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Curiosità | 17 settembre 2020, 15:20

È uscito il libro “Rosa, la bella del re”, firmato dal giornalista roerino Gian Mario Ricciardi

Nel volume dell’autore sommarivese il racconto della più grande e recente fiaba reale d’Italia

È uscito il libro “Rosa, la bella del re”, firmato dal giornalista roerino Gian Mario Ricciardi

Chi è Rosa, la bella del re? Non ci potrebbe essere domanda più curiosa. La risposta è contenuta nell’ultimo libro del giornalista roerino Gian Mario Ricciardi, che consegna in mano ai lettori un’opera piena di brio e palpiti del cuore. “Rosa, la bella del re” (Priuli & Verlucca editori) è un romanzo emozionante in un modo così intimo e profondo che non può mancare sugli scaffali della nostra libreria.

Tra le sue pagine, mito e realtà della “bella Rosin” si fondono, si cercano, si accavallano, creando una bellissima favola che in sé racchiude tante storie, così tante che è impossibile descriverle o spiegarle se non con le parole dello stesso autore.

La ragazza: lei, giovanissima; lui, sposato con una nidiata di figli; lei, 14 anni, un passato dignitoso, ma modesto, un futuro con pochi amici, ma un re nel cuore. Comincia così, in un autunno tiepido, nel castello di Racconigi, una trama d’altri tempi da leggere tutta d’un fiato. Lui è Vittorio Emanuele, futuro re d’Italia; lei figlia di un Tamburo maggiore. È il 1847. Buona, affabile, generosa: questi gli aggettivi che più ricorrono negli scritti che parlano di lei. Per il re dev’essere stata, soprattutto, dolcissima.

La bella del re: lui sposta il quartier generale ad Alessandria dove in una piccola località, Castelceriolo, la Rosina mette al mondo la primogenita Vittoria, battezzata con il cognome di Guerrieri. Vittorio va e viene, combatte, stringe accordi, ne brucia altri, ma il suo riferimento è lei. Donna del popolo si trasforma da “clandestina della storia” in una “influencer” costante.

Donna di governo: è lei che parla con il re, ne condiziona le decisioni e, forse, lo porta sulla strada dell’unità d’Italia. È lei ad introdurre Vittorio Emanuele, così attratto dalle donne, così distratto dalla caccia, ad entrare nel quadrante della storia, ad organizzare con i ministri, Cavour in testa, le svolte per il suo regno e per l’Italia. È lei a fronteggiare i ministri che, sempre, l’hanno osteggiata. Radicatissimo lo scontro con Camillo Benso conte di Cavour, che arriva anche a far circolare accuse di infedeltà pur di incrinare il rapporto tra lei e il re e a tenerla lontana dagli affari di governo. È una donna che conosce il potere, lo gestisce, lo usa. Per sé e la sua famiglia, ovvio, ma anche per la nazione. Come non immaginare che quando Vittorio Emanuele II scrive le bozze di quello che diventerà “Il grido di dolore” e la scelta definitiva delle guerre per l’unità lei non gli sia vicino. Butta giù le “bozze” nella stanza del castello di Sommariva Perno, dove sono ancora inquadrate. Amore, fantasia, genuinità, saggezza sono le sue doti principali che esercita tutta la vita.

Poi cambia lo scenario familiare e storico: il re ha vinto la guerra ed è popolarissimo; il Cavour se n’è andato sbattendo la porta, al suo posto c’è il Rattazzi; Maria Adelaide è morta; Vittorio Emanuele si sente sicuro e tenta una vera e propria convivenza con la sua donna.

La donna della vita: basta scorrere ciò che è rimasto delle lettere del re per capire quanto il legame tra i due fosse forte. Forte e semplice, forte e trasparente, forte e genuinamente italiano. La guerra è quella dell’autunno 1860 che si conclude a Napoli, dopo la liberazione delle Marche e dell’Umbria. Per il Capodanno del 1861 i due sono di nuovo a La Mandria, insieme. Lui diventa re d’Italia; Cavour muore.

La donna del popolo: la cascina Vidavì (località Valle della vite) è uno dei luoghi più frequentati. Un posto, nella terra delle fragole, che conserva discrezione e dolcezza di antico stampo. Vittorio Emanuele II, che sta per diventare re d’Italia, acquista per la sua donna, Rosa Vercellana, il castello, sale con la Bela Rosin in Val Casotto, arriva a Pollenzo, gira per il paese e va a caccia nella macchia, tra rocche e rivi. Pierfelice Borrelli in Cronache di Rosa Vercellana scrive: “Per Vittorio e Rosina quei posti furono un caro rifugio in tante occasioni, porto sicuro al termine di procellose navigazioni; molti eventi maturarono e si decisero lì”. In paese vengono Camillo Cavour, il conte Urbano Rattazzi, ministri e dignitari. Vittorio Emanuele sta con la sua amata, che ora è contessa; passa le sue giornate tra la caccia e gli affari di Stato, collegato con il telegrafo (il primo in un piccolo paese) al Parlamento di Palazzo Carignano. E così si consuma con puntate a Fontanafredda, Val Casotto, Valdieri, Pollenzo la favola di una piccola grande donna.

Preparatevi a solcare la più grande e recente fiaba reale d’Italia, a perdervi in questo vero e proprio colpo di fulmine, che celebra il potere delle storie d’amore. Finché la Rosa d’Italia non scriverà l’ultima pagina. 

Silvia Gullino

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