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Ad occhi aperti | 22 novembre 2020, 12:02

Tentare di vivere - Si alza il vento

La pellicola è una semi-biografia che rielabora in maniera molto romanzata un periodo della vita del progettista aeronautico Jiro Horikoshi, celebre per aver dato vita alla nuova tipologia di aerei da caccia utilizzati dalla marina militare giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale

Tentare di vivere - Si alza il vento

“Si alza il vento” (titolo originale: 風立ちぬ Kaze tachinu) è un film d’animazione giapponese del 2013, scritto da Hayao Miazaki in prima battuta come manga ma a partire dal libro omonimo di Tatsuo Hori e diretto dallo stesso Miazaki.

La pellicola è una semi-biografia che rielabora in maniera molto romanzata un periodo della vita del progettista aeronautico Jiro Horikoshi, celebre per aver dato vita alla nuova tipologia di aerei da caccia utilizzati dalla marina militare giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale. La trama tratteggia Jiro come un giovane affascinato dall’idea delle macchine volanti, costantemente in conflitto con il loro utilizzo bellico.

Il faut tenter de vivre”, “Bisogna tentare di vivere”. Una frase che mai come in questo 2020 che lentamente si avvicina alla propria conclusione non dobbiamo e non possiamo dimenticarci.

Mi ha davvero molto colpito il progetto di creazione della Liberation Route Europe, un itinerario internazionale che segue e va a toccare tutti i principali centri storici della liberazione europea dal nazifascismo, lanciato proprio in quest’anno per i 75 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Si prevede coprirà 3.500 chilometri una volta conclusa, dalla Normandia a Norimberga – i progettisti presumono entro la prossima primavera (pandemia permettendo) - ; per ora si possono percorrere le frazioni già completate in bicicletta o in treno utilizzando i tracciati della mobilità specifica: l’intero percorso sarà impreziosito e arricchito da un particolare tipo di segnaletica stradale chiamata “Vectors of Memory” ideata dall’architetto Daniel Libeskind.

Un modo innovativo e concreto di non abbandonare la memoria, di esercitare ancora e per sempre il ricordo del peggior conflitto che l’umanità recente si sia mai trovata ad affrontare.

Proprio del periodo della Seconda Guerra Mondiale parla “Si alza il vento” (pen)ultimo capolavoro di uno dei maestri indiscussi della cinematografia d’animazione giapponese – tra i più conosciuti, e non da oggi, anche qui da noi in Italia - . Il frammento di vita dell’architetto Horikoshi viene sconvolto letteralmente da una serie di piccole e grandi sventure e drammi, di cui la guerra e l’utilizzo che l’impero giapponese decide di fare degli aerei innovativi da lui progettati sono i principali ma non gli unici: Jiro, sin dall’inizio del film, ha una forte miopia e il suo principale sogno di diventare aviatore viene infranto per questo; da giovane, al suo primo incontro con Nahoko che poi diventerà sua moglie, è in viaggio verso Tokio su un treno quando un devastante terremoto coinvolge il paese; Nahoko stessa, infine, viene colta e poi uccisa da una grave forma di tubercolosi.

E, in tutto questo, Jiro cerca semplicemente di “tentare di vivere”. Di andare avanti, di provare a realizzare i propri sogni professionali e personali, in un’ottica – molto orientale, c’è da dirlo – di distacco dalla concretezza materiale e di rifugio in un’ideale più alto: in questo, ad aiutarlo, trova il proprio “nume tutelare”, l’ingegnere aeronautico italiano Gianni Caproni.

Come tutte le pellicole di Miazaki, “Si alza il vento” è una storia di una leggerezza, di un’ineffabilità e di un’eleganza impareggiabili. Ma che nasconde in quel “tentare di vivere” un insegnamento quasi profetico, a sette anni di distanza dalla propria uscita nelle sale: bisogna sempre “tentare di vivere”, superare ciò che è stato accettandolo e facendolo diventare parte di noi e delle nostre storie. Che sia una condizione fisica, un terremoto, una malattia, una guerra o una pandemia.

“Il faut tenter de vivre”. Tentiamo di vivere, continuiamo a farlo nel miglior modo in cui ci è possibile. Perché, spesso, è tutto quello che è in nostro potere fare.

simone giraudi

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