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Scuole e corsi | 17 novembre 2020, 13:05

Alla scuola media di Borgo San Giuseppe, tra classi in presenza, prof in DAD e aule vuote (FOTO)

Accompagnati dalla dirigente Maria Bianca Anigello, abbiamo visto come è organizzata la didattica nella secondaria di primo grado dell'Oltregesso, dove solo le classi prime sono in presenza, mentre seconde e terze sono a casa

Alla scuola media di Borgo San Giuseppe, tra classi in presenza, prof in DAD e aule vuote (FOTO)

L'ultimo dpcm ha imposto la didattica a distanza anche nelle scuole secondarie di primo grado, le vecchie scuole medie. Ma non per tutti.

Le prime, infatti, stanno continuando in presenza, mentre seconde e terze sono in DAD.

Siamo stati alle scuole medie di Borgo San Giuseppe, frazione del capoluogo, per vedere come gli insegnanti si destreggiano tra lezioni in presenza e lezioni a distanza. Rispetto al lockdown di marzo e aprile, le cose sono decisamente più complicate, sia a livello logistico che a livello organizzativo. Basti pensare ad un insegnante che ha le prime due ore in dad e lavora da casa, poi ha un'ora in presenza e deve andare a scuola e poi altre due in dad, che spesso svolge da un'aula dell'istituto. 

Infatti, le prime sono in classe, con il prof che fa lezione in presenza. A volte c'è anche qualche compagno a casa, in isolamento. Per cui assiste alla lezione collegato, seguendo ciò che avviene in aula. "Siamo contenti di poter continuare a venire a scuola - dice qualche studente. Ma siamo in pochi ed è meno divertente di prima". 

Ci sono poi i prof che fanno lezione in una classe vuota, collegati con le seconde o terze a casa e ci sono invece aule desolatamente vuote, dove sia i docenti che gli alunni sono collegati dalla propria abitazione.

Accompagnati dalla dirigente Maria Bianca Anigello, abbiamo fatto un giro tra le aule della scuola di Borgo San Giuseppe, a cui afferiscono le frazioni dell'area ad est del capoluogo, da Spinetta a Roata Canale, da Bombonina a Madonna delle Grazie.

Nei mesi estivi, con il contributo del Comune, sono stati fatti molti lavori, in particolare di ampliamento delle aule, con l'abbattimento di alcune pareti. Così come sono stati organizzati quattro ingressi, creati dei percorsi che garantissero il distanziamento e messi dei flaconi di igienizzante per le mani in diversi punti della scuola. Ma non è bastato. "Eravamo tutti - io e i docenti - abbastanza concordi nel pensare che sarebbe andata come sta andando. Con l'autunno sapevamo che saremmo tornati alla didattica a distanza. Non ci siamo mai fatti illusioni. Rispetto a marzo e aprile, diciamo che adesso è meno peggio, nel senso che un minimo di socialità e di incontro adesso ci sono. Quel senso di abbandono è un po' attenuato.  Ma c'è più paura del contagio, questo sì, Noi abbiamo avuto qualche prof positivo e una quindicina in isolamento, così come alcuni alunni. La scuola non è un posto dove ci si contagia, ma dove, però, si può portare il contagio, con le conseguenze che abbiamo sperimentato".

La dirigente evidenzia come per i docenti il carico di lavoro sia decisamente aumentato. "Accusano la fatica di un'organizzazione nuova, che richiede più impegno e molte più ore di lavoro. I miei docenti hanno sempre lavorato tantissimo, fin dal primo lockdown. E stanno continuando a farlo, con grande impegno e serietà. Non è un percorso facile e temo che non sarà breve".

Per ora si salvano le scuole dell'infanzia e le primarie. "Rispetto al lockdown dei mesi scorsi questa è una differenza enorme, che tutela gli alunni più piccoli", spiega ancora la dirigente.

Infine, una sua personale opinione, controcorrente forse, sulla dad, che a suo avviso è stata troppo demonizzata. "Bisogna solo cambiare ottica, perché si tratta di una didattica diversa e come tale va affrontata. Quello che noi dobbiamo garantire agli studenti sono le competenze. E va fatto in un modo nuovo, sfruttando le potenzialità della tecnologia e i tanti strumenti a disposizione, anche nelle modalità di interrogazione e quindi di valutazione. Si possono addirittura svolgere dei lavori di gruppo. Certo, non è come vedersi e relazionarsi, ma bisogna fare di necessità virtu e allora io dico che la dad non è per forza una disgrazia".

 

barbara simonelli

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