/ Cronaca

Cronaca | 20 ottobre 2020, 14:08

Topicida al marito ricoverato: a sentenza il processo alla presunta mantide braidese

Rinviato al 16 novembre l’atto finale del procedimento di primo grado alla donna accusata di tentato omicidio. Il difensore: "Circostanze escludono il proposito di uccidere"

Le indagini sul caso furono condotte dai Nas di Alessandria, col ricorso anche all'utilizzo di telecamere installate nella stanza di degenza dell'uomo

Le indagini sul caso furono condotte dai Nas di Alessandria, col ricorso anche all'utilizzo di telecamere installate nella stanza di degenza dell'uomo

Era atteso per venerdì scorso. E’ stato invece rinviato di un mese, al prossimo 16 novembre, l’atto finale del processo di primo grado che vede la 50enne braidese Laura Davico imputata con la grave accusa di di avere attentato alla vita del marito.

La donna era stata arrestata il 28 dicembre 2018, al termine di un’attività investigativa coordinata dalla Procura di Asti e partita da una segnalazione dei sanitari dell’ospedale "Santo Spirito" di Bra, dove l’uomo era ricoverato, e condotta dai Carabinieri del Nucleo Anti Sofisticazione di Alessandria anche con l’ausilio di telecamere poste nella sua stanza di degenza.

L’accusa è quella di aver somministrato al 56enne Domenico Dogliani un mix di farmaci contenente anche un potente topicida, mentre lui era ricoverato per una forma di polmonite che non accennava a risolversi nonostante le cure già prestategli alle Molinette di Torino e quindi al nosocomio braidese.

L’udienza di venerdì è stata dedicata ancora al confronto tra i periti consulenti delle parti, non lasciando tempo a una discussione della sentenza che il giudice Francesca Di Naro ha ora programmato al 16 novembre

Dalla primavera scorsa la donna è sottoposta all’obbligo di dimora presso il domicilio della madre, dopo essere stata detenuta alle Vallette di Torino e agli arresti domiciliari.

"La somministrazione di farmaci, e non di sostanze venefiche, secondo noi non aveva in concreto un’oggettiva idoneità omicidiaria – è il commento del suo difensore, l’avvocato Roberto Ponzio di Alba –. I modi di acquisto delle sostanze, avvenuti in farmacie locali con l’annotazione del codice fiscale della donna e il contesto ospedaliero in cui i fatti sono avvenuti escludono il proposito di uccidere. Un eventuale progetto omicidiario non si realizza in ospedale, dove ci sono quotidiani controlli che evidenziano l’assunzione di sostanze extraterapia".

E. M.

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium