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Attualità | 28 ottobre 2020, 10:06

Giù le serrande alle 18 anche nei bar e nei ristoranti di Mondovì (FOTO E VIDEO)

La maggior parte dei commercianti non ha più voglia neanche di parlare, chi può si riorganizza con servizio a domicilio e con il take-away

Giù le serrande alle 18 anche nei bar e nei ristoranti di Mondovì (FOTO E VIDEO)

Il Moro dalla cima della chiesa di San Pietro e Paolo a Mondovì Breo batte con il suo martelletto le 18: il centro è quasi deserto. 

I bar abbassano le serrande, nei dehors rimangono solo sedie e tavolini. Fuori dai pochi ristoranti e pizzerie aperti si legge "solo asporto dalle 18". 

Un silenzio che fa rumore quello che si respira nelle strade di Mondovì, dove, la maggior parte dei commercianti non ha neanche più voglia di parlare: del lockdown, del nuovo DPCM o di come andrà. I pochi che ancora concedono uno scambio di parole sono rassegnati. Chi può continua con il servizio d'asporto o con le consegne a domicilio e si rammarica per i colleghi che non possono fare altrettanto.

"Continuo con l'asporto dalle 18, niente aperitivi, niente cene" - dicono i titolari di Focacceria Tossini - "Anche se il problema maggiore per noi resta l'ora di pranzo: possiamo restare aperti certo, ma ora con moltissime persone in smart working e le scuole in didattica a distanza noi perdiamo circa il 50% del fatturato che era garantito da pranzi di studenti e lavoratori. Per fortuna noi siamo prevalentemente un servizio d'asporto e per ora possiamo continuare, non dobbiamo lamentaci, c'è chi sta peggio di noi". 

Dello stesso avviso le proprietarie dello storico bar pasticceria Zucco: "Chiudiamo alle 18 e ci siamo riorganizzati con consegne e take-away, come avevamo fatto a marzo. Mesi fa però il lockdown l'abbiamo affrontato con uno spirito diverso, abbiamo cercato di cogliere i lati positivi della chiusura: per migliorarci, riorganizzarci. Ora, con il periodo natalizio alle porte, e l'esperienza degli scorsi mesi è difficile rimanere positivi. Non vogliamo lamentarci perché sicuramente ci sono colleghi della ristorazione che stanno vivendo una situazione ben peggiore, sarebbe da ipocriti lamentarsi, ma certo non è semplice per nessuno vedere un futuro roseo". 

Il monregalese restituisce un'immagine molto particolare di questo momento: chi, per rabbia, non vuole parlare e chi, cercando di andare avanti, si sente addirittura più fortunato degli altri per poter continuare a lavorare, anche se non a pieno regime. 

Arianna Pronestì

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