/ Economia

Economia | 18 settembre 2020, 09:30

Il caso Mulan: remake live-action del classico Disney

Il remake live-action del classico Disney è ormai disponibile sui piccoli schermi di tutto il mondo e ora non resta che indagare questa peculiare scelta di marketing

Il caso Mulan: remake live-action del classico Disney

Il remake live-action del classico Disney è ormai disponibile sui piccoli schermi di tutto il mondo e ora non resta che indagare questa peculiare scelta di marketing. Prima del dilagare del coronavirus Mulan sarebbe dovuto uscire a marzo, data d'uscita che è stata poi traslata per ben tre volte e che alla fine si è arresa al
consumo domestico. Difficile nascondere come l’epidemia abbia messo in ginocchio persino il colosso della Disney a causa delle ingenti perdite registrate in primo luogo dai parchi a tema, arrivando persino a una perdita netta di 4,7 miliardi di dollari. Robert Chapek, CEO della Disney, ha ammesso che questa uscita si tratta
semplicemente d’una tantum, una peculiarità in risposta alla situazione inedita che tutti stiamo affrontando. Ma sarà realmente così? O piuttosto si tratta di una manovra calcolata al fine di gonfiare la propria piattaforma di streaming con un titolo ad alta caratura?

Uno strano prezzo – Il caso Mulan

Il pubblico europeo dovrà sborsare 21,99€, cifra quantomeno inferiore ai 29,99$ negli USA. Questo se si è già clienti Disney +, altrimenti bisognerà ovviamente pagare prima l’abbonamento alla piattaforma di streaming. Questa chiaramente soffre l’abbandono di numerosi abbonati, stanchi dei pochi contenuti originali portati sulla piattaforma, che giustamente tenta dunque una forma di fidelizzazione lasciando Mulan nel nostro catalogo privato se e solo se il nostro abbonamento rimane attivo. La pochezza dei nuovi contenuti incide pesantemente sull'esodo degli abbonati. In totale controtendenza Netflix che, al contrario, lancia di continuo contenuti originali che, nonostante non siano sempre brillanti, restano comunque novità. Ed ecco dunque che Chapek, dopo Lilli e il vagabondo e Artemis Fowl, dei quali vi proponiamo le brillanti recensioni della redazione di Filmpost.it, intende rimpinguare il proprio catalogo, stavolta con un prezzo che va al di là dei 19,99$ di Trolls World Tour o Scooby!

I famosi 21,99€ hanno suscitato più d'una polemica da parte di chi si rifiuta di spendere tale cifra per vedere un film tra le mura domestiche, senza il grande schermo e l’apparato audio che si conviene a una sala cinematografica. L’idea di Disney però si scosta di netto da questa idea di consumo, pensando al prezzo
come alla somma del prezzo del biglietto per una famiglia intera, pop-corn e bibita compresi. Chiaro che in quest’ottica il risparmio non è da sottovalutare, pensando a una tipica famiglia di quattro persone che si reca al cinema ognuno con il suo spuntino. Vero è che non tutti sono soliti sgranocchiare in sala e ancor più vero è che non tutti hanno una famiglia di quattro persone, tutte per lo più interessate alla visione. Un prezzo singolare per una situazione singolare, anche se di certo le polemiche non si fermano qui.

Il boicottaggio – Il caso Mulan

Se il classico Disney del 1998 fu accolto come simbolo pop del femminismo di fine millennio, il remake sembrerebbe avere dinnanzi a sé una strada parecchio più tortuosa. La polemica esplose già l’anno scorso, quando l’attrice protagonista Liu Yifei si schierò apertamente dalla parte della polizia di Hong Kong, impegnata proprio in quei giorni nella lotta contro le manifestazioni pro-democratiche del Demosisto. Agnes Chow, una leader del movimento, fu proclamata “la nostra Mulan” dopo essere stata arrestata in piazza in risposta a quella disneyana, rifiutata. Ora è Joshua Wong, co-fondatore del movimento, a chiedere al pubblico di Twitter di boicottare il film evitando di prenderne visione, che sia
in sala o a in streaming. Secondo Wong Liu è “un’icona dell'autoritarismo che tradisce intenzionalmente i valori che Hollywood pretende di difendere”. Parole dure che attaccano non solo l'attrice e il film, ma anche l’intero colosso Disney.

Boicottate Mulan, ha invitato Netiwit Chotiphatphaisal, uno dei leader della protesta thailandese, affinché «Disney e il governo cinese sappiano che la violenza di stato contro le persone è inaccettabile». Un turbine di polemiche che ha intrappolato anche la stessa casa produttiva, troppo accondiscendente nel sorvolare sulle rigide politiche della polizia cinese. Accusare l’intera opera di
sceneggiatura filogovernativa pare però una gran iperbole, affidandosi al buon senso (o buon occhio se si preferisce ragionare in ottica più commerciale) di un'azienda così esperta è difficile pensare a un così ingenuo strafalcione. L'originale fu criticato per la sua scarsa indagine sugli usi e sui costumi asiatici, più stereotipati che realmente riprodotti, ma stavolta a banalizzazione dell'universo asiatico stavolta non sembrerebbe aver colto in fallo la Disney. L’impopolare scelta di eliminare il personaggio di Mushu a scopo realistico si rivelerà controproducente?

A casa o al cinema? – Il caso Mulan

Innegabile resta il fatto che l'industria cinematografica ha pesantemente accusato il colpo causato dalla quarantena: ritardi alle uscite e riprese bloccate sono solo alcune delle complicanze riscontrate. Ora, con le doverose precauzioni le sale stanno riaprendo e i film ci stanno nuovamente portando davanti al grande
schermo. Principe della ripresa è certamente Tenet, ultima fatica di Christopher Nolan. Tramite anche un’ottima campagna marketing che, oltre a valorizzare il prodotto, gli ha donato quell'aura di ripresa metaforica che tanto serviva, il film si è già da tempo auto- consacrato leader del “ritorno alla normalità”. Il film, costato 200 milioni di dollari, ha raggiunto quota 150 milioni di dollari di incasso e la strada per pareggiare costi di produzione e promozione è ancora lunga, complice di certo la chiusura dei cinema di Los Angeles e New York. Al di là di un’analisi estetica che in questo caso sarebbe ingenerosa persino After 2 è complice di aver rianimato le sale italiane.

E Mulan? In quanto remake live-action di un classico Disney tra i più amati avrebbe potuto facilmente sfondare la soglia del miliardo di incassi a livello globale, persino con la spinosa questione delle proteste. Introiti però da dividere con i gestori delle sale che, a questo punto, si trovano derubati di una gallina dalle uova d’oro. I cinema hanno provato a tornare a galla tramite la ridistribuzione di classici, ma sempre guardando verso Mulan come la luce in fondo al tunnel: un vero pugno nello stomaco il risultato. Una mossa prudente dunque, che non rischia di vedere il film nuovamente posticipato nelle sale e che non deve fare affidamento su quante di queste saranno effettivamente aperte. Non ci resta che vedere se davvero Mulan vale tutte queste peripezie, impegnandoci a scindere giudizio oggettivo dell’opera con l’oltremodo imponente trambusto che gli si annida alle spalle.

MoreVideo: le immagini della giornata

Загрузка...

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium