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Cronaca | 01 novembre 2020, 10:30

Attentato di Nizza: troppi interrogativi ancora senza risposta

Chi conosce Nizza “sa” che la scelta di Notre Dame non è avvenuta a caso e che la Cattedrale della città è un’altra. Chi ha “guidato la mano?”

Attentato di Nizza: troppi interrogativi ancora senza risposta

Sarebbe fuori pericolo, ricoverato nel reparto di chirurgia gastrica Brahim Aoussaoui, il terrorista ventunenne tunisino che ha assassinato tre persone con un coltello nella chiesa di Notre Dame a Nizza.

Lo riportano gli organi di stampa francesi dopo aver ottenuto confidenze all’interno dell’Ospedale Pasteur, ma le sue condizioni di salute non avrebbero (il condizionale è del tutto evidente) consentito agli inquirenti di interrogarlo.
L’inchiesta va avanti su fronti diversi e fa passi avanti, anche se, forse, manca ancora l’individuazione di una “mente” che potrebbe aver architettato la strage inducendo il tunisino a diventarne l’attuatore.

Quattro persone ad oggi sono in stato di fermo che, nei casi di reati connessi col terrorismo, può essere prolungato di ulteriori 24 ore. Si tratta di persone che hanno avuto contati con il tunisino o che si suppone abbiano avuto qualche momento di affinità tra loro.

Si cerca di comprendere la provenienza dei due smartphone trovati addosso all’attentatore che sarebbe giunto a Nizza solo poche ore prima dell’attentato (da 24 a 48 ore) dopo aver percorso tutta l’Italia da Alcamo, in Sicilia fino alla Costa Azzurra.

Secondo alcune ipotesi avrebbe compiuto il percorso da Roma a Nizza a bordo di un bus, con la “stranezza” dell’assenza di documenti personali che normalmente sono richiesti e verificati prima della partenza dal personale e poi, di norma, sottostanno (per quel genere di spostamenti) ad uno stop imposto dalla polizia francese al “peage” prima di giungere a Nice Est sull’autostrada.

Stranezze nella questione ne emergono altre, come quella dell’individuazione di Notre Dame la cui fotografia era stata inviata alcune ore prima da Brahim Aoussaoui al fratello che vive a Sfax, in Tunisia.

Una chiesa inserita nella strada dei negozi, vietata ai veicoli e percorsa dal tram della Ligne 1: la sua scelta ha anche un valore simbolico, trattandosi proprio del fulcro intorno al quale gravitano i commerci e i negozi più prestigiosi di Nizza, ma è pure posta alle spalle di un quartiere multi etnico che si sviluppa attorno a Rue d’Angleterre, a Rue d’Italie e risale verso la stazione con un percorso molto più breve che non utilizzando la stessa Avenue Jean Medecin e poi Avenue de Thiers.

Inoltre la Cattedrale di Nizza, quella che i motori di ricerca indicano, non è Notre Dame, ma Sainte Réparate, nel Vieux Nice: una persona che avesse deciso di agire da solo, cercando la chiesa più importante della capitale della Costa Azzurra, sarebbe stato indirizzato verso un altro sito, emblematico pure, ma meno “commerciale” e simbolico.

Come poteva sapere tutto questo una persona vissuta in Tunisia, giunta da poche ore a Nizza dopo aver sostato tra la Puglia e la Sicilia dopo essere giunto a Lampedusa dalla Tunisia dove qualche piccolo reato aveva pure commesso?
A che punto poteva essere giunta la sua radicalizzazione prima di partire, della quale pare nessuno se ne fosse accorto?

Sono domande alle quali gli inquirenti cercano di dare risposte in queste ore, collaborando con le autorità e i servizi italiani nella ricostruzione, passo dopo passo, del percorso e dei contatti di Brahim Aoussaoui dallo sbarco a Lampedusa in poi.

Se Brahim Aoussaoui deciderà di rispondere alle domande degli inquirenti, quando potrà essere interrogato, forse alcune risposte potranno emergere, intanto balza sempre più evidente che l’attentato non è un episodio imputabile al solo assassino tunisino, ma si è realizzato in un brodo di coltura che non è estraneo alla città e ad alcuni suoi quartieri nei confronti dei quali, in queste ore, alcuni quotidiani puntano il dito additando il rischio della “città nella città, ma estranea alla stessa”, una banlieue a pochi chilometri dalla Promenade più fotografata d’Europa.

Beppe Tassone (www.montecarlonews.it)

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