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Saluzzese | 25 ottobre 2020, 07:54

La Val Po piange Renato Maurino: addio all’“architetto corsaro”. Resterà la sua impronta indelebile lasciata nel corso degli anni

Aveva 86 anni. Uomo dalla cultura sconfinata, Maurino ha dedicato gran parte della sua vita professionale al recupero degli immobili in montagna. Quella Montagna (non a caso con la M maiuscola) della quale l’architetto era follemente innamorato

Renato Maurino

Renato Maurino

Si è spento all’età di 86 anni Renato Maurino.

L’ “architetto corsaro”, citando il titolo del video-documentario a lui dedicato e presentato poco più di un mese fa, è morto ieri pomeriggio (sabato) all'ospedale di Savigliano, dove si trovava ricoverato.

Uomo dalla cultura sconfinata, professionista che con le sue capacità è stato in grado di lasciare un’impronta indelebile nelle Terre Alte, Maurino ha dedicato gran parte della sua vita professionale al recupero degli immobili in montagna.

Quella Montagna (non a caso con la M maiuscola) della quale l’architetto era follemente innamorato e dove, fino a quando la salute glielo ha permesso, ha deciso di vivere, nella sua splendida casa di Ostana, vista Monviso.

Un carattere forte, deciso, che lo ha portato spesso ad esporsi – in maniera netta e critica – dicendo la sua, senza mai lesinare critiche, su interventi di recupero o “ristrutturazioni”.

Il 19 settembre, nella chiesa di San Chiaffredo di Crissolo, era stato proiettato il video documentario “L’intervento sensibile” (regia di Davide Giordano), dedicato interamente alla vita ed alle opere dell'“architetto corsaro”.

Io ho avuto molte volte la convinzione che se non avessi fatto l’architetto, avrei voluto fare l’architetto!” erano le parole di Maurino per descriversi, espressione di passione e gratitudine verso un mestiere scelto e profondamente amato.

Dotato di intuizione e sensibilità, egli è stato il primo architetto di montagna a dare importanza al rapporto tra edificio ed ambiente. Erano gli anni 70 ed a quel tempo l’architettura aveva stravolto per sempre la fisionomia di troppe vallate alpine, purtroppo trasformate in una sorta di parte lesa dell’estetica del bello.

Il Centro di Ricerca dell’Istituto di Architettura Montana del Politecnico di Torino aveva dedicato un “capitolo” alla vita professionale dell’architetto Maurino, intitolato “Recupero del patrimonio storico”.

Un’“esperienza unica ed esemplare è quella del paese di Ostana, in alta valle Po, dove la collaborazione tra un architetto – Renato Maurino – e l’amministrazione locale ha permesso di dare il via a un diffuso e condiviso processo di riuso del patrimonio storico in un’ottica di qualità e di sviluppo sostenibile.

Il caso di Ostana rimanda a quelle che paiono essere le nuove sfide delle Alpi occidentali italiane all’inizio del XXI secolo: opportunità di vita e insediative alternative a quelle delle grandi città e delle pianure urbanizzate, possibilità di praticare attività e stili di vita molteplici e differenti, occasioni di lavoro diversificate legate alla valorizzazione delle risorse locali”.

Se ne va un indiscusso personaggio per la Valle Po, ma non solo.

Ne sentiremo la mancanza, consci che di Renato Maurino rimarrà proprio quell’indelebile impronta lasciata nel corso dei decenni.

Nicolò Bertola

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