L'Internazionale di Alessio Ghisolfi | 04 settembre 2020, 09:05

NIGERIA: quando la Chiesa dimentica il suo sacerdote ucciso

NIGERIA: quando la Chiesa dimentica il suo sacerdote ucciso

Un sacerdote nigeriano venne assassinato un anno fa   mentre stava mediando in una operazione tra etnie nell’Est della Nigeria. Di don David Tanko, parroco ad Ahmadu, nella diocesi di Jalingo, nello Stato di Taraba,  oggi non si sente parlare, la sua memoria resta svanita anche nei meandri della comunità cattolica.

Il giovane venne bloccato da uomini armati, sulla strada per il villaggio di Takum. Egli incarnava infatti un pericolo: era sospettato di essere il fulcro di un incontro per  tentare un accordo di pace con l'obiettivo preciso di porre a conclusione la crisi che oppone le etnie tiv e jukun, che sono prevalentemente cristiane.Gli interessi non lo hanno perdonato.

Barbaramente trucidato ed il suo cadavere bruciato: il giovane dovrebbe essere un martire ricordato dalla sua Chiesa che, invece, oggi non lo celebra, perlomeno pubblicamente. E i martiri devono incarnare un messaggio per gli Stati e certamente non si può pensare ad una celebrazione intima nella preghiera. Non basta. La Nigeria oggi, secondo gli osservatori, dovrebbe rispondere alla Comunità internazionale garantendo maggiore protezione e giustizia ai sacerdoti presenti sul proprio territorio, impegnati in difficili quanto spesso  impossibili, mediazioni diplomatiche. 

Ma cosa si può pretendere dai meandri dal Golfo di Guinea in Africa centro occidentale se oggi, da Roma, il Vaticano dimentica il giovane David Tanko?

Alessio Ghisolfi

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