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Attualità | 04 novembre 2020, 10:21

A casa con una polmonite dopo 13 giorni di sintomi. La rabbia di Federica di Centallo: "Temo che una persona anziana al mio posto sarebbe morta"

Ha 34 anni. I primi sintomi il 17 ottobre. Solo il 29 le mandano a casa un medico, che la visita e la sottopone a tampone, perché sta malissimo. Da una settimana è in cura con antibiotici e cortisone

A casa con una polmonite dopo 13 giorni di sintomi. La rabbia di Federica di Centallo: "Temo che una persona anziana al mio posto sarebbe morta"

Federica è una giovane donna di 34 anni che vive a Centallo.

Dal 17 ottobre è chiusa in casa con tutti i sintomi del Covid 19, assieme al marito. La sua situazione si è aggravata di giorno in giorno, tanto che ha sviluppato una polmonite ed è seguita privatamente da uno pneumologo.

Dieci giorni dopo la segnalazione all'Asl, non era ancora stata chiamata per il tampone, nonostante i mille tentativi. Nessuno l'ha chiamata per giorni. L'avessero seguita in tempi brevi, forse le cose sarebbero andate diversamente.

Giorno dopo giorno, infatti, peggiora, sta malissimo.

Finalmente, il 29 ottobre le mandano un medico a casa, che la sottopone a visita e tampone. Risulta negativo. "Nel frattempo mi ero negativizzata, perché erano passati già 13 giorni dai primi sintomi, anche se il mio medico dice che si tratta di un falso negativo. Mio marito, invece, essendo passati solo 10 giorni dall'inizio dei sintomi, è risultato positivo. Monitoravano lui e gli hanno chiesto se vivesse con qualcuno, quando in realtà avevano registrato tutto e mi avevano addirittura mandato loro il medico a casa per farmi il tampone. La situazione è nel caos più totale".

Dopo il tampone negativo, quattro giorni dopo un'amica farmacista le consiglia di fare anche il sierologico e le porta il kit: dà esito positivo alle IGG e alle IGM. Ha un inizio di polmonite e le prescrivono una cura.

"Sono al settimo giorno di antibiotici e cortisone. Sto male, rischio il ricovero, sono spaventata a morte e arrabbiata allo stesso tempo. Sono in casa, con la speranza di migliorare. Mi faranno il secondo tampone il 12 novembre. Ma dovrò andare all'Asl e farmi la coda con la polmonite. E' una follia", ci dice.

E poi l'amarezza per un peggioramento che, forse, sarebbe stato possibile evitare. "Se mi avessero visitata prima, forse ora non sarei in queste condizioni. Dopo 13 giorni quasi non respiravo più. Mi hanno addirittura detto che c'è gente che aspetta per più tempo. Il mio medico ha attivato l'urgenza e solo così mi hanno mandato un medico a casa. Nel frattempo sono peggiorata. Una persona anziana, al mio posto, sarebbe probabilmente morta".

Barbara Simonelli

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