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Attualità | 30 ottobre 2020, 15:15

Il direttore del Pronto Soccorso di Cuneo: "Non dobbiamo fare i 100 metri. Ai miei continuo a dire che dobbiamo affrontare una maratona. Sarà lunga"

Il dottor Giuseppe Lauria parla della forte pressione a cui sono sottoposti in questo momento i reparti di urgenza. E ribadisce: "Qui si deve venire per eventi acuti, non per una febbricola". Stamattina è stata montata la tenda dell'esercito, per la sosta dei pazienti meno gravi

Il direttore del Pronto Soccorso di Cuneo: "Non dobbiamo fare i 100 metri. Ai miei continuo a dire che dobbiamo affrontare una maratona. Sarà lunga"

Una mattinata in ospedale, all'ingresso del Pronto Soccorso, dove l'Esercito Italiano per questa sera avrà terminato i lavori di montaggio e allestimento della tenda militare. Servirà per alleggerire la pressione proprio sul Pronto Soccorso, in questo momento davvero enorme.

Mentre siamo lì le ambulanze arrivano ad ondate. Per qualche tempo nessuna, poi anche tre una di fila all'altra. "L'andamento è quello di una U. Il lunedì ci sono tantissimi accessi, poi calano per riaumentare verso il fine settimana, quando l'ospedale resta praticamente l'unico presidio sanitario".

A dirlo è il direttore della Medicina d'Urgenza e del Pronto Soccorso Giuseppe Lauria, che evidenzia come i numeri siano in continua crescita.

"Il lavoro è tanto e la pressione pesante, perché oltre al Covid c'è l'attività ordinaria. Bisogna utilizzare il Pronto Soccorso in maniera corretta, qui si viene per le urgenze, non per una febbricola o per sintomi non allarmanti. Questi vanno gestiti a domicilio, attraverso la medicina di base, deputata a questa attività. Si viene in Pronto per eventi acuti gravi, come un dolore toracico, la mancanza di fiato o la perdita di coscienza. 

I sintomi lievi come mal di gola o tosse, che possono essere anche dovuti al Covid, vanno seguite dalla medicina di base, non dal personale di Pronto Soccorso".

Sulla tenda in allestimento, specifica che si è resa necessaria anche per garantire il distanziamento tra i pazienti. "Servirà per la sosta dei pazienti non gravi, in attesa di completare la loro valutazione. Ci hanno promesso un ambiente riscaldato e adeguatamente attrezzato, che garantisca sicurezza e il maggior confort possibile".

Spazi se ne trovano, fa capire il dottor Lauria. Così come le attrezzature. Il problema è la mancanza di personale. Tra turni prolungati e pesanti, c'è anche chi si contagia e deve restare fermo almeno due settimane. E non c'è nessuno a prenderne il posto. 

Tra il personale del Pronto soccorso c'è la paura. Non di dover affrontare un'emergenza, ma di doverci stare dentro per mesi. "I miei collaboratori stanno dando tanto, hanno dato tanto e non si sono mai fermati. Adesso si trovano ad affrontare un periodo lungo. Non dobbiamo fare i 100 metri, ma stiamo per affrontare una maratona. Durerà mesi, e questo speventa".

 

Barbara Simonelli

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