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Ad occhi aperti | 05 dicembre 2020, 12:13

Svelare se stessi - The Danish Girl

Credo che le decisioni che riguardano chi siamo davvero, in qualunque senso, siano da rispettare e da accettare a prescindere; non perché il mondo è o deve diventare un posto bellissimo in cui tutti possano essere più felici, ma proprio perché non lo è

Svelare se stessi - The Danish Girl

“The Danish Girl” è un film del 2015 di produzione congiunta tra Stati Uniti, Regno Unito, Danimarca, Belgio, Germania e Giappone, scritto da Lucinda Coxon a partire dal romanzo di David Ebershoff e diretto da Tom Hooper. La pellicola racconta le vicende personali di Lili Elbe (nata Einar Wegener), la prima persona nella storia a essere identificata come transessuale e a essersi sottoposta a un intervento di riassegnazione sessuale, e della moglie Gerda Wegener, nel drammatico tentativo di permettere a Einar di stabilire da sé la propria reale identità sessuale nei confronti della società danese degli anni ‘20.

Ha fatto scalpore, questa settimana - tra l’altro, avete notato che in questa seconda ondata del virus ogni settimana è spuntato fuori un nuovo caso di cui discutere/su cui indignarsi? E poi parliamo di un “ritorno alla normalità” che non avverrà mai! - la notizia del coming out dell’attrice Ellen Page, conosciuta ai più per “Juno” o più recentemente per “The Umbrella Academy”, che si è esposta pubblicamente sui propri canali social con una lunga lettera riguardante la propria identità sessuale.

Semplificando una situazione che è tutto tranne che semplice, Page si è dichiarato pubblicamente transessuale e ha chiesto ufficialmente che, da adesso, ci si dovrà riferire a lui in senso maschile e chiamarlo “Elliot”. Insomma, benvenuto in questa gabbia di matti, Elliot.

L’attore, già in passato, aveva fatto parlare di sé per un altro coming out in cui aveva annunciato il proprio essere lesbica. E, anche, per diverse prese di posizione particolarmente aspre nei riguardi di Woody Allen.

Ovviamente anche questa sua nuova uscita pubblica non ha tardato a smuovere gli animi e le menti – con risultati alterni dal punto di vista dell’accettazione dell’altro, come se ci si potesse aspettare diversamente - , ma personalmente è stata un’ottima occasione per ripensare a “The Danish Girl”, una pellicola che ho sempre apprezzato a metà (come faccio con ogni dramma, mi tocca ammettere). Ma che in un anno come quello che sta per terminare a giorni credo guadagni un’ottica tutta nuova.

Perché sono tempi difficili, questi, e non solo per una – o più – categoria sociale/sessuale/economica/culturale, ma per tutti. In modo diverso, ma per tutti. E credo che nonostante la sempreverde voglia di lamentarsi di praticamente qualunque cosa sia nostro dovere accorgerci, almeno adesso, di questo e trarne qualche spunto di riflessione.

Non credo che Ellen “abbia fatto bene” a dichiararsi transessuale, come non credo “abbia fatto male”. Credo che le decisioni che riguardano chi siamo davvero, in qualunque senso, siano da rispettare e da accettare a prescindere; non perché il mondo è o deve diventare un posto bellissimo in cui tutti possano essere più felici, ma proprio perché non lo è.

Il mondo, e la vita in generale, è una storia lunga, complessa, difficile, banale a volte e devastante quasi sempre, ed è questo che la casualità spietata e inaspettata del Covid-19 dovrebbe averci insegnato. E se in un posto del genere qualcuno decide di prendere il più grande mezzo d’informazione esistente – il social network – e dichiararsi senza pudore per ciò che è, pretendendo rispetto per il solo fatto di appartenere alla razza umana, sono abbastanza convinto sia l’occasione in cui questo maledetto posto riesce a diventare un po’ più vivibile per tutti.

simone giraudi

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