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Attualità | 26 novembre 2020, 11:20

Natale senza sci: sport invernali, per ora tutto fermo

Le quattro stazioni delle Alpi Marittime erano pronte a partire: Isola 2000 e Auron il 5 dicembre, Valberg e La Colmiane poco dopo. Ieri sera una video conferenza tra i gestori di tutti gli impianti francesi

Natale senza sci: sport invernali, per ora tutto fermo

Scrivere che nelle quattro stazioni di sport invernali delle Alpi Marittime non abbiano preso bene le parole del presidente Emmanuel Macron è veramente il minimo.

Non che ci sperassero più di tanto, ma si stavano preparando ugualmente per l’apertura: Isola 2000 e Auron il 5 dicembre, Valberg e La Colmiane una settimana dopo.

La reazione, dopo le prime ore di choc, é state dura e, ieri sera, una video conferenza ha riunito i responsabili di tutte le stazioni di sci francesi per concordare azioni comuni. Si attendono ora le dichiarazioni del primo ministro Jean Castex che oggi "scenderà sul pratico" concretizzando in misure, provvedimenti e divieti le parole pronunciate da Emmanuel Macron.

Intanto, per il momento, gli impianti resteranno fermi, la giostra non prenderà il suo cammino in attesa che passino le feste ed a gennaio gli amanti dello sci possano impossessarsi delle piste innevate.

La Francia sta uscendo con tanta fatica dalla seconda ondata della pandemia e la paura di incocciare in una terza ondata proprio mentre stanno giungendo i vaccini ha indotto il Consiglio di Difesa prima e il Governo dopo a porre un freno.

Una scelta dura: il volume di affari delle stazioni di sci geograficamente posizionate tra le Alpi, i Pirenei e il Massiccio Centrale è di circa 11 miliardi di euro, con un livello di occupazione che impegna 120mila persone, due terzi delle quali nelle Alpi.

Numeri importanti anche perché le giornate di sci ammontano nel complesso a 55 milioni e la presenza straniera, negli scorsi anni, aveva sfiorato il 31 per cento.

Le stazioni di sci, tra quelle grandi e le più piccini, sono oltre 300 ed anche lo sci da fondo ha un suo peso economico rilevante.
Il grido di dolore è quindi fondato e per economia ed occupazione il costo da pagare é notevole.

Una serie di protocolli erano stati siglati, anche nelle Alpi Marittime, per assicurare un accesso controllato e sicuro agli impianti: dai disinfettanti alle mascherine, dal gel alle sanificazioni.

La preoccupazione viene da tutto quello che ruota intorno alle discese sugli sci: bar e ristoranti soprattutto, negozi e punti di ritrovo.
I pubblici esercizi, per ora chiusi, immaginavano di espandere il servizio da asporto: i rischi di assembramenti e di contagio erano evidenti.

La Francia, in ogni caso, sta cercando un accordo con gli altri partners europei e con la Svizzera per una linea comune che eviti solamente di trasferire altrove il rischio che si cerca di evitare in loco. Al momento pare che a concordare i provvedimenti saranno la Germania, l'Italia, Andorra e la Francia, mentre "non sarebbero della partita" Austria e Svizzera.

A tal proposito sarebbero allo studio misure che rendano obbligatorio il test al rientro nei rispettivi Paesi: anche per questo e per comprenderne la portata, visto che si coinvolgerebbero anche altre persone, tra le quali i proprietari di seconde case, occorrerà attendere le prossime ore. Non si esclude un intervento da parte della Commissione Europea con una "raccomandazione".

Le prese di posizione contrarie alle decisioni annunciate da Emmanuel Macron hanno avuto quale portavoce il presidente del Dipartimento Charles-Ange Ginésy che ha definito “incomprensibile” la decisione.

Nei prossimi giorni la situazione sarà sicuramente più chiara ed anche i  tempi di apertura più certi: per ora le 4 stazioni delle Alpi Marittime si adeguano e tengono fermi gli impianti.

beppe tassone

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