Ad occhi aperti - 28 novembre 2020, 19:30

Umani, troppo umani. Ma mai abbastanza: Kill Bill (volume 2)

Non so se per equiparare a livello socio-culturale le posizioni di uomini e donne serva un Me Too al mese (o alla settimana). Ma se è vero che le storie che ci raccontiamo modificano il nostro mondo, allora abbiamo bisogno di più storie come quella di Beatrix e Bill

Il confronto tra Bill e La Sposa

Il confronto tra Bill e La Sposa

“Kill Bill: Volume 2” (in originale facente parte di un unico film assieme al “Volume 1”) è un film del 2004 scritto da Quentin Tarantino e dall’attrice Uma Thurman e diretto dallo stesso Tarantino. La Sposa, protagonista delle due parti della pellicola, sempre intenzionata a vendicarsi del gruppo di assassini mercenari che l’ha lasciata per morta nel giorno del suo matrimonio, si troverà ad affrontare gli ultimi due avversari: Bud e Elle. Una volta eliminati anche loro, potrà così concentrarsi sul suo vero obiettivo, Bill, leader della banda e suo vecchio compagno. Ma non sa che l’uomo ha un inaspettato asso nella manica: Bibi, la figlia (di Bill, ovviamente) che lei portava in grembo e che credeva morta.

Sono tanti i film, le serie tv o i fumetti – perché di queste tre cose si parla in questa rubrica, nel caso foste nuovi del posto – che presentano il tratto della “protagonista donna forte”, che supera una marea di difficoltà, a volte anche legate alla sua appartenenza al “sesso debole”, per imporsi in un mondo che tradizionalmente la vede in una posizione di forte secondarietà. Sono tanti e, negli ultimi anni, anche a seguito del fenomeno del Me Too (e, a scanso di equivoci, penso sia uno dei risvolti più importanti del fenomeno stesso) sono sempre di più.

Quentin Tarantino è sì uno che per la propria cinematografia guarda (e strappa letteralmente) al passato, ma proprio in questo modo – e grazie a un “senso del cool” semplicemente naturale – è anche uno che i sommovimenti popolari si potrebbe dire li anticipi di parecchio; pensate a Django Unchained e al Black Lives Matter, per esempio. Oppure, e questo è l’argomento della settimana, a Grindhouse e Kill Bill con le tematiche legate al mondo femminile.

Kill Bill, entrambi i volumi, sono film che tutti hanno visto o di cui si conoscono le citazioni e i riferimenti anche solo “per sentito dire”, perché sono entrati nell’immaginario comune con una forza dirompente che ha sempre accompagnato Tarantino in tutti i suoi lavori (sicuramente in quelli fino alla prima decade del XXI° secolo). E, anche per questo, sono perfetti come storie di rivalsa al femminile che non scadano nel pietismo, nella banalità o nell’eccessiva “talebanizzazione” di alcuni concetti.

La Sposa, la protagonista delle due pellicole, è solo una finta figura eroica. Lo è sicuramente nel primo volume - dove, addirittura, viene messa davanti a un intero esercito di assassini mercenari, uscendone più che vincitrice - , ma quest’aura eroica viene completamente abbattuta nella parte conclusiva del secondo volume: quando La Sposta si rende conto che la figlia che ha avuto con Bill è viva, ogni certezza crolla in lei. Si mostra per quello che è – e, allo stesso tempo, anche Bill si mostra per il comune uomo rifiutato che è in realtà - : una donna fragile, spezzata dalla vita e che proprio su questo strappo ha costruito un’esistenza senza alcun futuro votata alla vendetta cieca. Non è più La Sposa, diventa soltanto Beatrix Kiddo.

Protagonista e antagonista, nel film di Tarantino come nella vita reale di tutti i giorni, non sono figure mitiche in bianco e nero ma creature umane di carne e (tanto) sangue. Ed è proprio in questo senso che Tarantino regala il colpo di scena finale; costretta a scegliere tra vivere il resto della propria vita con sua figlia e l’uomo che ha amato per la maggior parte dei propri anni adulti, e la sublimazione finale della propria vendetta, Beatrix sceglie comunque la seconda: è umana anche in questo, nel non fare sempre la scelta meno egoista di tutte.

Non so se per equiparare a livello socio-culturale le posizioni di uomini e donne serva un Me Too al mese (o alla settimana), sinceramente non sono nemmeno troppo sicuro – per una marea di ragioni - che lo si riuscirà mai a fare. Insomma, non ho alcuna reale posizione a riguardo, mi spiace. Ma penso che se è vero – ed è vero - che le storie che ci raccontiamo modificano il nostro mondo, allora abbiamo bisogno di più storie come quella di Beatrix e Bill. Storie fatte di esseri umani, non (solo) di eroi e mostri.

simone giraudi

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