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Al Direttore | 24 novembre 2020, 09:28

L'avvocato Anna Mantini sul 25 novembre: "Bisogna intervenire sradicando la cultura della violenza"

Consigliera di Parità della Regione, interviene sul tema della violenza sulle donne alla vigilia della giornata internazionale dedicata a questa piaga sociale

L'avvocato Anna Mantini sul 25 novembre: "Bisogna intervenire sradicando la cultura della violenza"

La Giornata Internazionale di Azione contro la Violenza sulle Donne rappresenta un'importante occasione, per riflettere sulla drammaticità della violenza fisica e psicologica, subita dalle donne nel corso dei secoli.

La violenza sulle donne è un fenomeno diffuso e variegato, sul quale non si può e non si deve gettare un'ombra. Il report 2019 della Polizia di Stato evidenzia che ogni 15 minuti si verificano reati di violenza contro il genere femminile.
Non solo, quindi, è necessario parlarne, ma anche farlo con competenza, tenendo conto di tutte le sfaccettature di questo triste fenomeno.
Non sempre la violenza sulle donne assume la forma di quella fisica. Ma spesso viene esercitata in modo più astuto, ma non per questo meno avvilente ed umiliante. E' il caso della violenza psicologica o della violenza economica, che privano la donna delle proprie risorse personali e dei mezzi economici indispensabili per sottrarsi alla prevaricazione ed alla sopraffazione della propria persona.

Gli uomini violenti non sono identificabili in base alla classe sociale, al reddito o al livello culturale: si tratta di un fenomeno trasversale. Né si può affermare che è una conseguenza di un disturbo psicologico o dell'uso di sostanze stupefacenti.
L'ampiezza del numero degli atti di violenza sulle donne è troppo ampio per essere giustificato in questi termini.
Difatti, la costruzione della violenza segue dei passi ben precisi, che isolano la donna, rendendola così incapace di difendersi.

Le istituzioni stanno portando avanti un discorso di riconoscimento della soggettività giuridica e di affermazione dei diritti della donna.
Un'operazione necessaria, poiché oggi si assiste ad una continua violazione e disconoscimento di tali diritti: ci sono dei veri e propri ostacoli, in tutte le sedi, anche di natura giuridica.

Nonostante il notevole impegno, i risultati non sono sempre gratificanti per diverse ragioni. In primo luogo, a causa delle metodologie operative e comunicative in atto in e tra le istituzioni. In secondo luogo a causa della scarsa presenza femminile nelle istituzioni.

Sul tema specifico della violenza sulle donne, sono evidenti le carenze di cui sopra, soprattutto in quanto le leggi non tengono conto se non marginalmente della vittima di questo genere di violenze, la donna, impedendole in questo modo di affrontare un percorso giuridico da sola. D'altronde, bisogna anche tener conto che una legge da sola non è in grado di risolvere i conflitti sociali. Può essere un valido strumento, è vero, ma deve essere inserito in un contesto sociale e culturale di supporto, per espletare tutta la sua efficacia.

Un ruolo importante è svolto dai centri antiviolenza e dalle associazioni di volontariato, numerose anche nella nostra provincia: la realtà con cui le volontarie hanno a che fare quotidianamente è drammatica e disperata.

Sebbene siano sempre di più le donne che si rivolgono a questi servizi, dobbiamo tenere presente che le associazioni generalmente sono sostenute dal duro lavoro di molte volontarie, socie di sodalizi che hanno pochissime risorse.

In questo periodo particolare di isolamento forzato gli episodi di violenza sulle donne sono in crescita, soprattutto all'interno delle famiglie. Per questo bisogna comunque tenere presente che frequentemente le vittime dirette e indirette di queste situazioni sono i bambini ed è inoltre in aumento anche la violenza sulle donne anziane, come le cronache spesso ci confermano.

In sostanza ciò che le ricerche dimostrano in maniera chiara e precisa, nonostante la mancanza di dati standardizzati e di definizioni inclusive, è che gli omicidi di donne e ragazze ad opera dei loro partners non sono il risultato di un raptus incontrollabile o imprevedibile, ma sono il frutto di una cultura patriarcale e sessista che punisce le donne che ad essa non si conformano. Studiare il fenomeno è sì necessario ma di vitale importanza, ad oggi, risulta essere l’analisi di tutti quei meccanismi che portano a tali crimini in modo tale da poter, in un futuro prossimo, provare a prevenire l’atto ancora prima che questo venga compiuto, sradicando la cultura della violenza e promuovendo l’educazone all’affettività.

Avv. Anna Mantini

redazione

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