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Politica | 19 novembre 2020, 11:04

Regione, “Se sbotta anche Marello la situazione è davvero grave”

I compagni del Pd cuneese hanno spesso rimproverato (più o meno esplicitamente) al loro unico rappresentante a Palazzo Lascaris un atteggiamento troppo indulgente verso il presidente Cirio. Ora l’ex sindaco di Alba alza il tiro sostenendo che di fronte all’emergenza “sgovernata” serve una nuova fase di unità politica

Maurizio Marello e Alberto Cirio in una foto di repertorio

Maurizio Marello e Alberto Cirio in una foto di repertorio

Non da oggi, i colleghi di partito avrebbero voluto da Maurizio Marello, ex sindaco di Alba e oggi unico rappresentante cuneese del Pd in Regione, una più decisa opposizione sui banchi di Palazzo Lascaris. Alcuni lo hanno fatto capire in maniera esplicita, rimproverandogli (per quanto a mezza voce) un atteggiamento eccessivamente indulgente, specie nei confronti del suo conterraneo, il presidente forzista Alberto Cirio.

I malumori si erano palesati già all’indomani delle elezioni regionali quando era parso evidente, almeno ai più smaliziati, che la “trasversalità albese” aveva ottenuto nelle urne i risultati auspicati, a scapito, ad esempio, del consigliere regionale Pd uscente, il saluzzese Paolo Allemano.

Marello, in questo primo anno, ha accuratamente evitato polemiche all’indirizzo del “suo” presidente, vuoi perché non è un barricadero alla Marco Grimaldi (Luv), vuoi soprattutto perché la solidarietà territoriale, a questa latitudine della Granda, ha sempre avuto la meglio sulle logiche di schieramento. Per questo più d’uno si è stupito nel leggere il post che ieri Marello ha pubblicato sul suo profilo social, che rappresenta un duro j’accuse e chiama in causa la farraginosa catena di comando regionale.

Gli ospedali sono pieni e le cure per le patologie diverse dal covid sono in buona parte sacrificate; la medicina territoriale non ce la fa; il tracciamento dei contagi è saltato da tempo; la gente è a casa in isolamento in attesa di tamponi e di cure che non arrivano; le Rsa sono fortemente colpite dai contagi; il personale sanitario è insufficiente e costretto a turni massacranti; c’è una lunga attesa per le vaccinazioni anti influenzali che mancano; i contagi sono diffusi nei grandi centri come nei piccoli paesi e purtroppo si moltiplicano i decessi; i sindaci sono disorientati avendo perso ogni riferimento per la loro azione; la catena di comando in Regione è saltata, senza una guida, con tanti attori ma senza un preciso decisore”. E poi l’affondo: “Di fronte a questo drammatico quadro la Giunta regionale non trova di meglio che discutere con il governo sul corretto livello cromatico (rosso o arancione) dell’emergenza. Lascio a voi ogni valutazione. Io mi limito a riportare i fatti, non senza una fortissima preoccupazione. Ma se non si apre una nuova fase di forte unità politica non si va da nessuna parte”.

Se anche Marello sbotta – è stato il commento di alcuni suoi compagni di partito – significa che la situazione è davvero grave. Non solo da un punto di vista sanitario, questo già lo sapevamo, ma qualcosa inizia a traballare anche sul piano politico”.

In effetti, prima d’ora i pochi strali Marello li aveva solo e sempre indirizzati all’assessore leghista alla Sanità Luigi Icardi. Adesso pare voler alzare il tiro, senza tuttavia entrare nel merito della scottante questione degli ospedali albesi e braidesi. Ma su questo tema, ad Alba, il silenzio è corale.

La sua sortita, tutta incentrata sui temi dell’emergenza sanitaria, arriva mentre in Regione si sta affrontando la manovra di assestamento di bilancio, tema che vede inasprirsi il rapporto tra maggioranza e opposizioni. Cirio, date le circostanze, auspicherebbe un clima maggiormente distensivo, ma la Lega, facendo leva sui numeri di cui dispone in Consiglio, non ne vuol sentir parlare.

GpT

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