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Attualità | 16 settembre 2020, 08:46

Ecco chi era Sergio Zucco, il giovane poliziotto al quale sarà intitolata la questura di Cuneo

Morì quarantuno anni fa, ucciso dal fuoco amico. La cerimonia, con il il capo della Polizia di Stato, si terrà il 23 settembre. I familiari: “Grazie al dottor Gabrielli e al questore Ricifari”

Sergio Zucco alla Squadra Mobile della questura di Cuneo

Sergio Zucco alla Squadra Mobile della questura di Cuneo

Aveva 26 anni, Sergio Zucco e una sola cosa in testa: essere un bravo poliziotto. Un sogno che coltivava fin da bambino, quando immaginava di arrestare i cattivi.

Da qualche mese, però Sergio aveva un altro pensiero nel cuore: diventare un buon padre per quella bambina che stava per nascere. Niente e nessuno gli avrebbe impedito di realizzare i suoi desideri: era giovane, determinato, ricco di buoni propositi e una famiglia solida alle spalle.

Sergio, però non aveva fatto i conti con un tragico destino che ha prima cambiato e poi spezzato la sua giovane vita, i sogni suoi e di chi lo amava.

Non aveva fatto i conti Sergio, con quella pallottola che gli si è conficcata proprio nelle prime vertebre della colonna celebrale, uccidendolo dopo alcuni giorni dove l’angoscia ed il dolore si alternavano ad una flebile speranza che non si è avverata.

Sergio Zucco, 26 anni, nato a Trinità, è morto il 27 settembre 1979, all'ospedale Santa Croce di Cuneo, in seguito alle ferite riportate due settimane prima, l'11 settembre, in un conflitto a fuoco durante un servizio antirapina alle Poste di Moiola. A sparargli non furono i banditi ma un carabiniere che, insieme ai colleghi, si trovava nello stesso posto per lo stesso motivo e pensò che su quell’Alfasud color aragosta, ci fossero i banditi. Sparò e colpì Zucco, che era seduto sul sedile del passeggero.

Sono passati tanti anni, quarantuno, per l’esattezza ma la perdita di un figlio è una ferita sempre aperta”, mi dice con gli occhi lucidi ma la voce ferma di chi ha lottato tutta una vita, Lucia Renaudo, 93 anni, mamma di Sergio. Accanto a lei, il figlio Bruno, fratello minore di Sergio e quasi quarant’anni trascorsi con la divisa della Polizia Locale addosso.

Io avevo vent’anni allora - ricorda con una certa commozione Bruno Zucco - e con mamma e papà Antonio, che ora non c’è più, mi trovai a gestire una situazione molto più grande di me, per la quale comunque non si è mai pronti”.

“Bruno, cosa si ricorda di quei giorni?”

“Tutto. Mi ricordo tutto, anche quello che speravo di dimenticare con il tempo. Il sogno di mio fratello è sempre stato quello di entrare nella Polizia di Stato. Lui lavorava come bigliettaio sui pullman ma lasci quell’impiego sicuro e vicino a casa per fare il corso a Vicenza, nel 1971.

Quando, dopo essere stato a Milano e ad Imperia arrivò a Cuneo, alla Squadra Mobile, era felicissimo: aveva 24 anni ed era tra i più giovani della questura. A settembre del ‘79 - prosegue con la voce emozionata, Bruno Zucco - per una serie di rapine in alcuni uffici postali nelle vicinanze di Cuneo, questura e carabinieri organizzarono, all’insaputa l’uno degli altri, dei servizi di prevenzione e vigilanza nella zona, con degli equipaggi vestiti in borghese ed a bordo di autocivetta. Quel maledetto 11 settembre lui ed il suo capopattuglia, furono incaricati della vigilanza all’ufficio postale di Moiola, il cui direttore era informato del servizio.

L’auto però fu notata da due carabinieri a bordo di un’altra autovettura civile e, ritenendo di trovarsi di fronte ai criminali, cercarono di bloccarli. Prima che i poliziotti potessero qualificarsi, uno dei carabinieri sparò con la propria pistola d’ordinanza, ferendo alla nuca mio fratello. Ricordo - precisa Bruno - che Sergio è sempre stato cosciente e fino all’ultimo ha creduto di salvarsi. Non ha mai saputo che a sparare era stato un collega dell’Arma. Lui era convinto fossero stati i rapinatori e ai suoi superiori chiedeva scusa per non essere riuscito a bloccarli”.

“Bruno, la sua famiglia ha mai incontrato il carabiniere che sparò a Sergio?”

No. Sapevamo chi era ma non ci siamo mai incontrati. Non ci sarebbe dispiaciuto, ma lui non si presentò mai alle udienze in tribunale e non venne mai a trovarci. Nessuno di noi prova rancore nei suoi confronti. È stata una tragica fatalità”.

“Mamma Lucia, la questura di Cuneo sarà intitolata a suo figlio”.

“Sono felice ed orgogliosa di questa intitolazione, arrivata dopo quarantuno anni - dice Lucia sorridendo -. Noi non abbiamo mai chiesto nulla ed abbiamo vissuto il nostro immenso dolore in maniera riservata, come è giusto che sia.

Ringrazio di cuore il capo della Polizia di Stato, il dottor Franco Gabrielli e naturalmente il signor questore, Emanuele Ricifari che ha avuto questo pensiero. Un grande onore per la mia famiglia e per il mio cuore spezzato dal dolore più grande che una madre può patire”.

La cerimonia di intitolazione della questura di Cuneo si svolgerà il 23 settembre alla presenza del capo della Polizia di Stato, Franco Gabrielli.

NaMur

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