Bruno Avataneo negli ultimi anni ha compiuto ricerche storiche sulla sua famiglia materna di origine, i Castelletti di Mantova. Ne è scaturito un libro intenso, tra diario intimista, documento storico, biografia. Lo presenta venerdì 30 ottobre alle ore 18 alla Soms di Progetto Cantoregi a Racconigi, in un incontro in dialogo con Alberto Cavaglion e accompagnato dalle letture di Irene Avataneo.
L’ingresso è libero e avverrà in modo contingentato, nel rispetto delle misure di sicurezza dovute all’emergenza Covid 19. Consigliata la prenotazione: 335.8482321 – info@progettocantoregi.it
Come si legge nella Prefazione di Alberto Cavaglion «questo non è un libro di memorie» anche se è costruito sulla memoria: «gli antenati, una volta si sarebbe detto “i maggiori”, Avataneo è andato a cercarseli, scavando nelle carte e insieme nei ricordi d’infanzia. La ragione che lo ha mosso non ha niente a che fare con la scrittura di sé. Se mai ci troviamo davanti a una “autobiografia riflessa”, fondata su una rigorosa ricerca archivistica. È a suo modo un (copioso) diario intimo compilato con voci (e carte) altrui, “per interposte (e assai numerose) persone”. “Fantasmi ritrovati”, per fedeltà a se stesso e al racconto della propria vita.»
L’autore non rinuncia tuttavia a puntellare le storie ricomposte con le suggestioni che lo hanno accompagnato nel suo percorso esistenziale, a partire dal “non detto” in famiglia.
Viene percorsa così la trama plurisecolare dei Castelletti, immersa nella vita di una città: Mantova, con le sue acque, la sua umidità, le sue nebbie, la sua meravigliosa storia ebraica. Una vicenda che inizia con alcuni documenti della seconda metà del Cinquecento – alcuni con riferimenti alla prima parte del secolo – in cui si trovano i nomi dei primi appartenenti alla famiglia: Moise, Benedetto, Gentilhomo, Daniel e si dipana negli anni tra successi e insuccessi, fatti storici e della vita di ogni giorno che coinvolgono i suoi tanti protagonisti, all’interno di una comunità che sperimentò alcuni secoli di relativa tranquillità (i Gonzaga durante il loro dominio intrattennero buoni rapporti con i loro sudditi ebrei, situazione che perdurò quando Mantova passò a far parte dell’Impero degli Asburgo), visse le speranze del Risorgimento, la crescita economica e civile durante i primi decenni dello Stato unitario per poi dover affrontare il crescente antiebraico fascista e la tragedia delle deportazioni verso la Shoah.