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Cronaca | 01 dicembre 2020, 16:59

Bra, 240 tonnellate di rottami ferrosi ritirate da abusivi? Imprenditore scagionato anche in appello

Assolto in primo grado, il titolare di un’azienda locale giudicato in Corte d’Appello a Torino. Rischiava una condanna a otto mesi

Immagine d'archivio

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E’ destinata a rappresentare un significativo precedente giudiziario in un ambito economico governato da margini di incertezza normativa la sentenza con la quale nei giorni scorsi la Corte d’Appello di Torino ha mandato assolto il titolare di un’azienda braidese dedita al ritiro e riciclo di materiali ferrosi.

Il fatto, relativo al 2012, era già stato oggetto di un precedente giudizio, conclusosi quattro anni dopo con l’assoluzione disposta dal Tribunale di Asti (giudice il dottor Roberto Amerio).

La pubblica accusa, rappresentata dal sostituto procuratore Vincenzo Paone aveva però presentato appello, dando così inizio a un giudizio di secondo grado conclusosi nei giorni scorsi con la lettura del verdetto assolutorio disposto dalla IV Sezione della Corte d’Appello torinese, presieduta dalla dottoressa Panzano, giudice a latere il dottor Gnocchi Lombardo.

Secondo l’accusa – che, rappresentata in appello dal pubblico ministero Annamaria Baldelli, aveva chiesto 8 mesi di reclusione per l’imprenditore e la condanna dell’azienda per illecito amministrativo – questi avrebbe ricavato un ingiusto profitto ritirando ingenti quantità di rifiuti speciali non pericolosi (240.700 kg nel solo 2012, anno soggetto ad indagine, per un esborso di 83.762 euro) da soggetti privati che di fatto operavano però in modo continuativo nella loro raccolta, privi delle necessarie autorizzazioni (l’iscrizione all’albo dei gestori ambientali), e quindi in modo abusivo.

Società e imprenditore erano difesi dagli avvocati albesi Matteo e Roberto Ponzio.
"E’ stata confermata una sentenza giusta – dichiara il primo –, la società da me assistita ha agito con correttezza e buona fede e tutte le transazioni sono state regolarmente registrate. Stupisce l’accanimento nei confronti di una società seria".

"La reiezione dell’appello –
dichiara Roberto Ponzio – conferma che la gestione dei rifiuti da parte dei privati non risulta abusiva se occasionale e saltuaria. Il privato non ha bisogno di un titolo abilitativo se le modalità di conferimento, la natura, la quantità e qualità dei materiali evidenziano la provenienza da utenze domestiche. Alcune province quali Venezia e Torino esplicitamente autorizzano impianti ad accettare rifiuti urbani da privati cittadini. Non avrebbe ragione che altrove le stesse norme dovessero avere una diversa interpretazione".

Ezio Massucco

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