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Il Punto di Beppe Gandolfo | 16 novembre 2020, 07:00

Se la morte arriva in casa

Quando ero giovane era pericoloso andare per strada. Erano gli anni del terrorismo e si sparava all’impazzata per uccidere, anche nelle vie più trafficate. Adesso pare che siano le stanze di casa ad essere diventate il luogo maggiormente a rischio.

Se la morte arriva in casa

Il 2020 non è ancora finito e in Piemonte dobbiamo purtroppo contare una lunga scia di omicidi fra le mura domestiche: almeno 11 episodi criminali con un incredibile numero di vittime. A cominciare dal 13 marzo quando un ex vigile urbano a Beinasco (Torino) teme per il futuro del figlio disoccupato e allora prende la sua pistola, stermina l’intera famiglia e poi si suicida. Ultima, in ordine di tempo, la strage di Carignano del 9 novembre quando un operaio di 40 anni uccide la moglie, spara sui due gemellini di 2 anni, uccide pure il cagnolino e poi si toglie la vita.

Quando ero giovane era pericoloso andare per strada. Erano gli anni del terrorismo e si sparava all’impazzata per uccidere, anche nelle vie più trafficate. Adesso pare che siano le stanze di casa ad essere diventate il luogo maggiormente a rischio.

Cosa è diventato il focolare domestico? Da angolo degli affetti, dell’amore e del calore a luogo dove si scatenano i peggiori istinti, le violenze, le frustrazioni, la rabbia più cieca.

Sarebbe sbagliato generalizzare: ogni caso fa storia a sé. Ma certo deve far riflettere questa escalation di delitti compiuti fra le mura di casa. E certamente il lockdown, con l’obbligo di restare chiusi in pochi metri quadrati, può essere scintilla che dà il via alla follia.  Non c’è mai – dicono gli esperti - un rapporto diretto di causa-effetto fra le restrizioni e la tragedia.

Mio papà e mia mamma hanno vissuto insieme per 43 anni in un piccolo appartamento di due camere e tinello: litigavano spesso, ma non ho mai visto un gesto violento e  non ho mai sentito neppure un insulto.

La realtà è che c’è troppa rabbia nell’aria. Ci si insulta e si arriva alle mani anche solo per una precedenza non data.

Abbiamo dimenticato cosa significa il controllo di se stessi, la calma, la gentilezza, la cortesia, il saper disinnescare le discussioni, la ricerca paziente dell’equilibrio nei rapporti di coppia, la gioia del condividere, anche solo per vedere la gioia negli occhi dell’altro. Ma anche il saper elaborare e superare la frustrazione, quando le cose non vanno come avremmo sperato, il saper soffrire, magari anche piangendo, in silenzio, in casa.

Beppe Gandolfo

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