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Monregalese | 01 ottobre 2020, 11:45

Monregalese, assolta prostituta finita a processo per rapina e lesioni aggravate

Nel 2014 avevano litigato in quattro per contendersi una piazzola lungo la Fondovalle Tanaro, tra Mondovì e Carrù

Immagine di repertorio

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Si è concluso nel pomeriggio di ieri, 30 settembre, presso il tribunale di Cuneo, il processo riguardante una lite tra quattro prostitute sfociata in rapina e lesioni aggravate a carico di A.W.C.P., ecuadoregno, e la connazionale G.A.C.E., quarantenni, nei confronti di una donna rumena e una albanese.

Motivo della lite, il contendersi della piazza su cui esercitare: infatti l’episodio è avvenuto sulla provinciale di Fondovalle Tanaro, tra Mondovì e Carrù.

I fatti risalgono al 28 settembre del 2014. Secondo la ricostruzione della Procura, G.A.C.E., dopo essere stata esortata dalla donna rumena ad allontanarsi dalla piazza in quanto “non aveva mai esercitato in quel posto”, la avrebbe presa per i capelli e, dopo averle sferrato un pugno, si sarebbe impossessata del suo portafoglio, mentre A.W.C.P. le strappava di mano il cellulare e le spruzzava negli occhi uno spray urticante; A.W.C.P. avrebbe successivamente usato lo stesso spray anche nei confronti di un’altra prostituta albanese, arrivata per difendere la donna.

Nella scorsa udienza del processo era stata sentita come testimone la donna albanese, intervenuta per soccorrere l’amica, che aveva confermato quanto accusato dall’altra parte offesa, aggiungendo di aver riconosciuto sull’album fotografico mostratole in caserma soltanto A.W.C.P., transessuale.

Durante la discussione, oltre ad essere venuti a conoscenza della morte di G.A.C.E., è stata sentita la prostituta rumena, che ha negato ciò che a suo tempo aveva dichiarato durante l’interrogatorio dai Carabinieri: “Non sono stata né picchiata né rapinata del portafoglio e del telefono. Mi hanno spinta e spruzzato addosso dello spray urticante, io sono svenuta e sono andata all’ospedale.”

A fronte della richiesta, del PM Carla Longo, di una condanna a 4 mesi di reclusione, il tribunale collegiale ha assolto A.W.C.P. per insussistenza dei fatti. Le dichiarazioni contrastanti e incerte della donna rumena costituitasi parte civile sono insufficienti a raggiungere un accertamento della colpevolezza.

CharB.

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