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Cronaca | 15 settembre 2020, 10:46

Coppia di Bra nei guai per traffico illegale di cuccioli: li importavano dall’Est-Europa falsificandone i documenti

Introdotti illegalmente nel nostro Paese da Romania e Ucraina, gli animali venivano poi rivenduti in tutto il territorio nazionale. Il fiorente traffico sgominato dopo le segnalazioni sulle loro cattive condizioni di salute arrivate da diversi acquirenti

L'immagine diffusa dal Gruppo Carabinieri Forestali di Cuneo

L'immagine diffusa dal Gruppo Carabinieri Forestali di Cuneo

Il Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale dei Carabinieri Forestali di Cuneo e la Stazione Carabinieri Forestale di Bra, sotto la direzione del magistrato Laura Deodato della Procura di Asti, hanno di recente concluso l’operazione “Spank” (il riferimento è al quattro zampe protagonista di un celebre cartone animato), grazie a cui è stato possibile accertare e contrastare un traffico illegale di cuccioli di cane tra l'Est-Europa e la provincia di Cuneo.

L’attività dei Carabinieri Forestali ha preso avvio a fine del 2018 a seguito di alcune denunce di ignari acquirenti; questi, dopo aver acquistato dei cuccioli di cane da una coppia di soggetti braidesi (B.M. e A.M), ne avevano subito constatato le cattive condizioni di salute.  

Le indagini svolte per quasi 6 mesi, congiuntamente alle perquisizioni disposte dalla Procura di Asti, hanno permesso di scoprire come, proprio la stessa coppia di “presunti allevatori”, avesse gestito, tra fine 2018 e metà del 2019, una fiorente attività di compravendita di cuccioli di cane, introdotti illegalmente in Italia da paesi come Romania e Ucraina.

I cuccioli di cane (tra i quali bassotti, barboncini, maltesi, bouledogue francesi e  akita), una volta raggiunta illegalmente la Granda venivano sistematicamente venduti in tutto il territorio nazionale come cuccioli di “razza” senza pedigree (obbligatorio per considerare un cane come di razza), privi delle necessarie garanzie sanitarie richieste per l’importazione di cuccioli dall’estero (quali ad esempio le vaccinazioni antirabbiche) e con passaporti stranieri compilati in modo mendace, eludendo così la normativa relativa al commercio internazionale di cuccioli.

Inoltre, in alcuni casi, nel tentativo di occultarne la provenienza dall’Est-Europa, i cuccioli arrivati in Italia sprovvisti di microchip venivano identificati e registrati direttamente a nome del venditore o dell’acquirente finale come nati in Italia.

Per questo per i due soggetti braidesi la Procura ha ipotizzato, oltre all’importazione illegale di cuccioli, imputazioni per altri reati quali: abusivo esercizio della professione medico-veterinaria, sostituzione di persona e falsi documentali.

Infatti il traffico illegale internazionale di cuccioli, assai diffuso, permette guadagni considerevoli con investimenti minimi, caratteristiche che fanno sì che questa attività risulti appetita da vere e proprie organizzazioni criminali.

Queste ultime acquistano i cuccioli, a un prezzo molto vantaggioso, negli allevamenti abusivi dell’Est-Europa, dove non vengono rispettate le norme igienico sanitarie e di benessere animale.

I piccoli, poi, sottratti alla madre in tenerissima età (spesso al di sotto delle 12 settimane previste dai regolamenti in materia) sono trasportati con mezzi di fortuna e inidonei verso i paesi dell’Europa Occidentale per essere introdotti sul mercato dei cuccioli, anche tramite annunci sui social e sul web, al fine di soddisfare le sempre maggiori richieste di cuccioli di “razza” a prezzi competitivi a discapito, perciò, del circuito legale di vendita di cani.
Purtroppo, soprattutto a seguito della mancanza delle giuste condizioni igienico sanitarie e delle modalità di trasporto, la maggior parte di questi piccoli animali subisce gravi problemi di salute andando, così, incontro a una morte precoce.

I Carabinieri Forestali restano disponibili a ricevere segnalazioni nel settore così come in tutti gli ambiti che riguardino la tutela dell’ambiente.

C. S.

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