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Cuneo e valli | 15 ottobre 2020, 18:00

A processo con l’accusa di truffa ai danni dell’Inps perché “falso invalido”: assolto

Nel 2017 era stato denunciato perché per l'Inps era invalido al 100% e costretto su una sedia a rotelle, invece camminava

A processo con l’accusa di truffa ai danni dell’Inps perché “falso invalido”: assolto

Si è concluso nella mattinata del 15 settembre con una pronuncia di assoluzione per insussistenza del fatto il procedimento relativo al cuneese G.I., difeso dall’avvocato Martino, che, nel 2017 era stato denunciato dall’Inps per truffa aggravata e continuata. 

In quell’occasione era stata contestata la percezione indebita della pensione di inabilità civile, dichiarata al 100% e dell’indennità di accompagnamento per il periodo compreso tra il febbraio 2015 e il marzo 2017 per un importo di 21.382,00 euro. In particolare, si è discusso dell’erogazione di un emolumento collegato ad un’invalidità civile totale e delle indennità corrisposte a G.I. secondo le disposizioni della legge 18/1980.

Durante il processo il p.m. Chiara Canepa ha portato davanti al giudice tutti gli elementi raccolti nel corso delle indagini che, secondo la stessa, sarebbero stati tali da far ritenere che la tesi secondo cui il soggetto fosse totalmente privo della capacità di deambulare risultasse del tutto scorretta e infondata. Nella sua discussione, la Dottoressa ha sostenuto che G.I. avrebbe simulato l’invalidità civile del 100% : assumendo un atteggiamento artificioso e fraudolento, incentivato anche dall’utilizzo di un bastone e una sedia a rotelle dalla quale l’uomo avrebbe fatto finta di non potersi alzare, avrebbe indotto in errore la commissione di medici dell’Asl, che si occupa di valutare l’invalidità di un soggetto, per farsi corrispondere il profitto.

In aula sono state allegate numerose prove a sostegno dell’accusa del pubblico ministero, come ad esempio una fotografia reperita dal profilo facebook di G.I.,  in cui lo si nota chiaramente stare in piedi senza l’ausilio di un bastone; alcuni filmati che lo vedono camminare autononamente - privo dunque di un appoggio- per dirigersi verso lo sportello bancario e ancora, è stato rammendato il fatto che l’uomo avesse la patente di guida e guidasse un’automobile che non era fornita dei presidi necessari per chi ha una disabilità. In ultimo, si è fatto notare che il soggetto, impegnato nel volontariato, spesso si recasse all’associazione percorrendo un tragitto a piedi con passo svelto e deciso, senza anche qui, l’utilizzo di un sostegno ortopedico.

Il pubblico ministero, alla luce di questi elementi e all’individuazione dell’elemento soggettivo del dolo, ha demandato al giudice di condannare G.I. a 16 mesi di reclusione e al pagamento di 1.000 euro di multa.

A fronte di ciò, l’arringa difensiva non si è fatta attendere. L’avvocato Martino ha affermato che G.I è gravemente malato dal 2013. Nonostante si fosse sottoposto ad un intervento chirurgico (non rivelatosi risolutivo) e fosse stata appurata la cronicità della patologia, nel 2014 gli era stata riconosciuta dal suo medico curante un’invalidità del 50%.

La situazione però, dettata da una lombosciatalgia irradiata a tutto l’arco inferiore e una notevole debolezza degli arti inferiori, si è aggravata. A questo punto, su indicazione del medico l’imputato è tornato davanti alla commissione di medici e a febbraio 2015 la sua invalidità è stata riconosciuta al 100% ma dichiarata “rivedibile”: infatti il caso avrebbe dovuto essere rivisto dopo 2 anni per constatare lo stato evolutivo migliorativo, peggiorativo o stabile della malattia. Nel 2017, a seguito della verifica, G.I. è stato dichiarato nuovamente invalido al 100%.

“All ’imputato è stato impiantato un elettrocratere allo scopo di ridurre il più possibile la sintomatologia dolorosa e congenita data dalla malattia. Quando il medico curante ha certificato non l’impossibilità ma la difficoltà di deambulare, la commissione avrebbe infatti potuto negare l’invalidità civile del 100%. Il motivo per cui G.I. ha percepito l’emolumento non è stato per via di una condotta illecita e truffaldina, ma di un errore incolpevole della commissione medica nel 2015. Verificando la discrasia l’Inps avrebbe potuto effettuare dei controlli o degli accertamenti ma non l’ha fatto.”  Queste le parole dell'avvocato Martino prima della richiesta al giudice di assolvere l’imputato.

Il processo si è concluso con la pronuncia di una sentenza di assoluzione nei confronti di G.I. per insussistenza dei fatti.

CharB.

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