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Economia | 23 settembre 2020, 21:15

La Prima Repubblica perbene, vista da vicino da Beppe Ghisolfi: tra il governatore galantuomo Viglione e i nobili repubblicani Spadolini e Visentini

Il commosso ricordo del Banchiere scrittore, nel proprio best sellers numero 5, di un grande Presidente di Regione e dei due più autorevoli leader del Partito dell’Edera

La Prima Repubblica perbene, vista da vicino da Beppe Ghisolfi: tra il governatore galantuomo Viglione e i nobili repubblicani Spadolini e Visentini

C’è stata una Prima Repubblica perbene, della quale anche chi scrive – pur avendola vissuta soltanto marginalmente per ragioni anagrafiche – sente una qualche legittima nostalgia.

Questa “Prima Repubblica” viene “Vista da vicino” da Beppe Ghisolfi, banchiere scrittore, nel proprio best sellers numero 5, edito nuovamente da Nino Aragno, e dove sono rievocati passaggi storici e aneddotici imperdibili dei tempi in cui l’autore impugnava il microfono da direttore del TG4 di Telecupole.

In questi giorni in cui tanto si parla di governatori – termine giornalistico che abbiamo mutuato dall’ordinamento istituzionale degli USA per indicare i nostri presidenti di Regione da quando sono eleggibili direttamente dai cittadini dal 2000 – merita assolutamente di essere ricordato colui che ne fu l’antesignano e il predecessore e che, pur vigendo all’epoca l’elezione indiretta tramite il Consiglio regionale, con i cittadini si interfacciava familiarmente, allora molto più di adesso, chiamandoli per nome, anche dialettale, uno per uno.

Parliamo di Aldo Viglione, che da Morozzo arrivò a Torino ai vertici della Giunta e del Consiglio regionale, e che così viene narrato da Ghisolfi: “Uno dei politici a cui ho voluto più bene. Fu il primo, credo, a capire l’importanza della televisione e a utilizzarla con saggezza”.

Indimenticato rimane il programma “La notte del Presidente”: “Lo realizzavamo insieme, a cadenza settimanale, sino all’esaurimento delle nostre energie, non prima delle 2 di notte. Il pubblico telefonava senza sosta, e lui riconosceva ogni voce e ogni problema, da zia Giulia a nonna Maria a Petu e Giacu, li chiamava tutti per nome e per ognuno aveva una risposta”.

Andavo spesso in Consiglio regionale per realizzare le mie interviste. Al mio arrivo, a volte, Aldo Viglione sospendeva le sedute per alcuni minuti, per permettermi di lavorare in pace con le mie interviste. Due Consiglieri di prima nomina, un giorno si lamentarono con lui di questa prassi ritenendola troppo ossequiosa. La sua risposta li incenerì: “Voi non conoscete la potenza di Telecupole né Beppe. Ghisolfi o lo si ama o lo si distrugge, ma a distruggerlo non siamo più in tempo”. In effetti lui adorava me e io lui. Purtroppo ci siamo lasciati troppo presto a causa di un disgraziato incidente stradale. Un Presidente così, non l’ho più incontrato”.

Altro straordinario esempio di politico e statista galantuomo fu Giovanni Spadolini, giornalista, docente universitario e segretario del Partito Repubblicano con il quale diventò presidente del Consiglio.

Aveva una considerazione così alta di sé da autocitarsi – ricorda Ghisolfi con malinconica simpatia – Nelle interviste si mostrò sempre disponibile e gentile. Conosceva molto bene l’importanza della TV ed esternava con grande facilità”.

Certamente il suo carattere era difficile, e un giorno diede una lezione di perfidia che passò alla storia: “Lui era un super big, e succede spesso, in simili occasioni, che una serie infinita di personaggi minori ne approfitti per fare un saluto, un intervento, una dichiarazione. Un modo sciocco per cercare visibilità. Quella volta, prima di Spadolini, parlarono in dieci, e quando finalmente toccò a lui, il presidente elogiò “i numerosi e importanti (!) relatori” che lo avevano preceduto. Si scusò per la fretta dovuta, disse, a un aereo che lo attendeva a Torino, e lasciò la sala senza salutare nessuno e tra l’imbarazzo dei presenti”.

Quando il compianto Spadolini rivestì il ruolo di ministro della Difesa negli anni Ottanta, suo collega di Governo, al dicastero delle Finanze, era Bruno Visentini, anch’egli autorevole dirigente nazionale del Partito dell’Edera cresciuto con il segretario politico Ugo La Malfa che aveva messo in piedi una autorevolissima squadra istituzionale di cui faceva parte altresì Susanna Agnelli, sorella dell’Avvocato.

Ebbi la possibilità di intervistarlo più volte avendo militato per alcuni anni nel PRI di cui era capo in provincia di Cuneo l’avvocato albese Vitale Robaldo che divenne sottosegretario alla Difesa. Visentini rappresentava la competenza, quella di cui oggi ci sarebbe tanto bisogno ma che nella classe politica è diventata merce rara”.

Alla morte di “PeoMarengo, assessore comunale a Fossano scomparso in giovane età, e di cui Visentini aveva molta simpatia, Ghisolfi preparò un volumetto denso di testimonianze “e Visentini fu tra i primi a mandarmi il proprio ricordo con frasi molto affettuose”.

Pur essendo il PRI un piccolo Partito, “molti suoi rappresentanti, tra cui Visentini, avevano un ruolo non indifferente nelle Istituzioni per le loro qualità morali e intellettuali – ricorda Ghisolfi che lo ebbe anche ospite a pranzo con molti amici repubblicani – A Giovanni Spadolini e a Susanna Agnelli riservava battute colorite, di cui si rideva con gli avvocati Ernesto Algranati e Alberto Di Caro, ma che non mi pare opportuno riferire”.

comunicato stampa

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