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Economia | 21 settembre 2020, 14:30

Luigi Gubitosi (TIM), “connessione significa coesione”

L’AD di TIM sottolinea come, in questo momento storico, garantire connessione all’intero territorio italiano significa contribuire alla sua coesione sociale

Luigi Gubitosi (TIM), “connessione significa coesione”

TIM e Luigi Gubitosi, sviluppare il 5G in Italia tra impegni governativi e investimenti delle tlc

Sono lontani, certo, i tempi in cui l’azienda era l’unica attrice in Italia in materia di telecomunicazioni. La Tim di Luigi Gubitosi prova ora, però, a recuperare il tempo perduto e il ruolo guida nell’innovazione del Paese e lo fa accettando una sfida, quella del portare il 5G in Italia, che è soprattutto, come dimostrato dall’emergenza sanitaria di questi mesi, una sfida di inclusione con forte rilevanza sociale.

È lo stesso Luigi Gubitosi, AD di Tim, infatti, a riportare dati secondo cui l’aumento di traffico mobile è stimabile, ogni anno, tra il 40% e il 50% rispetto al precedente. Si va verso una fine naturale del 4G, insomma, e garantire una buona connessione a tutti, ora tra l’altro che il Paese potrebbe far ricorso sempre più frequentemente a telelavoro e didattica a distanza, significa soprattutto velocizzare e favorire appunto l’adozione del 5G in Italia. Molto è già stato fatto in questi mesi, come le varie iniziative di TIM in tal senso dimostrano e, al contrario di quanto si potrebbe pensare, il lockdown è servito da acceleratore verso una transizione digitale prioritaria da tempo negli intenti e nell’agenda di governo. L’Italia, in altre parole, non è messa peggio degli altri paesi europei quanto a passaggio al 5G, ed è anzi al quarto posto in Europa, ma come sottolineato dall’AD Luigi Gubitosi ancora molto c’è da fare per potersi dire davvero all’avanguardia in materia.

<h2>Per Luigi Gubitosi, AD di TIM, il divario culturale è il primo ostacolo da abbattere per il 5G in Italia </h2>

Le resistenze da vincere sono culturali più che tecniche. Ossia non manca tanto l’infrastruttura per il 5G in Italia: il numero di cabinet (semplificando molto gli armadi in strada da cui passano le linee Internet veloci) installati in questi mesi dalla Tim di Luigi Gubitosi è, anzi, il doppio di quello inizialmente promesso. A mancare è soprattutto una cultura digitale diffusa e cross-generazionale. Ancora una volta, le settimane di serrata sono state particolarmente significative in questo senso e hanno dimostrato che, se è vero che c’è ancora un discreto gap digitale nel nostro Paese, non è tanto un divario in termini di accesso alle tecnologie – di connessione, in questo caso – quanto un divario legato alla familiarità, all’uso consapevole delle stesse, soprattutto tra le fasce di popolazione più anziane (ma non solo). Timori, preoccupazioni, falsi miti e vere e proprie fake news che circolano sul 5G in Italia sono, forse, l’esempio più lampante di quanto appena detto: lo stigma verso questa tecnologia di connessione, infatti, è largamente ingiustificato se si considera che il nostro Paese è tra quelli che ammettono in Europa valori limite più bassi quanto ad emissioni elettromagnetiche. Accanto allo sforzo governativo, delle big delle TLC come Tim e all’impegno dei relativi AD come Gubitosi serve, insomma, più e migliore alfabetizzazione digitale: solo convincendo la maggior parte degli italiani, di tutte le età e di tutte le provenienze geografiche e sociali, delle numerose opportunità ricollegate al 5G si potrà raggiungere quel livello (alto) di connessione che, per parafrasare ancora le parole dell’amministratore delegato Luigi Gubitosi, “è anche un alto livello di coesione sociale”.

La posta in gioco è alta, insomma, così come lo sono i rischi imprenditoriali e di governance, e la sfida del 5G in Italia non sembra una sfida che si possa vincere senza l’impegno di tutte le parti sociali.

Richy Garino

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