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Economia | 12 luglio 2019, 05:52

Nuovo lockdown generalizzato: quali potrebbero essere le conseguenze sull’economia italiana?

L’andamento della seconda ondata della pandemia da covid 19, si fa, giorno dopo giorno, sempre più allarmante

Nuovo lockdown generalizzato: quali potrebbero essere le conseguenze sull’economia italiana?

L’andamento della seconda ondata della pandemia da covid 19, si fa, giorno dopo giorno, sempre più allarmante. L’eventuale efficacia delle misure adottate dal DPCM emanato lo scorso 25 ottobre, si potrebbe constatare solo dopo due settimane dalla loro entrata in vigore. Nel frattempo, i contagi, ormai stabilmente sopra quota 20000 giornalieri, potrebbero aumentare ancor più vigorosamente, costringendo l’esecutivo a porre in atto misure ancora più severe.

I settori della ristorazione e dello svago, come palestre e circoli ricreativi, potrebbero essere solo i primi ad essere toccati dalla seconda ondata che sta attanagliando, indiscriminatamente, tutte le regioni italiane. Il distanziamento sociale, d’altro canto, è la prima regola aurea consigliata dalle organizzazioni sanitarie per contenere la propagazione del virus.

Un secondo lockdown potrebbe causare un crollo del PIL attorno al 15%

Ed i settori appena citati, pur non essendo presenti dati scientificamente provati, potrebbero rappresentare dei possibili luoghi in cui si palesano degli assembramenti. Gli italiani, d’altronde, sono un popolo molto conviviale, che ama trascorrere momenti di grande spensieratezza con le persone più care. Ed il lockdown, in tal senso, è quanto di peggio potesse capitare ai cittadini del Belpaese.

Alcuni soggetti, come ad esempio i fidanzati non conviventi, sono stati particolarmente colpiti dal primo lockdown, con l’impossibilità di godere di una vita affettiva realmente compiuta, trovando un po’ di rilassatezza solo tramite alcuni servizi online, come ad esempio telefonoerotico365.it.

Ristorazione, entertainment e turismo, però, potrebbero essere solo i primi settori a finire nell’occhio del ciclone dei provvedimenti governativi. E lo spettro del secondo lockdown, da molti neppure lontanamente ipotizzato sino a quindici giorni fa, oggi si fa sempre più presente. Al governo, quindi, spetta un compito tutt’altro che semplice: coniugare la salute pubblica senza incrinare ulteriormente l’economia dello Stivale.

I dati più allarmanti arrivano dal crollo del PIL. Al termine della prima ondata, si stimava che il nostro prodotto interno lordo registrasse un calo attorno al 9/12%, lievemente inferiore, in alcuni casi, rispetto a quello di altri paesi europei. Nuove stringenti misure di confinamento, ancor più dure di quelle attualmente in vigore, potrebbero causare un crollo del PIL attorno al 15%. Numeri “bulgari”, superiori addirittura a quelli fatti registrare durante il secondo conflitto bellico.

L’impatto della pandemia sul debito pubblico italiano

Uno scenario recessivo particolarmente acuto, i cui costi sociali ed economici sono difficilmente quantificabili. E potrebbero portare ad un aumento del ricorso alla cassa integrazione da parte delle aziende nonché del numero dei disoccupati. Anche il debito pubblico italiano, di conseguenza, potrebbe ulteriormente lievitare ed inanellare nuovi record negativi.

Se dopo il primo lockdown si poteva ipotizzare che il debito pubblico calasse dal 158% al 156% entro il 31/12/2021, questo obiettivo - con un secondo lockdown - dovrà essere giocoforza rimandato alla fine del 2022, col debito pubblico che crescerebbe ulteriormente anche nei prossimi dodici mesi. Per tornare ai livelli pre-covid, ovvero al 135%, ci vorrà oltre un decennio.

Lo scenario dell’economia nel medio e breve termine resta piuttosto cupo ed incerto, con previsioni nettamente al ribasso e soggetto a rischi decisamente ampi. E l’andamento della pandemia, per quanto ovvio, è il principale elemento che determina questa situazione di grande incertezza, la cui luce in fondo al tunnel, al momento, non si riesce ancora a vedere.

Basti pensare a quanto sto avvenendo anche nel resto del mondo. In Francia ed in Spagna, ad esempio, ormai da svariate settimane la situazione pare alquanto complessa, con decina di migliaia di cittadini contagiati quotidianamente. E se una parte dei paesi asiatici, come Cina, Corea del Sud e Giappone, sembrano essere a buon punto nel contenimento del virus, altri, ad esempio l’India, vivono una situazione similare a quella europea.

E in un mercato globalizzato come quello attuale, una parte del mondo messa in ginocchio dalla pandemia, rischia di creare un effetto recessivo su larga scala.


Richy Garino

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