Ad occhi aperti - 10 ottobre 2020, 17:03

Cambiare per non essere travolti - The Killing Joke

Dobbiamo imparare a lavorare su di noi, a capire che vivere vuol dire incappare in tragedie (piccole, personali, ma anche grandi, immense e inaspettate), spesso non possiamo evitarle in alcun modo. L’unica cosa che possiamo fare, dopo le prime reazioni, è comprendere cosa tra le macerie può esserci ancora di valore e lavorare per difenderlo, e farlo crescere. O abbatterlo, magari. In una parola: cambiare.

Una vignetta del fumetto

Una vignetta del fumetto

“Batman: The Killing Joke” è una storia a fumetti pubblicata dalla DC Comics nel 1988, scritta da Alan Moore e disegnata da Brian Bolland.

Tra le storie più celebri del “cavaliere oscuro”, esplora il complesso rapporto tra l’Uomo Pipistrello e il suo più grande nemico, il Joker, delineando anche una sorta di origin story per il clown del crimine e ponendo un’importante domanda: i due personaggi, icone immortali della narrativa a quattro colori, quanto sono realmente distanti? Batman è davvero l’opposto del Joker? O è più una sua versione “di senso contrario”?

Il problema non è il problema. Il problema è il tuo approccio rispetto al problema. Comprendi?

Iniziamo con questa citazione dall’unico film della saga de “I Pirati dei Caraibi” che mi sento onestamente di considerare come esistente nella nostra realtà condivisa (magari fosse vero), e onestamente potremmo anche concludere qui questo appuntamento con “Ad occhi aperti”.

Perché è una frase tanto semplice, a livello di contenuto, che non ci sarebbe bisogno di altro per descrivere non solo gli ultimi giorni, ma l’intero anno 2020.

La pandemia, i risvolti economici, ora anche l’alluvione: quanti “problemi” abbiamo dovuto affrontare, in questi mesi. E rispetto a quanti di questi l’abbiamo  fatto con spirito di sacrificio, intraprendenza, buona volontà, entusiasmo? Esatto, con tutti (almeno all’inizio, per fortuna abbiamo smesso di applaudire dalla finestra… e questa spero davvero sia l’unica battuta “fuori tempo massimo” sul lockdown che troverete nel pezzo, ma in effetti non posso assicurarvelo).

Ma il punto non è, e non può (e non dovrebbe) essere, il modo in cui reagiamo istintivamente alle tragedie. Se c’è una cosa che l’essere umano in quanto tale sa fare molto bene è rialzarsi e rimboccarsi le maniche (altrimenti non saremmo mai arrivati a colonizzare un pianeta intero); quello in cui mi pare abbastanza chiaro non ci siamo mai dimostrati molto capaci è analizzare una tragedia e imparare da essa in tempo utile per evitarla o ridurne gli effetti.

Il modo, insomma, in cui ci approcciamo ai problemi. Che in un certo senso è anche il tema portante di “The Killing Joke”.

Prima di diventare il sadico criminale sorridente che tutti conosciamo e amiamo, il Joker era un comico fallito, incapace di reggere la pressione di una vita letteralmente in bianco e nero. Con una moglie a cui sente di non riuscire a badare e con un figlio in arrivo, si fa tirare dentro un colpo a una fabbrica di prodotti chimici… e il resto è storia, davvero.

Nel corso della vicenda il Joker si lascia andare ad alcuni degli atti criminali più gravi che abbia mai compiuto un qualsiasi personaggio dei fumetti americani: spara a Barbara Gordon riducendola sulla sedia a rotelle, la molesta (e, si lascia intendere, la stupra) fotografandone ogni istante, rapisce suo padre il Commissario Gordon e lo tortura fisicamente e psicologicamente per spezzarne la volontà. Vuole portare sia lui che Batman oltre il limite, mostrargli come tutto ciò che separa lui e la “gente normale” non sia nient’altro che “una brutta giornata”. E nel confronto finale con l’Uomo Pipistrello lo riconosce, capisce che anche lui ne ha avuta una (alludendo inconsapevolmente all'omicidio dei suoi genitori) e che lui ha reagito in modo altrettanto folle e violento: Joker e Batman sono più simili di quanto chiunque immagini. Ma il Joker perde comunque questo “braccio di ferro morale” - come ogni cattivo dei fumetti che si rispetti – perché il Commissario Gordon non oltrepassa il limite e, una volta liberato da Batman, gli chiede di bloccarlo e farglielo arrestare. La Giustizia, l’ideale più alto di tutti, deve trionfare sempre e comunque.

Il parallelo tra la vicenda narrata e i disastri che abbiamo dovuto affrontare in quest’anno è esagerato, ne convengo anche io. Ma è della reazione che vorrei parlare: non possiamo diventare animali che reagiscono agli stimoli esterni e ai pericoli improvvisi sempre e solo con il paradigma “attacca o fuggi”.

Dobbiamo imparare a lavorare su di noi, a capire che vivere vuol dire incappare in tragedie (piccole, personali, ma anche grandi, immense e inaspettate), spesso non possiamo evitarle in alcun modo. L’unica cosa che possiamo fare, dopo le prime reazioni, è comprendere cosa tra le macerie può esserci ancora di valore e lavorare per difenderlo, e farlo crescere. O abbatterlo, magari.

In una parola: cambiare.

simone giraudi

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