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Cronaca | 28 novembre 2020, 15:55

A cinque anni dalla sparatoria di Fossano in tribunale si confrontano i consulenti balistici

Nel novembre 2015 il grave episodio di cronaca che vide protagonisti padre e figlio di origini albanesi, insieme a un italiano che ha già patteggiato una pena a 2 anni e 8 mesi per lesioni gravi. I due stranieri devono rispondere dell’accusa di tentato omicidio. Il movente che avrebbe acceso gli animi dei tre sarebbe stata verosimilmente una banale lite in un locale del centro

A cinque anni dalla sparatoria di Fossano in tribunale si confrontano i consulenti balistici

I fatti nel novembre 2015. All’arrivo degli inquirenti in via Mondovì, pieno centro di Fossano, nei pressi di una sala giochi, a terra giaceva ferito l’italiano T.G, titolare di un’officina meccanica, che stava aspettando l’arrivo dell’ambulanza. Era stato colpito da un colpo di arma da fuoco alla guancia sinistra. L’uomo ha già patteggiato una pena di 2 anni e 8 mesi per lesioni gravi. A.K., coimputato di R.K., padre e figlio di origini albanesi, vennero feriti rispettivamente all’anca e a una caviglia. Entrambi si trovano ora a giudizio con l’accusa di tentato omicidio.

In mattinata il consulente balistico, dottor Conti, nominato dal Pm titolare delle indagini A. Offman, ha fornito la sua perizia in relazione alle sue analisi sulla vicenda. “Sono tre gli elementi: una cartuccia inesplosa, un bossolo esploso sparato a R.K. e un proiettile estratto dall’anca sinistra di A.K. Ciò che accomuna i reperti è il calibro 635. Quando T.G. è stato visitato, si è constatato che il proiettile, mai rinvenuto, ha lesionato l’osso mascellare. La traiettoria dello sparo è dall’alto verso il basso, il tramite è incerto. Per quanto riguarda R.K., ferito alla caviglia, abbiamo esaminato i due fori presenti sulla parte bassa dei suoi pantaloni: il foro di ingresso della pallottola si trova sotto a quello di uscita. Questo significa che il proiettile prima di attingere R.K. ha rimbalzato al suolo. Il colpo sparato all’anca sinistra di A.K. ha invece scheggiato il femore: può essere definito un colpo perfettamente orizzontale. Per ciò che attiene il ritrovamento della cartuccia inesplosa, due sono le possibili spiegazioni: la prima è che chi ha sparato si sia dimenticato la cartuccia in canna, oppure doveva rimediare all’inceppamento dell’arma. C’è una compatibilità 'Winchester' tra il bossolo sparato e la cartuccia inesplosa".

Quello che però sarebbe ancora dubbio all’interno del procedimento è chi avrebbe sparato a chi e con quale pistola. L’avvocato Summa, rappresentante della difesa: “Quando T.G. è stato condannato ha riferito di non sapere chi gli avesse sparato. R.K. e A.K. dicono che non avevano una pistola: le consulenze balistiche servono a verificare chi ha sparato e con quale arma. T.G. ha riportato una frattura alla mano: si deve cercare di capire se questa lesione può essere il risultato di un disarmamento.”

Il consulente balistico nominato dalla difesa, dottor Boscardini, ha riferito che non è possibile che la frattura alla mano di T.G. sia stata causata da un disarmamento: “La pistola aveva una canna così corta che sarebbe stato difficile provocare una lesione di questo tipo. Probabilmente si sono presi a pugni in quanto, nell’ipotesi di disarmamento, la frattura sarebbe dovuta essere di tipo 'spiroide', cioè la conseguenza di un trauma in torsione dell’osso”.

L’udienza è stata rinviata al 3 marzo prossimo per la prosecuzione dei consulenti e testi di accusa e difesa e per l’eventuale discussione.

CharB.

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