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| 25 settembre 2020, 15:11

Cos’è l’Endodonzia?

Ce lo spiega il dottor Riccardo Rota

Cos’è l’Endodonzia?

Oggi abbiamo ospite della nostra rubrica il dottor Riccardo Rota, che da dieci anni si occupa quasi esclusivamente di Endodonzia e che collabora da anni ad Alba presso lo studio del dottor Mauro Ferri Borgogno.


Dott. Rota, ci spiega cos’è l’Endodonzia, ci faccia capire...

L’Endodonzia è la scienza medica che, nell’ambito dell’Odontoiatria, ha per oggetto i tessuti interni del dente, le loro patologie e i trattamenti correlati. Quando questi tessuti, o i tessuti che circondano la radice dentale, si ammalano o sono danneggiati a causa di carie o traumi il trattamento endodontico permette di salvare il dente.

 

Cos’è un trattamento endodontico o canalare o “devitalizzazione” del dente?

Il trattamento endodontico è una terapia odontoiatrica ambulatoriale che si rende necessaria quando la polpa, ossia il tessuto molle interno al dente, è infiammata o infetta per un danno provocato da una carie profonda, dall’esito di interventi sul dente o da un trauma grave e improvviso o più leggero, ma ripetuto, che ha provocato una frattura, scheggiatura o incrinatura profonda. La polpa dentaria, contenuta all’interno dei denti, popolarmente nota come nervo del dente, è in realtà un tessuto altamente specializzato, con funzioni residuali di sensibilità al freddo e idratazione della dentina.

A perturbare lo stato di salute pulpare possono intervenire varie situazioni patologiche, la più frequente delle quali è di gran lunga la carie dentaria. Se non si interviene tempestivamente, la cavità prodotta dalla carie si ingrandisce, si approfondisce e si estende finché la polpa viene raggiunta dai batteri, con trasformazioni irreversibili dovute all’infezione stessa. Quando si arriva a questo stadio la cura conservativa che consente di mantenere il dente evitando l’estrazione è la terapia endodontica, o cura canalare o, anche più impropriamente, devitalizzazione.

In generale l’Endodonzia mira a conservare i denti che hanno ricevuto un danno grave della loro struttura, che ha portato a un danno della polpa. La moderna Endodonzia si avvale di strumenti sofisticati per la diagnosi e la terapia, quali il microscopio operatorio, i rilevatori elettronici di lunghezza del dente, i biomateriali innovativi, la strumentazione meccanica in leghe speciali.

 

Il trattamento endodontico, per usare il termine corretto, in cosa consiste?

Il trattamento endodontico consiste nella rimozione della polpa (nervo dentale) infiammata e infetta presente all’interno del dente e per tutta la lunghezza delle radici, e nella sua sostituzione con un’otturazione permanente, previa adeguata detersione e sagomatura dei canali radicolari.

Il risultato è che il dente non sarà più un serbatoio infettivo e, dopo un’adeguata ricostruzione della corona, potrà continuare a svolgere le stesse funzioni di un dente integro. La percentuale di successo di una cura canalare corretta è, in condizioni normali, elevatissima. La percentuale diminuisce nei casi di ritrattamento endodontico, quando cioè è necessario ripetere la procedura per un insuccesso precedente (errori d’esecuzione, complessità anatomiche, difficoltà obiettive).

 

Quanto tempo richiede?

Il trattamento endodontico è ormai veloce anche per i molari, grazie alle nuove tecniche e alle moderne apparecchiature a disposizione. In una seduta di circa un’ora è possibile eseguire con successo una terapia endodontica corretta. Più tempo o più sedute possono essere necessarie per denti particolarmente infetti o calcificati. Tuttavia spesso, l’elemento trattato, al fine di preservare la sua durata e funzione nel tempo, necessita della protesizzazione e in quel caso sono necessarie sedute aggiuntive.

 

La cura canalare può far male?

Durante il trattamento endodontico il dolore è sotto controllo grazie all’anestesia locale. Un indolenzimento, che può essere soggettivamente più o meno fastidioso, può essere presente dopo la terapia, ma è facilmente controllabile con un comune analgesico. Raramente, in radici particolarmente infette, può svilupparsi un ascesso con dolore e gonfiore a causa del passaggio di batteri nell’osso che circonda le radici. L’insorgenza di queste complicanze non pregiudica necessariamente il successo del trattamento in corso.

 

Mi ha parlato prima dell’utilizzo del microscopio, ci fa capire meglio?

Premesso che non è uno strumento indispensabile all’Endodonzia, credo che i vantaggi, ai fini di una corretta terapia, siano innegabili; inoltre, considerando anche la grande variabilità dell’anatomia endodontica di ogni Paziente, spesso risulta di essere di grande utilità. Ci sono poi alcuni casi, particolarmente complessi, in cui non è possibile eseguire una terapia di successo senza l’ausilio del microscopio intraoperatorio. Il microscopio permette di lavorare con standard qualitativi maggiori perché si può fare bene solo ciò che si vede bene.

 

Un consiglio: è meglio curare un dente o sostituirlo?

Assolutamente è meglio conservare il proprio dente in quanto presenta innumerevoli vantaggi. Fondamentale risulta una accurata diagnosi iniziale: alcuni denti presentano problematiche non recuperabili o non recuperabili in maniera predicibile e con successo nel lungo termine; quindi in questi casi selezionati purtroppo è necessaria l’estrazione del dente e la conseguente sostituzione con una protesi.


Ringraziamo il dottor Riccardo Rota e per qualsivoglia approfondimento il dottore, iscritto all’Ordine di Asti (numero 235), riceve previo appuntamento nello studio DENTISTRY FB srl (sirettore sanitario della struttura, Dr. Mauro Ferri Borgogno, iscritto all’ordine di Cuneo al numero 00029) in corso Piera Cillario 8 ad Alba (www.studioferriborgogno.it; tel. 0173.366.349; cell. 331.155.77.68).

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