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Attualità | 27 novembre 2020, 13:08

Infermieri e Oss in fuga verso il pubblico, emergenza nelle case di riposo: al don Rolle di Marene in dieci giorni sette operatori in meno

L'appello della direttrice Franceschi: “Se ci lasciate senza personale, rischiamo di dovervi mandare altri casi in ospedale”. La sindaca Barbero: “Vogliamo lanciare un grido d’allarme perché sembra che nessuno se ne sia accorto”

Infermieri e Oss in fuga verso il pubblico, emergenza nelle case di riposo: al don Rolle di Marene in dieci giorni sette operatori in meno

La Casa di riposo Don Rolle di Marene se l’era cavata bene nella prima ondata di Covid con solo due pazienti positivi, trasferiti in 48 ore in ospedale, e due operatori sanitari contagiati.

Nella seconda ondata non è andato tutto così liscio, sebbene i numeri dei contagi sia contenuti. Tuttavia, il personale di una rsa come la Don Rolle, da 33 posti letto di cui 30 occupati, non è così numeroso e negli ultimi giorni ha contato diversi Operatori Socio Sanitari in meno, “costretti” a spostarsi nelle strutture pubbliche senza preavviso per non perdere il posto. Agli ospedali, come si sa serve personale, ma toglierlo dalle rsa può diventare un problema. 

“Siamo rimasti negativi fino a ottobre poi qualche operatore ha iniziato a essere positivo a cominciare dalle cucine - spiega la direttrice della struttura Claudia Franceschi - Due cuoche da un momento all’altro sono dovute restare a casa e noi non avevamo più un servizio cucina. Siamo riusciti a organizzarci grazie al Comune per una consegna dei pasti da una ditta esterna, ma nel frattempo sono arrivati gli esiti positivi di altri operatori”. 

In quindici giorni poi, quattro operatrici hanno comunicato che, dopo un colloquio con l’azienda che gestisce le assunzioni per l’ente pubblico, non sarebbero più venute. “Inoltre ho un’altra operatrice dimissionaria, insomma nell’arco di dieci giorni mi sono trovata con il personale dimezzato. Noi giriamo con turni di due persone per nucleo, per mantenere l’assistenza gli operatori stanno saltando i riposi o facendo doppio turno. In tutto ciò, mi è rimasta una sola infermiera perché l’altra è risultata positiva al Covid”. Tra malattie, positività e dimessi ad oggi mancano sette operatori sui tre nuclei della struttura. 

Ultimi tamponi negativi, ma la situazione resta difficile 

Ieri l’esito dei tamponi sugli operatori che per fortuna, mostrano una situazione in miglioramento come confermato dalla direttrice: “Alcuni positivi si sono negativizzati. Gli operatori presenti sono risultati tutti negativi, tranne un’operatrice che per scrupolo sarà sottoposta a un test molecolare in quanto nonostante la negatività presentava sintomi da influenza. Se ci fossero stati altri positivi sarebbe stato davvero un problema”. 

“Il nostro è un grido d’aiuto. Le rsa sono state create per condividere oggi ci troviamo a fare l’esatto opposto. E’ tutto molto faticoso, ma quello che chiediamo alla Regione e all’Asl è almeno non toglieteci il personale, ne avete bisogno in ospedale certo, ma poi se non c’è nessuno che li guarda qui, rischiamo di mandarvene altri”

 

Gli ospiti "rassegnati" all'uso delle mascherine e del distanziamento, vivono per le videotelefonate con i propri cari

 

Ad oggi nella struttura sono presenti sette ospiti positivi, di cui tre asintomatici: “Con gli ospiti autosufficienti c’è una buona collaborazione, gli abbiamo spiegato l’importanza della mascherina e del distanziamento. La vivono come un’abitudine ormai, sono un po’ rassegnati. Vivono per quel quarto d’ora in video call che hanno con i loro cari. Per un non autosufficiente è più problematico, non riconoscono gli operatori e la vivono peggio, non c’è più il contatto fisico, in una realtà così piccola come la nostra è molto frequente. Al nucleo al piano terra abbiamo i casi positivi che purtroppo devono convivere con quelli negativi i quali ovviamente hanno paura. Sono chiusi nella stanza e non escono se non per il minimo indispensabile”. 

 

La sindaca Barbero: “La nostra voleva essere una denuncia generale della situazione perché abbiamo avuto la sensazione che nessuno se ne sia accorto”

 

“Il problema - aggiunge la sindaca Roberta Barbero - è che c'è un’emorragia di personale che lascia il posto nelle RSA per andare nel pubblico, che ne sta facendo incetta. Il posto pubblico rimane comunque ambito anche se le condizioni non sono per tutti di contratti di lavoro a tempo indeterminato. In questo modo però non si ha la possibilità di trovare sul mercato disponibilità di Oss o infermieri. La nostra voleva essere una denuncia generale della situazione perché abbiamo avuto la sensazione che nessuno se ne sia accorto”. 

 

Chiara Gallo

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