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Attualità | 25 novembre 2020, 10:12

Il team "green-rebels" accresce le sue fila: da un nuovo membro nello staff a migliaia di followers su Instagram

Crisi ambientale e crisi pandemica a confronto: come le nostre scelte possono influire sul futuro dell'ambiente e del pianeta

La coppia di green-rebels Marta e Luigi

La coppia di green-rebels Marta e Luigi

Gli intervistati di questa settimana sono i due “green-rebels” Luigi Vallome di Verzuolo e Marta Gallarate di Saluzzo, fondatori lo scorso anno dell’omonima pagina Instagram ispirata ai temi dell’ambientalismo e dell’ecologia. Una pagina che, avvicinandosi alla soglia dei 2000 followers e preparandosi ad accogliere nella sua gestione un terzo membro, testimonia dell’efficacia del medium scelto e dell’ampia risonanza riscossa dal messaggio con esso veicolato. 

L’intento che perseguite con il profilo https://www.instagram.com/greenrebelll/ è quello di sensibilizzare i vostri seguaci, aiutandoli a soffermarsi maggiormente sui piccoli gesti della quotidianità compiuti inconsciamente ma che possono fare la differenza. Quella di sentirsi in primis coinvolti e determinanti nelle sorti del pianeta è una grande consapevolezza: voi come siete riusciti ad acquisirla? 

È successo tutto in maniera abbastanza casuale, come se la vita ci avesse portato proprio lì. Entrambi provenivamo da un background (per esempio il mondo scout) che ci ha abituati da sempre a sviluppare una particolare sensibilità nei confronti dell’ambiente e della natura.

Durante gli anni universitari a Torino abbiamo iniziato a vivere da soli e ad essere, per la prima volta, non solo consumatori ma anche acquirenti, rendendoci conto in prima persona della differenza che i nostri acquisti possono rappresentare. Ogni consumatore detiene un grande potere d’acquisto, perché ciò che compra costituisce una scelta notevole. Da una maggiore attenzione durante la spesa, effettuata prediligendo prodotti italiani, qualitativamente validi e possibilmente compatibili con il rispetto ambientale, progressivamente siamo giunti a sperimentare l’autoproduzione. Abbiamo cercato di rendere sempre i nostri amici partecipi della graduale trasformazione del nostro stile di vita, fino a quando non ci è più bastato limitarci alle persone più vicine a noi. Sentivamo di volerci ampliare, di voler diffondere quanto approfondito. 

Riutilizzare, zero-waste, km-0, solidarietà sono i principi-guida del vostro stile di vita e delle vostre iniziative. Da un po' di tempo, per esempio, avete iniziato a cimentarvi nella realizzazione di saponi e prodotti per il corpo. Ci sono altri progetti a cui vi state dedicando?

L’autoproduzione è tanto bella, quanto rischiosa, poiché spesso le ricette trovate sono approssimative, non efficaci e addirittura pericolose. Produciamo autonomamente shampoo, saponi, prodotti cosmetici, apepak (sostitutivi alle pellicole in plastica).

Ultimamente la pubblicazione di contenuti sulla nostra pagina è scemata, perché proprio grazie ad essa siamo entrati in contatto con molte persone esperte nell’ambito e abbiamo potuto espanderci lavorando a nuovi progetti. Uno di questi è “Sgasà”, di cui potremo parlare più concretamente in seguito all’eventuale concessione del finanziamento bancario da cui dipenderà o meno la sua realizzazione. 

Recentemente avete adottato un nuovo logo, a rappresentare simbolicamente lo scopo del vostro progetto. Qual è il suo significato?

La pagina è stato lo strumento attraverso cui raccontare la nostra transizione, dimostrarne la semplicità, consigliare affinché la nostra esperienza potesse diventare l’esperienza di molti e potessimo essere accompagnati in questo percorso da un numero sempre maggiore di persone.

Il nostro obiettivo, da questo punto di vista, è stato raggiunto: il silenzio è stato per noi ultimamente un gesto di coerenza e onestà nei confronti di quanti ci seguono, evitando la ripetitività e comunicando contenuti nuovi al momento opportuno.

Il nuovo logo agisce proprio in questo senso: giunti a questo punto ci sentiamo più “cactus” che non piantine. Se prima necessitavamo di “acqua” e di una condivisione mediatica quotidiana per portare a compimento il nostro processo di maturazione, oggi questa crescita può dirsi in buona parte raggiunta, di conseguenza anche la nostra presenza sui social è più rada e occasionale. 

Questo non significa abbandono, ma anzi desiderio di rinnovamento continuo. A dimostrarlo vi presentiamo entusiasti il terzo membro che da ora affiancherà questo “team” nella gestione del profilo: si tratta di Anna Coates, una nostra cara amica cuneese che, sin dall’inizio profondamente colpita dall’iniziativa, ha intessuto con noi un confronto proficuo e stimolante. 

In una recente intervista, durante la quale ha presentato il documentario “I am Greta. Una forza della natura”, l’attivista svedese è stata interrogata circa il costo ambientale della pandemia e ha suggerito, per il futuro, di imparare dall’attuale emergenza pandemica a fidarsi della scienza e a trattare come una vera e propria crisi anche quella ambientale. Qual è la vostra opinione a riguardo? 

Il primo lockdown ci ha permesso di constatare la straordinaria capacità delle persone di unione dinnanzi alla crisi, di obbedienza delle regole e di rispetto per le limitazioni imposte. Se questo atteggiamento fosse adottato anche nel solco della lotta al cambiamento climatico sicuramente la situazione sarebbe molto migliore. Purtroppo non è così.

La grande differenza tra virus e crisi ecologica risiede nella diversa velocità di propagazione e conseguente visibilità delle due problematiche: il covid-19 in pochi giorni ha contaminato frange molto ampie della popolazione, in pochi mesi ha stravolto completamente le nostre economie, recando danni immediatamente percepibili; il cambiamento climatico è invece in progressiva accelerazione sin dalla rivoluzione industriale ma i suoi effetti tendono a passare inosservati perché l’uomo è meno sensibile ai mutamenti che fuoriescono dal suo campo diretto di osservazione.

Tuttavia non si trova vaccino che possa curare il danno ambientale, non esiste lockdown temporaneo che possa arginare il surriscaldamento globale. Se fossimo tutti, unitamente, in grado di affrontare ogni crisi con il medesimo spirito di solidarietà e forza dimostrati in occasione della prima ondata, la differenza diventerebbe conquista concreta. 

La lotta ai cambiamenti climatici e la riduzione delle emissioni di gas serra sono stati una delle grandi tematiche dibattute in occasione del G20 2020. Quali sono le vostre sensazioni a proposito del futuro della Terra?

Rispetto al futuro le prospettive non sono rosee. Se la sensibilizzazione e il cambiamento stanno dando prova di buoni risultati nel micro-cosmo quotidiano dei cittadini, ciò che ancora risulta manchevole è un’innovazione a livello industriale e politico. Laddove subentra l’implicazione di interessi economici risulta più complicato intaccare lo status-quo.

L’interesse da parte della popolazione è positivo e rincuorante, ma necessita di essere corredato di una maggiore consapevolezza dell’importanza che tale interesse può rivestire: i cittadini possono sfruttare i propri strumenti per influenzare con le proprie scelte il futuro comune e per stimolare un’azione coordinata che induca ad agire nella medesima direzione tanto dal basso quanto dall’alto.    

Ludovica Rossi

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