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Attualità | 27 ottobre 2020, 10:01

L'ex sindaco di Borgo risponde sul "tunnel del Mercantour": "Una soluzione che avrebbe risolto i problemi viabili di Demonte e Aisone"

Riceviamo e pubblichiamo

Marco Borgogno

Marco Borgogno

Gentile Direttore,

leggo con piacere, da vecchio amministratore e conoscitore delle Valli Stura e Gesso, l’articolo di Giampaolo Testa su un argomento  del quale si potrebbe scrivere un’enciclopedia. In realtà manca un pezzo di questa storia incompiuta, tutta italo/cuneese.

Il progetto del tunnel Ciriegia – Mercantour, che prevedeva l’arrivo stradale da Cuneo in valle Gesso, presso Roccavione tramite il traforo del Monserrato, per poi salire verso Sant’ Anna di Valdieri, fu abbandonato verso la metà degli anni ’90 per un percorso più agevole a detta dei proponenti. Partì quindi una nuova proposta, con tanto di disegni, di studi e di sondaggi geologici imponenti, per passare dalla valle Stura sotto Sant’Anna di Vinadio per raggiungere la Francia a Isola, in val Tinée, partendo da Pratolungo; mentre il progetto originario, dalla valle Gesso, sarebbe sboccato nella valle Vésubie a Saint Martin. L’avvicinamento viabile da Borgo al nuovo tunnel, sarebbe avvenuto sulla destra orografica dello Stura, evitando il traforo del Monserrato. Si è sempre fatta confusione tra questi due progetti, rimasti, per quanto ne so, entrambi  sotto un unico titolo: “Traforo del Mercantour”.

Erano trascorsi più o meno trent’anni dall’accordo politico Falco/Cipellini, presidente e vice della Provincia; personaggi che avevano gettato le basi nel 1965 per una iniziativa coraggiosa e meritoria, guardando al futuro. Tempi in cui Cuneo e Nizza si trattavano quasi da pari grado!

Per quanto ricordo era la S.I.TRA.CI (Società Italiana Traforo Ciriegia) a gestire anche il secondo progetto. Una società che, con tutto il rispetto per la persona stimabile di Cicci Revelli e le premesse che avevano portato molti enti e privati a partecipare al capitale sociale, possiamo annoverare tra le iniziative fallimentari della nostra locale storia recente; gli esiti di mezzo secolo di attività sono lì, implacabili, a dimostrarlo.

Partecipai allora a diverse riunioni in Valle Stura, come consigliere di Comunità Montana, per illustrare il nuovo progetto, ma devo ammettere di avere sempre trovato solamente opposizioni, il solo fatto di essere favorevole mi poneva in cattiva luce: i borgarini dovevano pensare ai fatti loro! La difesa per la propria terra da parte dei nostri montanari li portava ad essere contrari a una soluzione che – tenetene conto -  avrebbe risolto i problemi viabili di Demonte e Aisone dando al secondo valico internazionale del Piemonte, il Maddalena, quel decoro che avrebbe meritato. Questa è la storia delle tante occasioni mancate dalle nostre parti, come quella ormai centenaria della diga di Moiola.

Per tentare di rispondere agli interrogativi posti da Giampaolo Testa, alla ricerca delle ragioni che hanno ostacolato questi progetti possiamo annoverare le opposizioni della gente e delle amministrazioni locali che fecero buon gioco all’ANAS, scarsamente interessata all’opera, se non per quella di finanziare lautamente progetti e sondaggi inutili. Anche i rapporti di forza tra Cuneo  e Nizza, intanto sono mutati nel tempo: l’una è rimasta la tranquilla cittadina di provincia e l’altra una grande metropoli; senza dimenticare che sia di qua dalle Alpi che di là Roma e Parigi sono sempre state molto distanti dai problemi di zone marginali come le nostre, prive entrambi di quella forza e di quei personaggi politici adeguati a smuovere situazioni simili. Senza dimenticare gli interessi dei tanti magnati, gestori delle autostrade esistenti.

Ricordiamoci che solamente la riapertura dei tratti bombardati sulla linea ferroviaria Cuneo-Ventimiglia–Nizza, richiesero 34 anni di chiacchiere. Ora ci si trova a sistemare il tunnel disastrato del Tenda, questione che, a parte la devastante attualità, occupa i giornali da almeno un quarto di secolo!

Grazie,

Marco Borgogno - ex sindaco di Borgo San Dalmazzo

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