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Attualità | 27 ottobre 2020, 09:45

Serrande abbassate dalle 18 anche a Savigliano, i ristoratori: “Un danno notevole, ci stavamo appena riprendendo” (FOTO e VIDEO)

Stop anticipato sulla somministrazione di cibi e bevande per bar e ristoranti. Consentito l’asporto e la consegna a domicilio, ma in tanti preferiscono chiudere

Serrande abbassate dalle 18 anche a Savigliano, i ristoratori: “Un danno notevole, ci stavamo appena riprendendo” (FOTO e VIDEO)

Sono le 17.53 a Savigliano e solitamente a quest’ora di lunedì il Caffè della Torre comincia con il turno degli aperitivi. Una parte importante di tutti gli incassi della settimana. “Scusate ragazze, tra cinque minuti dobbiamo chiudere” è invece la risposta rassegnata della titolare, Cristina Maia, quando due clienti chiedono se possono avere ancora un caffè. "Solitamente chiudiamo alle 24, alle due nel weekend - racconta -. Siamo restati aperti tutti i giorni da quando abbiamo riaperto dopo il lockdown. Chiudendo alle 18, perdiamo dalle sei alle sette ore lavorative al giorno, un bel danno in termini economici. Abbiamo fatto tanti sacrifici in più - aggiunge con amarezza -. Onestamente dire alla gente di uscire a quest’ora serve a poco. Le scorse settimane abbiamo chiuso a mezzanotte e le persone comunque sono state tutte fuori. Non è una soluzione efficace secondo me, danneggia tutti, non solo noi”.

Con l’orario ridotto del 40% hanno infatti dovuto mettere in cassa integrazione due o tre dipendenti: “Un calo fisiologico in questa stagione è normale. Certo sui pranzi abbiamo registrato una riduzione importante per via dello smart working, ma l’estate era andata bene, avevamo recuperato molto non facendo nessun giorno di chiusura e tenendo aperto sette giorni su sette, ci siamo fatti un bel mazzo. Vedremo il riscontro economico tra due settimane forse. Adesso magari penseremo ad una forma di asporto, ma vedremo come andrà in generale”.  

E alle 18 si chiudono anche le porte al bar Graziano: “Al lunedì magari facevo una ventina di apertivi, ma in generale per me chiudere prima rispetto al solito alla sera non è un danno così importante perché principalmente lavoro durante il giorno - spiega il titolare Graziano Gallo -. Altre realtà invece che lavorano prevalentemente alla sera sono davvero penalizzate, alcuni ristoranti hanno preferito chiudere. Situazioni che erano già in difficoltà prima non avranno altra scelta, consideriamo che anche se dovessero puntare tutto sui pranzi oggi sono calati del 40/50% con lo smart working. Un calo drammatico che abbiamo risentito anche noi”. 

“Lo Stato dovrebbe venirci incontro in modo concreto - aggiunge secco - Abbiamo subito delle perdite enormi, io ho ricominciato a recuperare verso settembre quando c’è stato il rientro delle scuole, che comunque non è stato come gli altri anni. Non posso nemmeno puntare sulla consegna a domicilio perchè non ne varrebbe la pena per noi che siamo solo caffetteria. Capisco non sia semplice ma chi sta al Governo dovrebbe confrontarsi di più con noi che siamo in prima linea. Anche perché noi abbiamo fatto sacrifici per adattarci alle nuove norme, alcuni hanno fatto investimenti importanti, questa chiusura è follia. Non è qui che avvengono i contagi, i contagi avvengono a casa quando si abbassa la guardia”.  

La città rispecchia l’umore che si respira un po' ovunque in Granda così come in Piemonte. Qualcuno si attarda in strada, fa gli ultimi acquisti e scambia due parole al volo con qualche conoscente e amico, mentre in piazza Santarosa dalle 18 i Vigili controllano il rispetto delle norme. 

“Chiaro che chiudere due ore prima cambia - spiega Jerry Massimino, titolare del Bar Belle Epoque -. Questo primo giorno ho visto davvero poca affluenza rispetto al solito, la gente risente di queste notizie. Personalmente avevo una clientela di persone anziane che venivano al mattino, qualcuno non viene più, hanno paura di queste notizie che rimbalzano da mattina a sera. La gente è confusa non capisce più. Sono otto mesi che le cose vanno sempre peggio dal punto di vista economico. Se serve faremo il sacrifico, per carità, ma il mio timore è che non sia l’ultimo dpcm. Durante estate con lavoro all’esterno c’era già un po’ di ottimismo, la  gente aveva staccato un po’. Come bar abbiamo stavamo rientrando con la ripresa delle scuole, anche se non come prima certo. Adesso proveremo a vedere se ci sarà richiesta a ricominciare con le consegne a domicilio come a Pasqua. Non è come avere i clienti qui tutti i giorni certo, ma nel caso ci organizzeremo. Per fortuna riducendo le ore noi siamo riusciti a mantenere tutto il personale”. 

 

 

Chiara Gallo

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