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Attualità | 10 settembre 2020, 09:50

L’ordinanza di Cirio sulla rilevazione della temperatura crea problemi alle famiglie e alle scuole

La dirigente scolastica saluzzese Alessandra Tugnoli considera la decisione, assunta a ridosso dell’inizio dalle lezioni, una grave mancanza di rispetto. “Chi comunicherebbe alla Chrysler, a tre giorni dal lancio della nuova Jeep – si chiede -, che dal giorno successivo le auto dovranno avere tre ruote?”

L’ordinanza di Cirio sulla rilevazione della temperatura crea problemi alle famiglie e alle scuole

L’ordinanza emessa ieri dal presidente della Regione Alberto Cirio a proposito dell’obbligo della rilevazione della temperatura agli studenti sta sollevando discussioni e rimostranze da parte dei dirigenti scolastici, che, in questi giorni, vedono gravare quasi interamente sulle loro spalle la responsabilità della ripresa della scuola.

Significativa, al riguardo, la presa di posizione assunta da Alessandra Tugnoli, dirigente dell’Istituto Soleri Bertoni di Saluzzo.

La preside saluzzese affida ad un post su facebook il disagio suo e probabilmente di altri colleghi per la decisione assunta dalla Regione a ridosso dell’inizio delle lezioni.  

“Si tratta – scrive la dirigente – di una gravissima mancanza di rispetto.
A tre giorni dall’inizio delle lezioni
– spiega -, dopo tre mesi di intenso lavoro per le scuole per organizzare la ripresa, misurando distanze, acquistando dispositivi, plexiglas e prodotti igienizzanti, senza avere ricevuto né il personale aggiuntivo, né i banchi, né le aule, con un organico tagliato nonostante le promesse e nessuna indicazione sulle nomine dei supplenti, con settimane di studio per realizzare equilibrismi e alchimie per dare agli studenti un servizio accettabile fin dal primo giorno, si introduce un nuovo adempimento, che grava sulle famiglie e sulla scuola”.

Secondo Tugnoli, decenni di dimensionamenti hanno prodotto scuole enormi, mediamente con 1000 studenti e 150 docenti.

“Decenni di tagli ai trasporti – osserva - hanno ridotto le corse di treni e pullman all’osso. Nelle scuole superiori delle aree periferiche non è possibile scaglionare gli ingressi, perché studenti e docenti hanno mezzi pubblici solo per arrivare a scuola alle otto e solo per tornare a casa tra l’una e le due”.

La preside saluzzese entra poi nel vivo della questione della rilevazione della “temperatura” ponendo l’accento su annessi e connessi.  

“Misurare la temperatura a scuola a 1000 persone, anche con i termoscanner non ancora pervenuti – afferma -, richiede due ore (è un calcolo, non un’opinione), lo stesso tempo serve per controllare le autocertificazioni e misurare la temperatura a chi non le ha.

Per le famiglie significa impiegare almeno dieci minuti per ogni figlio per misurare e autocertificare ogni mattina. Per iniziare le lezioni alle otto si dovranno prevedere ingressi per gruppi a partire dalle sei (con accompagnamento a carico delle famiglie) oppure si dovranno far perdere agli studenti le prime due ore di lezione, cioè più di un terzo del tempo scuola”.

Per la dirigente scolastica saluzzese “tutto questo rappresenta una mancanza di rispetto nei confronti delle scuole e delle famiglie, ma soprattutto dei nostri ragazzi. Chi comunicherebbe alla Chrysler, a tre giorni dal lancio della nuova Jeep – si chiede retoricamente -, che dal giorno successivo le auto dovranno avere tre ruote?”.

Tutti, a parole, dicono di voler mettere la scuola al primo posto.

Tutti asseriscono che la scuola è la questione fondamentale per la rinascita del Paese.

In realtà, nella sostanza, si ha la percezione che sia in atto una rincorsa per scaricare sull’ultimo anello della catena, quello più debole, ogni responsabilità.

Al di là di ogni altra considerazione di merito, la dirigente scolastica pone una questione oggettiva e incontestabile: la Regione, nei mesi di luglio ed agosto, non poteva studiare le modalità della ripartenza anziché arrivare ad emanare  provvedimenti che comportano problemi per famiglie e scuole a tre giorni dall’inizio delle lezioni?

GpT

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