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Cronaca | 30 settembre 2020, 09:54

'ndrangheta a Bra: “L’ex assessore Borrelli ha chiarito la sua posizione in Procura a Torino”

L'esponente Pd era stato coinvolto nell'inchiesta coordinata dalla Dda di Torino con l'accusa di voto di scambio. Il difensore Stefano Campanello: “Abbiamo fiducia nella giustizia e dopo le spiegazioni del mio cliente spero che l’inchiesta venga archiviata”

L'ex assessore braidese Massimo Borrelli

L'ex assessore braidese Massimo Borrelli

“Il mio cliente ha chiarito la sua posizione con un incontro in Procura a Torino, dove ha potuto fornire le sue spiegazioni in merito alle accuse che gli sono state mosse. Siamo soddisfatti perché, a nostro avviso, sono stati chiariti molti punti. Ora attendiamo con fiducia le valutazioni del pubblico ministero”.

Con queste parole l’avvocato Stefano Campanello di Alba ha commentato l’incontro avuto nei giorni scorsi presso la Procura torinese, da Massimo Borrelli, ex assessore del Comune di Bra in quota Pd, che si era dimesso dopo l’indagine che lo vede indagato per scambio elettorale politico mafioso, nell’ambito dell’inchiesta sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nella città della Zizzola.

“L’incontro - precisa il legale - è stato un’occasione per chiarire molti aspetti, un confronto che il mio assistito aveva richiesto fin da subito. Borrelli ha ribadito la sua estraneità al fatto, fornendo validi elementi per appurare che non ha ragione di esistere l’accusa di voto di scambio contro di lui. Naturalmente - conclude l'avvocato Campanello - siamo fiduciosi sul decorso che farà la giustizia. Ora vediamo se sarà necessario dare altre spiegazioni agli inquirenti o se, come noi auspichiamo, l’indagine che riguarda Borrelli sarà archiviata”.

L’inchiesta di fine giugno - condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia del Piemonte - che portò a individuare e smantellare una locale di ‘ndrangheta all’ombra della Zizzola, aveva sconvolto la città.

Tra gli avvisi di garanzia c’era anche quello all’indirizzo dell’assessore Massimo Borrelli. Per l’accusa avrebbe intrattenuto rapporti con la famiglia Luppino, che nelle intercettazioni vantava di poter contare sui favori di un esponente della pubblica amministrazione di Bra, che avrebbe offerto al capo della “locale” - il boss Salvatore Luppino - un lavoro in cambio di favori elettorali.

NaMur

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