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Saluzzese | 19 novembre 2020, 10:27

“La Montagna non può avere norme uguali a Torino”: le Valli del Monviso scrivono a Conte e Speranza dopo l’ultimo dpcm anti-Covid

Missiva dell’Unione del Monviso e dell’Unione Barge-Bagnolo, con i suoi Comuni, indirizzata a Governo, Regione e Uncem. Nel mirino gli spostamenti fuori dal Comune di residenza: “Singolare vietare lo spostamento fuori dal Comune montano così come è vietato uscire da una città da 50 o da un milione di abitanti”

Ostana - Immagine di repertorio - PH SERGIO BECCIO

Ostana - Immagine di repertorio - PH SERGIO BECCIO

Le Valli del Monviso scrivono a premier Giuseppe Conte.

Oggetto? “Alcune considerazioni” in merito alle restrizioni previste dal suo ultimo decreto, datato 3 novembre 2020.     

Emidio Meirone, presidente dell’Unione montana del Monviso, Piera Comba, sindaco di Barge e presidente dell’Unione montana Barge-Bagnolo e Fabio Bruno Franco, sindaco di Bagnolo Piemonte, hanno indirizzato la loro missiva al presidente del Consiglio dei ministri, al ministro della Sanità Roberto Speranza, al presidente della Regione Alberto Cirio e ai presidenti, nazionale e regionale, di Uncem, Marco Bussone e Roberto Colombero.

“Caro presidente – scrivono i sindaci – il recente ed ultimo dpcm introduce norme e prescrizioni che, di fatto, bloccano nuovamente gli italiani nelle proprie case e nelle proprie comunità”.

“Seppur nel pieno rispetto di ciò che arriva dalla comunità scientifica e quindi dal Governo nazionale”, secondo gli Amministratori locali, in questo caso, “vale un vecchio adagio”.

Molto semplice: “regole uguali per realtà territoriali diverse non sono veramente uguali”.

I sindaci scendono nello specifico con un paragone molto chiaro.

“Se si obbligano i cittadini di Torino a spostarsi solo dentro la città, è di difficile comprensione che gli abitanti delle piccole comunità montane vengano costretti a restare nel proprio paese.

Al senso del dpcm ci si sposta, infatti, solo dentro il proprio comune montano così come ci si sposta solo dentro una città da 50 o da un milione di abitanti. Altri spostamenti non sono previsti, salvo per motivazioni pertinenti e giustificate con autocertificazione”.

Un tema che era già stato sollevato nella scorsa primavera, in occasione del primo lockdown: “Deve essere almeno la ‘valle’ la dimensione per spostarsi liberamente in montagna, con la massima attenzione per evitare sempre e comunque il rischio di contagio.

Ma diventa francamente singolare vietare lo spostamento fuori dal Comune montano così come è vietato uscire dai confini di Torino, Milano, Bergamo o Aosta.

Sono due modalità molto diverse e la specificità dei borghi, dei villaggi, dei paesi – di cui purtroppo molti sono ancora senza servizi e negozi – nei territori montani in ‘zona rossa’ deve essere rigorosamente e normativamente riconosciuta.

Ne va della credibilità del provvedimento ma anche, e soprattutto, della volontà di continuare a salvare la montagna e di evitare un ulteriore e forse irreversibile spopolamento ed abbandono”.

Dello stesso avviso l’Uncem, Unione nazionale Comuni ed Enti montani.

“Apprendiamo dall’ultimo Dpcm – afferma Marco Bussone, presidente nazionale - con forte perplessità e contrarietà, che nelle regioni ‘zona rossa’ 'è ‘vietato ogni spostamento in entrata e in uscita dalle Regioni e anche tra Comuni e Province della stessa Regione, salvo che per spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute'.

Di fatto viene assimilato lo spostamento dentro Torino, possibile, a quello dentro Balme, Chiuro, Fregona, Sauris. Fuori non si esce. Da Torino, va bene, ma neanche si può uscire da Balme, Chiuro, Fregona, Sauris.

Ai sensi del dpcm ci si sposta solo dentro il proprio piccolo Comune delle Alpi, così come ci si sposta solo dentro una città da 50 o 200mila abitanti. Fuori non si esce, fatte salve adeguate motivazioni e con autocertificazione.

Avevamo già detto nel primo lockdown che deve essere almeno riconosciuta la 'valle', quale dimensione per spostarsi liberamente, con attenzione massima ed evitando sempre il rischio contagio.

Ma non si può vietare lo spostamento fuori dal piccolo Comune così come è vietato uscire dai confini di Torino, Milano, Bergamo o Aosta.

Sono due cose molto diverse e la specificità di borghi, villaggi, paesi, moltissimi senza servizi e negozi, nei territori montani in zona rossa, deve essere riconosciuta”.

Nicolò Bertola

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