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Saviglianese | 27 ottobre 2020, 19:14

Savigliano, era processo con l’accusa di stalking e violazione di domicilio ai danni della ex fidanzata: condannato a 6 mesi di arresto

Nel pronunciare la sentenza il giudice ha riqualificato il reato di stalking in molestie e ha assolto l’uomo dall’accusa di violazione di domicilio

Savigliano, era processo con l’accusa di stalking e violazione di domicilio ai danni della ex fidanzata: condannato a 6 mesi di arresto

Si è concluso in mattinata il procedimento a carico di N.E, cittadino di origini albanesi, accusato dalla ex fidanzata di stalking e violazione di domicilio. Per l’uomo, il pubblico ministero, a seguito di numerose violazioni della misura cautelare che consisteva in un semplice divieto di avvicinamento nei confronti della vittima, aveva disposo l’arresto.

Agli inizi del settembre 2019, la donna aveva deciso di presentare querela nei confronti di N.E. poiché per la terza volta, lo avrebbe trovato all’interno della sua abitazione. A quanto emerso, non si tratterebbe dunque di un singolo episodio, ne sono stati infatti riferiti altri: uno risalirebbe ai primi di giugno di quell’anno e l’altro il mese successivo. In entrambe le occasioni la donna, aveva manifestato la volontà di non voler presentare querela, anche perché l’uomo, a suo dire, avrebbe dei precedenti penali.

Durate l’istruttoria dibattimentale è stata chiamata a testimoniare un’amica della vittima, la quale ha raccontato di aver assistito più volte ad alcuni episodi e di averne appresi tramite la parte civile, in cui l’uomo, avrebbe assunto un atteggiamento molto insistente e a tratti aggressivo nei confronti della ex fidanzata.

Secondo la ricostruzione, N.E. spesso avrebbe bazzicato attorno al posto di lavoro della donna e in alcune occasione -secondo le dichiarazione- vi si sarebbe introdotto con la scusa di acquistare qualche cosa.

Un’altra testimonianza è stata resa da un'iquilina del palazzo della donna, che ha assistito ad una litigata fra i due ex fidanzati “ho sentito alcune urla e lei che gli diceva di andarsene”.  

Le condotte dell’uomo, i numerosi messaggi prodotti e le discussioni all’aperto nei locali frequentati dalla donna, sono determinati dalla volontá di ricucire i rapporti “con le buone o con le cattive”. Le avances, i complimenti ma anche le frasi come “procurati un avvocato” o atteggiamenti più aggressivi e violenti rappresentano la degenerazione di una gelosia morbosa che a quanto riferito dalla vittima c’era già durante il rapporto” queste le parole del pubblico ministero C. Longo.

Il difensore di N.E. ha sostenuto che non si possa parlare di stalking in quanto “le condotte poste in essere dall’imputato si riducono ad una serie di telefonate, che configurano in molestie. Inoltre, la stessa donna ha ammesso che lui le telefonava per parlarle e chiederle scusa”.

Il procedimento si è concluso con la sentenza che condanna l’uomo a sei mesi di arresto per molestie, lo l'assolve dall’accusa di violazione di domicilio per insussistenza del fatto e in ultimo, che dichiara estinta la misura cautelare e lo condanna al pagamento delle spese processuali e al risarcimento danni.

CharB.

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