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Scuole e corsi | 22 ottobre 2020, 12:15

Le superiori si preparano alla didattica a distanza al 50%, i dirigente Ivan Re: "La scuola era ed è pronta. Chiediamo regole certe, che non cambino ogni settimana"

L'ordinanza di Cirio è del 20 ottobre e prevede che le classi dalla seconda alla quinta facciano didattica al 50% in presenza e al 50% a distanza. Necessario alleggerire il trasporto pubblico

Le superiori si preparano alla didattica a distanza al 50%, i dirigente Ivan Re: "La scuola era ed è pronta. Chiediamo regole certe, che non cambino ogni settimana"

Da lunedì 26 ottobre in tutte le scuole superiori, statali e paritarie si dovrà alternare la didattica digitale a quella in presenza, per una quota non inferiore al 50%, nelle classi dalla seconda alla quinta.


Ogni istituto, nella sua autonomia, individuerà le misure organizzative ritenute più idonee tenuto conto dell’organico e del contesto interno. Il testo dell'ordinanza

Il fine è di evitare il sovraffollamento dei mezzi pubblici, tra i luoghi a più alto rischio di contagio.

Ne abbiamo parlato con il dirigente dell'Itis Mario Delpozzo di Cuneo, Ivan Re, nella sua veste di presidente provinciale Associazione Nazionale Presidi.

Dopo un'estate passata a misurare e adeguare tutto, mentre non è stato fatto nel settore Trasporti, competenza regionale, si decide per la didattica a distanza almeno al 50%. Non è un ennesimo scaricare colpe e oneri sulle scuole?

"La scuola era pronta ed è pronta. Rimangono i problemi di sempre con alcune classi sovraffollate, le nuove aule non sono ancora pronte o almeno non in tutte le situazioni ed i banchi di cui tanto si è parlato non sono ancora arrivati, spiega Re. Nonostante questo i dirigenti hanno trascorso l’estate con alcuni docenti a ipotizzare scenari e soluzioni. Gli stessi dati dei contagi indicano come la scuola non sia stata elemento di trasmissione del virus e molti commentatori, anche politici, hanno addossato la responsabilità ad alcuni settori quali i trasporti, lo sport e le feste private. Noi non abbiamo questo tipo di dati, ci limitiamo a rilevare che abbiamo lavorato bene, cercando di avere sempre a mente che la scuola è apprendimento".

Ma cosa succederà dal prossimo 26 ottobre?

Come spiega il dirigente, ogni scuola ha caratteristiche e complessità differenti e dovrà dare seguito all’ordinanza organizzandosi in autonomia. "E’ probabile che alcuni istituti sceglieranno di alternare settimanalmente le classi mentre altri opteranno per una soluzione su base settimanale che preveda alcuni giorni a scuola ed altri a casa". 

Poi aggiunge: "C'era una gran voglia di tornare a scuola. In questi giorni la consapevolezza della necessità di tenere alta la guardia è nuovamente aumentata e di conseguenza anche le nuove misure ritengo saranno comprese".

Ciò che i dirigenti chiedono, però, sono regole chiare, che non cambino di settimana in settimana e che diano il tempo di prendere decisioni meditate, visto che coinvolgono docenti, studenti e famiglie. Re chiude con una nota un po' polemica: "Oltre a questo, chiediamo che la gestione dei docenti venga semplificata. Ad oggi, se uno studente risulta positivo, automaticamente la classe viene messa in isolamento. Se però anche i docenti sono in isolamento pur non avendo avuto contatti stretti con lo studente positivo, la scuola potrebbe non essere più in grado di garantire le lezioni. Anche il caso di isolamento attivo ci lascia molto perplessi, in quanto non si comprende la ragione per la quale un docente possa andare a lavorare ma non andare, nel suo tempo libero, a fare la spesa. La scelta di alcune ASL di non fare più tamponi (o perlomeno non garantirli) non può ricadere sulla libertà individuale di movimento, soprattutto quando è pura scelta precauzionale non correlata ad alcun dato scientifico, in quanto in assenza di tampone".

barbara simonelli

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