/ Attualità

Attualità | 15 settembre 2020, 16:50

Nei vecchi ospedali di Alba e Bra un centro Covid da 300 posti? Marello interroga, Icardi conferma

L’ipotesi allo studio della Regione, alla ricerca di strutture "low care" con le quali fronteggiare una possibile nuova ondata di pazienti bisognosi di ricovero

L'ospedale San Lazzaro di Alba

L'ospedale San Lazzaro di Alba

Gli ospedali di Alba e Bra – dismessi dallo scorso 20 luglio, ma che ancora ospitano numerosi servizi territoriali – quali sede di un "covid hospital" di livello regionale, pronto a venire attivato se un’eventuale seconda ondata di contagi dovesse tradursi nella necessità di nuovi ricoveri?

L’interrogativo è quello che il consigliere regionale del Partito Democratico Maurizio Marello ha rivolto all’assessore alla Sanità Luigi Genesio Icardi con un’interrogazione a risposta scritta discussa oggi in Consiglio regionale.

In particolare, come spiegato dall’ex sindaco albese nel suo intervento, "nelle ultime settimane si è parlato con maggiore sempre insistenza dell’utilizzo a tale scopo dei vecchi nosocomi di Alba e di Bra, dismessi a luglio dopo l’apertura del nuovo Ospedale di Verduno. Sarebbe, infatti, emersa la volontà della Regione di realizzare un centro Covid da 300 posti nei due vecchi ospedali, al servizio dell’intero territorio regionale".

"Non ricordo che il Piano realizzato dall’assessorato prevedesse una simile soluzione bensì la presenza diffusa sul territorio regionale di presidi per la cura dei pazienti Covid
– spiega Marello –. Per quanto riguarda le strutture di Alba e di Bra, la Regione, anche su richiesta dei rispettivi territori, aveva manifestato la volontà di mantenere/istituire importanti presidi ambulatoriali nel quadro della realizzazione di due vere e proprie Case della Salute, ho interrogato perciò l’assessore competente per sapere circa la fondatezza della notizia e per conoscere le intenzioni in merito".   

Come fatto sapere dallo stesso consigliere, l’assessore Icardi ha risposto che "in vista dell’emergenza e di un previsto incremento del numero di positivi con conseguente possibile ondata di pazienti Covid in ospedale si è resa necessaria la disposizione di strutture in grado di gestire pazienti sia in fase acuta che con bisogni assistenziali meno complessi. Con la Dgr del 12 giugno 2020 si è provveduto alla ridefinizione e approvazione del piano straordinario di riorganizzazione della rete ospedaliera in emergenza Covid. Si è presentata la necessità di un’individuazione di sedi 'low care' a cui possano fare riferimento aziende sanitarie della regione per pazienti che necessitino di cure di basso livello. Si è ravvisata la necessità di almeno una struttura per ognuno dei quadranti in cui è suddivisa l’area territoriale".

"Tali strutture – ha aggiunto l’assessore – necessitano di un ambiente protetto e in questo senso si inserisce l’ipotesi di individuare a tale scopo i due nosocomi dismessi. Si sono organizzati incontri con il direttore generale Asl Cn2 in cui è stato richiesto uno specifico progetto di supporto. Questo nulla toglie alla possibilità di strutturare servizi ambulatori e le cosiddette Case della Salute in area separata e distinta dell’Ospedale".

Il responsabile della Sanità regionale, nel confermare quindi la notizia, ha concluso: "Si tratta di uno sforzo per la Regione che aveva previsto la vendita di tali strutture e invece le riporterà alla vita seppure in nuove vesti: credo però che questo rappresenterà un valore aggiunto per il territorio".

"Mi chiedo perché - ha commentato in seguito Marello - per conoscere i programmi della Regione su un tema così importante come gli “ospedali Covid” in Piemonte, sia necessario fare una specifica interrogazione. In ogni caso la risposta dell’assessore Icardi mi lascia non pochi dubbi: sono state coinvolte le amministrazioni comunali di Alba e di Bra su questa ipotesi di utilizzo dei due ospedali dismessi? Si è valutata la compatibilità di un tale utilizzo degli edifici con il progetto delle Case della salute di Alba e di Bra? Con quali medici e infermieri si faranno funzionare i due centri Covid? Spero non sottraendo personale al nuovo ospedale di Verduno. Un conto infatti è prevedere dei posti letto al servizio del territorio in caso di recrudescenza del virus, un altro è fare un centro con 300 letti (grosso modo la capienza totale dei due nosocomi) al servizio della provincia di Cuneo o più in generale del territorio regionale".

Redazione

MoreVideo: le immagini della giornata

Загрузка...

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium