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Attualità | 10 novembre 2020, 07:35

Sara, a Barcellona durante il secondo "confinamiento": "Nella vita a volte vinci e a volte impari, anche dal Covid. Ma siamo tutti stanchi"

E sulle feste natalizie sempre più vicine: "Devo ammettere che quest'anno la preoccupazione per i miei cari mi ha fatto sentire la malinconia come mai prima d'ora: ho deciso di acquistare i biglietti aerei per poter appunto tornare dai miei famigliari nel periodo delle feste"

Sara Chiecchio

Sara Chiecchio

"Da qualche settimana è stato istituito anche qui il coprifuoco dalle 22 alle 6; questo è stato un duro colpo per noi giovani, abituati a vedere Barcellona come una città piena di vita e di festa".

Forse è proprio questa una delle prime cose che il Covid - ma soprattutto le necessarie restrizioni sanitarie imposte dal tentativo di controllo dei contagi - ha tolto a molti di noi: la normale percezione delle cose. Siamo stati presi e catapultati in una "nuova normalità" a cui ci stiamo lentamente abituando ma che di simile alla precedente ha veramente molto poco.

Anche per Sara Chiecchio, cuneese a Barcellona da alcuni anni che avevamo già intervistato nella scorsa primavera, è stato così. "Qua come nel resto del mondo la situazione continua a essere surreale: da ormai un mese a questa parte sono state adottate nuove misure di sicurezza come la totale chiusura di ristoranti e bar ad eccezione di quelli che possono garantire un servizio da asporto, e di alcuni centri estetici, palestre, centri commerciali e negozi che superano una determinata metratura".

"Tutta la situazione - continua a raccontarci Sara - ha influito sulla vita di tutti. Nel mio caso ho avuto la fortuna di poter continuare a lavorare in smart working: ho così potuto continuare a mantenermi. I grandi cambiamenti si sono visti a livello sociale, e in tutte quelle attività che non potevo più svolgere; la cerchia di amici si è ridotta e le nostre abitudini sono cambiate: siamo passati, per esempio, da organizzare feste nei bar e nelle discoteche alle cene tra pochi intimi".

"Siamo sempre tutti bravi a giudicare l'operato degli altri dall'esterno - dice Sara, nel commentare proprio le restrizioni - . In questi mesi ho quindi cercato di essere obiettiva ed accettare quanto imposto. Ora inizio però, come tutti, a essere stanca e a pormi molte domande, e anche a mettere in dubbio l'efficacia di alcune scelte. Siamo sicuri che limitare totalmente la vita dei cittadini, invece che puntare al miglioramento delle strutture e della sanità, sia la soluzione più efficace?"

Una situazione già sperimentata - in maniera più grave ancora - durante il primo confinamiento con lockdown totale e la chiusura di qualsiasi attività, ad eccezione di quelle capaci di offrire servizi e beni di prima necessità. "Nella seconda parte dell'isolamento, mentre in Italia si poteva uscire a tutte le ore, qua abbiamo dovuto rispettare la divisione della giornata in fasce, una scelta basata sulla tutela delle persone più a rischio. A noi giovani ad esempio era permesso uscire per fare sport o passeggiate dalle 6 alle 11 e dalle 20 alle 23".

"Sono contenta però di dire che la mia quotidianità è cambiata anche in modo positivo - aggiunge Sara - . Dopo il primo periodo di sofferenza ho deciso di sfruttare tutto questo tempo che avevo a disposizione e dedicarmi a me stessa. Ho quindi iniziato a fare tutte quelle cose che procrastinavo da tempo e ho migliorato significativamente le mie abitudini".

"Nella vita a volte vinci, a volte impari. In particolare da questa situazione dovremmo capire che l'economia, per quanto importante da preservare, forse non è l'unica cosa che conta, soprattutto perché viene spesso messa al primo posto a discapito di qualsiasi altro valore. Noi singoli individui inoltre dovremmo ritornare ad apprezzare di più le piccole cose, rivedendo le priorità che negli ultimi anni hanno guidato la nostra vita distogliendo la nostra attenzione dai valori più umani".

Tempi difficili anche nel capoluogo della Catalogna, insomma. Con la speranza che le feste natalizie portino se non un po' più di libertà, almeno la speranza: feste che Sara, come molti altri expat, passerà lontana dalla famiglia e dagli affetti cuneesi. "Devo ammettere che quest'anno la preoccupazione per i miei cari mi ha fatto sentire la malinconia come mai prima d'ora: ho deciso di acquistare i biglietti aerei per poter appunto tornare dai miei famigliari nel periodo delle feste. Ho paura che quest'anno, quindi, Natale sarà sinonimo di continua preoccupazione per la cancellazione dei voli e per le modifiche delle varie norme di sicurezza".

simone giraudi

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