rifiutandosi di confermare la fiducia ad un “uomo del Chiampa”.

Alla faccia di altri principi, venuti cronologicamente dopo, espressi a Saluzzo dal vicepresidente Carosso: “Nomineremo una figura che sia espressione del territorio”. Lo stesso territorio che si è trovato unanime sul nome di Marengo.

L’Amministrazione comunale continua a non esprimersi. Il Parco, da mesi, è in esercizio provvisorio, dal momento che la Comunità delle Aree protette non si è pronunciata sul Bilancio 2020-2022 dell’Ente, in attesa della nomina del presidente.

Svanita come neve al sole l’ipotesi della nomina di un commissario, stanno tornando in auge, proprio in questi giorni, i nomi di Donalisio e Miretti. Già, perché, forse, questa lunghissima parentesi di immobilismo nella decisione (il presidente del Parco Alpi Marittime è stato nominato a fine 2019), da parte della Regione, potrebbe assumere, nel frattempo, una valenza ben precisa.

Quale? Attendere il decorso dei tempi per far “tornare in pista” i due, in un primo tempo inammissibili per un vincolo ora venuto meno.

Donalisio, si apprende, sarebbe gradito alla Lega. Mentre Miretti, come accennato, è uomo di FI.

La scelta della Regione, che ricada sul primo o sul secondo nome, avrà in qualsiasi caso delle ripercussioni.

Chi andrà a spiegare alla Comunità delle Aree protette che il nome appoggiato all’unanimità è stato “silurato”? Chi andrà a spiegare – nel caso di opti per Donalisio – agli otto Comuni della Pianura che la loro convergenza su Marengo, per raggiungere l’unanimità e sbloccare l’impasse è finita direttamente nel… cestino?

Dal 19 dicembre 2019 sono passati 224 giorni. Entro un mese (da allora) Carosso aveva garantito il decreto di nomina. È pur vero che – nel mezzo – c’è stata l’emergenza pandemica, ma la questione a febbraio-marzo 2020, doveva già essere chiusa da un pezzo.

Con buona pace di chi ha scartato, per la troppa vicinanza a Chiamparino, anche il nome di Mario Anselmo, ex sindaco di Paesana, che, caratterialmente, magari avrebbe saputo guadagnarsi l’unanimità del territorio.

Ruolo nel quale, qualsiasi sia l’epilogo della vicenda, la Regione ha chiaramente fallito.

Nicolò Bertola

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