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Curiosità | 07 agosto 2020, 11:11

C’è posta per… gli ex alunni della scuola elementare Maschili di Bra

Lettera aperta della maestra Pinuccia Sardo ai “suoi” bambini, che oggi sono diventati uomini e donne

C’è posta per… gli ex alunni della scuola elementare Maschili di Bra

È piena estate, il sole brilla, il cielo è terso, così come i ricordi di Pinuccia Sardo. 

La maestra braidese, pensionata dal 2015, ha scritto una lettera all’insegna delle emozioni e dei valori di vita che in 42 anni di scuola elementare ha trasmesso ad una costellazione di bambini. Se quei compagni di banco sono diventati amici fraterni, se quelle ‘piccole pesti’ sono cresciute e sono diventati giovani e poi uomini e donne è stato anche grazie a lei. 

Nella confusione da Coronavirus sulla scuola che verrà, la sua missiva per gli ex allievi delle Maschili è destinata a diventare virale per la delicatezza delle parole usate: da libro Cuore, che infondono amore. Ecco il testo.

Questa lettera è per voi, cari alunni, compagni e amici fedeli da cui mai sono stata tradita. Quanti siete stati? Centinaia, non riesco a contarvi... Ci siamo donati reciprocamente stima e rispetto e ora siete tutti là, in quel vecchio album che a poco a poco, per tanti anni, si è riempito di volti sorridenti, tutti in posa per la foto di fine anno, oppure spensierati nelle tanto attese gite o in momenti ‘da ricordare’.  

Di ognuno di voi, anche di quelli ormai adulti da anni, è rimasto in me il volto bambino, lo sguardo curioso nell’attesa di nuove esperienze. Voi siete entrati e usciti dalla mia vita come io sono entrata e uscita dalla vostra. E quegli anni, che a settembre sembravano tanto lunghi, se pur pieni di aspettative e scoperte, sono passati come un soffio.

Così ora, lontana da quelle aule dove ho vissuto tanta vita, sentendole un po’ casa mia anche se con la consapevolezza che un giorno le avrei lasciate, ricordo tutti voi, qualcosa di ognuno di voi è rimasto dentro di me. E nel mio ricordo siete tutti bambini, col grembiulino, lo zaino in spalla e la voglia di giocare.  

“Una delle mie galline è rimasta piantata nella neve” mi disse Roberto 47 anni fa, mentre tutti infreddoliti stavamo attorno alla stufa a legna.  

“Adesso che vengo a scuola, non potrò più vedere la televisione?” era la preoccupazione di Nicola il primo giorno in classe prima. 

“Io voglio bene alla scuola!” esclamò Dennis regalandomi un abbraccio e facendomi sentire come se la scuola fossi io! 

“Maestra, posso portarti la borsa?” era la consueta domanda di Massimiliano, imitato timidamente da altri, all’uscita da scuola, come se quello fosse un onore e non una fatica! 

“Vorrei venire a casa tua e che tu fossi la mia mamma”, non ricordo il nome, ma due occhioni di bambina un po’ tristi. 

“Non ti arrabbiare maestra” mi consigliò Karim un giorno che qualche compagno si era comportato male. 

Eppure, sapete, succede un fatto strano: le maestre ricordano con piacere gli alunni diligenti, ma un posto particolare nel loro cuore è occupato da quelli più indisciplinati e ribelli, quelli che le facevano più disperare. 

Ho ricordato qualche frase di qualcuno di voi, molte altre ancora ne potrei elencare, siete davvero tanti! Ma se voglio sentire pensieri di affetto e stima per me, non mi resta che leggere le centinaia di letterine che mi avete scritto nel corso degli anni (le ho conservate quasi tutte... almeno le più belle!).

La maestra Pinuccia

E pronuncia sempre con riverenza questo nome – maestro – che dopo quello di padre, è il più nobile, il più dolce nome che possa dare un uomo a un altro uomo” (Edmondo De Amicis, libro Cuore).

silvia gullino

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