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Scuole e corsi | 19 novembre 2020, 13:28

La studentessa saviglianese Anna Olivero racconta la DAD: "Ci aiuta a essere più organizzati, ma mi manca il contatto con i miei compagni"

Un secondo lockdown più difficile da affrontare anche per gli studenti dell'Arimondi Eula: "Stare sempre concentrati davanti allo schermo è difficile. E' un'esperienza che ci insegnerà ad affrontare le sfide quotidiane con maggiore leggerezza"

La studentessa saviglianese Anna Olivero racconta la DAD: "Ci aiuta a essere più organizzati, ma mi manca il contatto con i miei compagni"

La giornata di Anna Olivero, 18 anni, studentessa dell’Arimondi Eula di Savigliano, comincia alle 7.30. Dopo colazione, accende il pc, si collega a Google Meet e direttamente dalla sua scrivania inizia a seguire le lezioni alle 7.45. Dopo l’appello, gli insegnanti si alternano per le seguenti sei ore, lasciando cinque minuti tra una lezione e l’altra e quindici minuti di intervallo a metà mattinata. 

“E’ davvero molto impegnativo - racconta Anna - perché devi cercare di essere sempre concentrata su uno schermo per sei ore consecutive, con mille distrazioni in più che ci sono a casa. I professori sono molto disponibili e capisco anche il loro disagio. La scuola nel suo complesso è stata molto efficiente, tutti gli studenti che erano privi di mezzi, sono stati riforniti di tablet per poter partecipare alle video lezioni”. 

Nessuno dunque è stato lasciato indietro, ma resta tanta la voglia di tornare in classe sia per allievi sia per gli insegnanti: “Non cambierei mai la DAD con la didattica in presenza. Certo, in questo periodo non possiamo farne a meno ed è la soluzione migliore per rimanere in contatto con i compagni e gli insegnanti. Però manca il contatto fisico con le persone. La didattica a distanza  d'altra parte ci permette di migliorare il lavoro a casa a livello di organizzazione, ci richiede maggiore attenzione, è difficile, ma cerchi di continuare a rimanere attento”. 

Rimanere a casa per la seconda volta in un anno non è semplice, soprattutto per un’adolescente come Anna: “Questo periodo è più difficile, perché per la seconda volta per due mesi non vedo nessuno, sono chiusa a casa tutta la mattina e il pomeriggio, è diventata dura. Durante il primo lockdown non sapevi cosa aspettarti, adesso lo sappiamo e doverlo affrontare non è per niente semplice”.  

Solo più "virtuali" gli scambi con amici e compagni: “Ci teniamo in contatto con Whatsapp, ma non è la stessa cosa. Prima magari facevi due chiacchiere davanti a scuola, c’era un confronto diretto, adesso si parla solo di scuola, di cosa c’è da studiare”. 

Al rientro sui banchi infatti per la giovane studentessa la cosa più importante sarà parlare con i propri compagni: “Dovremmo mantenere le distanze, ma magari potremo finalmente fare un discorso con i vicini di banco, anche solo sulle piccole cose, mi manca parlare di qualcosa che non sia la scuola”. 

“Dobbiamo continuare a resistere - conclude Anna - se siamo riusciti a farlo una volta lo possiamo fare di nuovo. E’ un’esperienza che magari ci insegnerà ad affrontare le sfide quotidiane con maggiore leggerezza”. 

Chiara Gallo

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