Attualità - 04 novembre 2020, 11:45

Miroglio liquida la divisione tessuti: 65 gli addetti nel conto degli esuberi

Ricollocazioni e pensionamenti possibili per una ventina degli 84 lavoratori coinvolti. Verso la chiusura anche i tre outlet dell’azienda. L’amarezza dei sindacati: "Decisione presa senza confronto"

Un'immagine del luglio scorso:: il presidio dei lavoratori della Stamperia ai cancelli della sede Miroglio di via Santa Barbara

Al netto di possibili prepensionamenti (7 persone) e ricollocazioni interne (10-12), interessa 65-67 lavoratori il conto degli esuberi collegati alla decisione di Miroglio Textile di liquidare un altro pezzo della propria attività, la business unit Tessuti. Una divisione fino al luglio scorso collegata verticalmente all’attività di stampaggio realizzata nello stabilimento di Govone e ora destinata a una chiusura che potrebbe arrivare entro fine anno, una volta esauriti gli ordini ancora in carico per conto terzi presso gli uffici albesi di via Santa Margherita e liquidati i magazzini dei tre outlet di proprietà: quello di corso Asti ad Alba, quello di Cuneo e un terzo a Osasco, nel Pinerolese.

Il dato è quello che emerge dal quadro che gli amministratori delegati del gruppo, Alberto Racca, e della controllata Miroglio Textile, Alessandro Colombo, hanno tratteggiato durante l’incontro tenuto nella mattinata di ieri (martedì 3 novembre) con i rappresentanti sindacali Vito Montanaro (Uiltec Uil), Angelo Vero (Femca Cisl) e Maria Grazia Lusetti (Filctem Cgil).

"Una scelta sofferta, ma inevitabile",
ha spiegato l’amministratore delegato Racca, che in una nota diramata ieri dal gruppo l’ha giustificata come "conseguenza della volontà dell’azienda di concentrare gli investimenti sui business che hanno maggiore possibilità di ripresa e successo per garantire una prospettiva futura e sostenibile all’azienda", considerato che "la BU Tessuti ha visto una forte riduzione del fatturato negli ultimi anni e le previsioni di mercato per il settore disegnano uno scenario di medio termine molto critico”.

Degli 84 lavoratori che figurano nel conto degli esuberi – aggiungendosi al centinaio di addetti ad oggi in attesa di ricollocazione da Govone – fanno parte 67 addetti impegnati negli uffici dell’azienda in via Santa Margherita; altri 7 operativi presso la vicina sede Miroglio Fashion di via Santa Barbara, 8 impegnati negli spazi outlet – anche loro destinati alla chiusura – e due nello show room di Milano.
Di questi, riferiscono i rappresentanti dei lavoratori, assommano a una ventina le persone che l’azienda dovrebbe riuscire ad avviare da subito a una ricollocazione interna o a un accompagnamento alla pensione.
Sotto il cappello di Textile rimarrebbero invece operative altre 34 persone: 30 lavorano tra le sedi di via Santa Margherita e Pollenzo per l’unità M360, specializzata nello sviluppo e produzione di capi finiti e oggi anche attiva nella produzione di mascherine chirurgiche; le rimanenti quattro operano nel reparto Filo.

"L’impressione è quella di essere stati invitati all’ennesimo funerale –
è l’amaro commento espresso da Vito Montanaro insieme ai colleghi Vero e Lusetti dopo l’incontro di ieri –. Un confronto che avevamo chiesto dai primi di settembre proprio per il rincorrersi di voci circa l’intenzione di liquidare anche questo pezzo di azienda, dopo la chiusura di Govone. All’incontro però ci è stata comunicata una decisione già presa, che sarebbe arrivata dopo tentativi non andati a buon fine di trovare un acquirente pronto a farsi carico di una realtà che rappresentava l’ultimo residuo della storica componente manifatturiera del gruppo".

"Una scelta – proseguono – rispetto alla quale abbiamo evidenziato tutte le nostre perplessità, perché riteniamo che, al netto della terribile congiuntura, Textile abbia ancora capacità, competenze e risorse per stare sul mercato. L’impressione è però che non si abbiano più la voglia, la pazienza e il coraggio per affrontare queste problematiche, che sia più facile tirare giù la saracinesca senza nemmeno tentare un confronto, mentre noi ci siamo sempre messi a disposizione per ricercare insieme modalità operative che potessero aiutare l’azienda. Discorsi che purtroppo non sono mai stati affrontati".

"Il prossimo passo da parte dell’azienda – concludono Montanaro, Vero e Lusetti – sarà la richiesta della cassa per Covid almeno fino al 30 novembre. Potrebbe essere un periodo di respiro per arrivare al percorso e all’accordo quadro che ne verrà di conseguenza", rimarcano, mentre attendono di incontrare i lavoratori nell’assemblea sindacali in programma nel primo pomeriggio di oggi presso la sede Miroglio di via Santa Barbara. 

Redazione