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Monregalese | 31 ottobre 2020, 17:20

Mondovì, condannato a due anni e tre mesi per maltrattamento e lesioni aggravate nei confronti della moglie incinta

“Il nostro, è stato un matrimonio combinato”. Il P.M.: “Nonostante si tratti di un contesto culturale diverso dal nostro, sottolineo quanto chiaramente la Cassazione ha ribadito sul punto: l’ordinamento penale italiano non arretra di fronte a condotte lesive della dignità della persona”

Mondovì, condannato a due anni e tre mesi per maltrattamento e lesioni aggravate nei confronti della moglie incinta

“Chiedo scusa a tutti, questa vicenda mi ha dato una lezione” queste le parole dell’imputato che hanno aperto la discussione del procedimento, che lo vedeva accusato di maltrattamenti e lesioni aggravate, perchè perpetrate in presenza del figlio minorenne, nei confronti della moglie.

Dopo aver contratto un matrimonio, a suo dire combinato, la donna avrebbe raggiunto il marito B.S. in Italia nell’ottobre 2018 e, nel giugno 2019, periodo a cui risalgono i fatti contestati, avrebbe presentato querela nei suoi confronti per maltrattamenti e lesioni: “Gli episodi accadevano almeno una volta a settimana. Coprivo i segni di violenza con il velo” ha riferito la parte offesa.

Quel giorno, il 12 giugno, la donna, con in braccio il bimbo di pochi mesi, si sarebbe presentata in una farmacia di Mondovì e “terrorizzata” - come testimoniato dai Carabinieri- avrebbe implorato aiuto a seguito di una discussione degenerata con B.S. “Presentava un grosso ematoma sull’avambraccio. Non voleva tornare a casa perché diceva di essere stata picchiata dal marito, quindi è stata accompagnata insieme al figlioletto in una struttura protetta”.

“Abbiamo avuto una discussione: volevo che imparasse l’italiano e che prendesse la patente. L’ho strattonata è vero, ma non l’ho picchiata e tantomeno insultata” questa la dichiarazione dell’uomo. Il referto medico ospedaliero, dopo l’esame dei segni sul corpo della donna, aveva stabilito 20 giorni di prognosi.

Durante la sua requisitoria, il pubblico ministero Francesca Lombardi ha affermato che “nonostante il contesto culturale diverso dei soggetti, la Cassazione ha ribadito che l’ordinamento italiano non arretra di fronte a condotte violente nei confronti della persona”.

Valutando l’attendibilità delle dichiarazioni rese dalla parte offesa ha demandato al giudice di condannare l’uomo.

A seguito della querela nei confronti del marito, la vittima avrebbe intrapreso un percorso presso un centro antiviolenza a tutela delle donne. “Durante un colloquio i segni di violenza erano molto evidenti e ci ha mostrato alcune foto scattate con il cellulare che erano molto impressionanti. Le diapositive facevano riferimento a piú episodi coercitivi.  La signora ci aveva fatto presente che aveva cominciato a fotografarsi quando veniva picchiata: inviava le foto a sua sorella. La sua famiglia è sempre stata al corrente della situazione di violenza e maltrattamenti che la parte offesa stava vivendo.” Questa la testimonianza dell’assistente sociale.

Il dibattimento si è concluso con la condanna dell’uomo a 2 anni e 3 mesi di reclusione, al pagamento del risarcimento danni in separato giudizio e 8500 euro di provvisionale e conferma la misura cautelare in atto fino al 2022.

CharB.

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